Le statistiche ufficiali dovrebbero rappresentare il punto di riferimento per la formazione delle “percezioni” individuali sulla situazione economica generale. Avviene invece il contrario. Anche per la leggerezza dei media che accusano Istat di manipolazioni. L’allontanamento dalla realtà potrebbe avere conseguenze rilevanti perché alcune informazioni statistiche essenziali alla comprensione dei fenomeni economici derivano da indagini campionarie. E le risposte potrebbero derivare da paure o da luoghi comuni anziché da un’analisi oggettiva.

Le statistiche ufficiali, per il rigore scientifico con cui vengono costruite, dovrebbero rappresentare il punto di riferimento per la formazione delle “percezioni” individuali relativamente alla situazione economica generale. È ormai pratica comune che avvenga invece il contrario. Esiste la fondata impressione che sulle statistiche ufficiali si sia consolidato uno stile da chiacchierata al bar ispirato da dinamiche di gruppo, aneddotica personale, ignoranza, sondaggi più o meno improvvisati, simpatie politiche. Trascurando di fatto la rilevanza strategica dell’informazione statistica e la necessità di rispettare il ruolo istituzionale di chi la produce.

L’uso strumentale della statistica

Il canale più importante di formazione delle percezioni sembra essere diventato il commento alle notizie economiche da parte dei media, ivi inclusa la diffusione di notizie inesatte. Ad esempio, il 2 febbraio scorso, all’interno del Gr1 della Rai, si dichiarava: “L’Istat ha rivisto la composizione del paniere dell’indice dei prezzi, ma per verificare se ha avuto successo bisognerà aspettare il rilascio dei dati provvisori nei prossimi giorni”. L’affermazione suggerisce che la revisione avesse il fine di produrre dati conformi a un generico “sentire comune”, ignorando, invece, che la stessa operazione viene ripetuta ogni anno. Ma sono tanti gli esempi di come i media facciano un uso strumentale di metodi statistici per affermare tesi preconcette. La leggerezza mostrata anche recentemente da alcuni giornalisti quando accusano l’Istat di manipolazioni o inettitudine rischia ancora una volta di alimentare un circolo vizioso di allontanamento delle percezioni dalla realtà nel nostro paese. Sia chiaro che l’Istat non è esente da critiche e www.lavoce.info è testimonianza dell’azione di stimolo e di discussione sul ruolo e sui fabbisogni dell’informazione statistica. Chiedere di potenziare gli strumenti della statistica ufficiale si può fare senza deprimere il lavoro dei suoi ricercatori.

Le percezioni e la realtà

Su questi temi si può citare uno studio recente di Doms e Morin, due ricercatori della Fed, sul consumer sentiment index Usa e sulla discrepanza fra percezioni e fondamentali (le statistiche ufficiali). I risultati mostrano la predominanza del tono e del volume delle notizie diffuse dai media nello sviluppo di percezioni negative relative alla situazione economica reale, che allontanano talvolta l’indice da quello che indicano i fondamentali. Per l’Italia, uno studio di Del Giovane e Sabbatini mostra la correlazione che esiste fra la percezione di inflazione e l’attenzione rivolta dalla stampa al tema.
L’allontanamento dalla realtà potrebbe avere conseguenze rilevanti: alcune informazioni statistiche essenziali alla comprensione dei fenomeni economici nel nostro paese derivano da indagini campionarie nelle quali, nonostante il rigore dell’impianto, alcune risposte potrebbero essere facilmente ispirate da paure o da luoghi comuni anziché da un’analisi oggettiva della situazione economica. Ad esempio, nei Business and Consumer Surveys di Eurostat vengono costruite misure di valutazione della situazione finanziaria ed economica negli ultimi dodici mesi. Il saldo fra “miglioristi” e “peggioristi” viene usato per monitorarne l’impatto sulle decisioni di spesa. Per l’Italia questa serie è negativa dal 1990 in poi, ed è crollata dall’inizio del 2002 fino a raggiungere una proporzione di 2 a 1. Tende cioè a prevalere una visione pessimistica della propria situazione indipendentemente dal fatto che il reddito mediano non sia diminuito.
Questo fenomeno relativo alle sensazioni di impoverimento nel nostro paese non suffragate dai dati, è analizzato in dettaglio anche da Boeri e Brandolini (2004). “Percezioni” e “fondamentali” sono entità distinte ancorché legate fra loro lungo percorsi che devono ancora essere approfonditi: le suggestioni collettive, magari alimentate dai media, non sono lo strumento ideale per affrontare una situazione economica che le statistiche ufficiali ci descrivono in fase di rapido deterioramento.

Per saperne di più

Boeri T. e A. Brandolini (2004), “The puzzling evolution of poverty in Italy”, presentato al seminario Nuovi temi per la politica economica, Ente Einaudi, 15 novembre.
ftp://ftp.iza.org/dps/dp1530.pdf

Del Giovane P. e R. Sabbatini (2004), “L’introduzione dell’euro e la divergenza fra inflazione rilevata e percepita”, Temi di discussione Banca d’Italia n. 532. http://www.bancaditalia.it/ricerca/consultazioni/temidi/td04/td532/tema_532.pdf

Doms M. e N. Morin (2004), “Consumer Sentiment, the Economy, and the News Media”, Frbsf Working Paper 2004-09. http://www.frbsf.org/publications/economics/papers/2004/wp04-09bk.pdf

Si veda anche la Frbsf Economic Letter di M. Doms (2004) “Consumer Sentiment and the Media”www.frbsf.org/publications/economics/letter/2004/el2004-29.html.

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