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  1. Antonio Rispondi
    Egr. Autori mi complimento per il vostro articolo ma credo che oltre alle vostre osservazioni bisogna aggiungere altri fattori per comprendere i successi/problemi dell'open source, i quali sono: 1)Perche' un programmatore (sia inteso come professionista sia come giovane studente) dovrebbe perdere tempo e soldi per programmare una cosa che dovra' distribuirla gratis? la risposta e' molto semplice, per essere visibile/famoso e quindi poter essere contattato da aziende per prestare i propri servigi. Infatti gia' nell'ambito della sicurezza informatica sono molti gli hacker che oggi lavorano, con lauti stipendi, in aziende di sicurezza e lo stesso sta’ avvenendo/avviene con vari programmatori dei vari progetti Open Source. 2)Oggi nel modo dello sviluppo software c'e' un attore che ha una forza economica/politica spropositata rispetto agl'altri attori, infatti questo soggetto sfrutta la sua posizione monopolistica nei Sistemi Operativi per allargarsi in altri settori mettendo in forte difficolta' le altre imprese informatiche. Infatti questo e' il reale motivo che muove molte imprese a sostenere l’open source, le quali, seguendo la linea del male minore, risulta’ piu' profittevole aiutare/finanziare progetti open source, e quindi eventualmente poter guadagnare su eventuali consulenze/corsi ecc., che intentare una lotta impari contro il Grande Monopolista. Concludendo le vostre tesi sono esatte ma come ho cercato di illustrare mancano di due attori fondamentali, uno e’ il programmatore/Hacker e l’altro e’ lo scontro tra il Grande Monopolista e le altre aziende del mondo I.T.
  2. francesco bogliacino Rispondi
    Ho apprezzato molto l'articolo ma vi sono alcune cose che non mi tornano. In merito alla questione Linux sono assolutamente d'accordo sulla sua peculiarità, che discende essenzialmente dal costituire una infrastruttura fondamentale, l'insieme di vettori che ritagliano lo spazio in cui molte delle grandi corporations, oltre a centinaia di normali programmatori, hackers utenti si muovono. suggerirei però attenzione nel parlare di esclusività, tutta questa sottolineatura del sistema di incentivi tende a escludere tutto il problema degli incentivi non monetari, che non è affatto ininfluente. Basti pensare alla criminalizzazione della ricerca pubblica come inefficiente, quando gli Stati Uniti trainano il mondo proprio con la ricerca fatta da Nasa, Pentagono et similia. O per fare un esempio che quasi nessuno conosce i principali medicinali anti Aids sono stati realizzati interamente da laboratori privati e "approppriati" da Corporations. Inoltre l'inefficienza del sistema attuale (ancora peggio saranno i Trips) si vede bene nel fatto che una percentuale sconsiderata di innovazioni prodotte a basso livello sono poi comprate da aziende per "toglierle" semplicemente dal mercato. D'altra parte è sufficiente un banale modello a vontage capital per mostrare che in condizioni non concorrenziali ci può essere incentivo a resistere ai cambiamenti, in particolare quelli di "paradigma". Per concludere, l'importanza delle curve di apprendimento e se vogliamo anche la peculiarità di molte innovazioni permette di usufruire di vantaggi, al punto che una tutela troppo ampia genera un costo troppo elevato in termini di scarsa diffusione delle innovazioni. Cordialmente Francesco Bogliacino