Si parla molto di loro, ma chi sono realmente i neoconservatori? Un punto chiave della loro dottrina è “esportare” la democrazia. Che è un valore universale, ma non necessariamente deve avere le forme occidentali. Piuttosto, occorre far leva sulle peculiarità di ogni paese e sui germi della libera discussione politica sparsi in ogni continente. Il caso Enron: più degli imbrogli finanziari, sono state decisive le responsabilità di una gestione e di scelte strategiche errate. Tre letture pasquali proposte da Jacopo Allegrini, Pierangelo D. Martinelli e Stefano Tasselli.

Giocare d’azzardo con Enron, di Jacopo Allegrini

Dati essenziali

Paolo Morosetti e Fabio Zona, Giochi d’azzardo. Strategie ed errori: la lezione Enron, Egea, 2004, pag. 249, euro 24.

Gli autori

Paolo Morosetti è lecturer presso l’istituto di Strategia ed economia aziendale “G. Zappa” dell’Università Bocconi, docente dell’Area strategia della Sda Bocconi e del Master in Strategia aziendale (Misa). Svolge attività di ricerca sulle strategie di corporate nella media e grande impresa.
Fabio Zona ha conseguito il Phd in Economia aziendale e management presso l’Università Bocconi, e ricercatore presso l’istituto di Strategia e di economia aziendale della stessa università, dove svolge attività di ricerca su tematiche di corporate governance.

L’opera

Nella prima parte del libro, Zona ripercorre le tappe significative della storia di Enron, mostrando come un management motivato e fortemente stimolato all’innovazione ha saputo cogliere le opportunità fornite dalla deregolamentazione di alcuni mercati pubblici.
La seconda parte di Morsetti si apre con una galleria di ritratti sulle personalità del management protagoniste della storia dell’azienda. Attraverso l’analisi dei bilanci consolidati e dei risultati economici, patrimoniali e finanziari, si dimostra come l’azienda non fosse in grado di difendere i vantaggi competitivi acquisiti, facilmente imitabili dai concorrenti, e di conseguire significativi risultati extra-reddituali. In un intervento finale, Guido Rossi denuncia come la caduta di Enron sia emblematica del fallimento della “cultura dell’opacità” che sfruttando gli spazi di manovra di una legislazione confusa e inadeguata, ha determinato non soltanto la crisi dei mercati finanziari, ma il tramonto definitivo del modello di sviluppo capitalistico.

Orizzonti critici

Il successo di Enron derivò da una solida e innovativa strategia o unicamente da imbrogli e artifici contabili? Il business fu in grado di creare valore economico grazie allo spirito imprenditoriale del suo management o alla sopravvalutazione degli operatori economici? Questi sono gli interrogativi a cui i due autori rispondono, sviscerando le dinamiche aziendali, le mosse strategiche e gli accadimenti che hanno determinato ascesa e declino di questo business model. Enron, sfruttando le caratteristiche della domanda e dell’offerta diventò l’intermediario principale nel mercato del gas, inventando nuovi contratti finanziari, aggredendo nuovi settori a una velocità spaventosa mediante l’acquisizione di aziende top-performer e la replica di un modello di business che si pensava già consolidato come vincente. Tuttavia, dietro al clamoroso fallimento si stagliano, più decisive degli imbrogli finanziari, le responsabilità di una gestione inopportuna e di scelte strategiche errate.

Guida alla lettura

L’analisi si svolge con chiarezza e semplicità, gli schemi e i numerosi indicatori economici permettono di comprendere facilmente le dinamiche dell’azienda nei momenti topici della sua storia. Il libro è disponibile nelle librerie e agenzie Egea e on line al sito www.egeaonline.it e www.gullivertown.com.

Giudizio del recensore

L’avventatezza e la fretta con la quale spesso si è perseguita la liberalizzazione di alcuni mercati, congiuntamente con il rilassamento della normativa, invece di incentivare la ripresa industriale, sembra averne predetto il definitivo crollo. I principi e le regole contabili non hanno seguito le innovazioni finanziarie contribuendo alla mancata tutela delle minoranze.
Nell’attribuire le responsabilità della crisi dei mercati finanziari è importante sottolineare la complicità delle società di revisione, spesso in conflitto di interesse in quanto società anche di consulenza. Proprio da qui bisogna ripartire attraverso uno sforzo legislativo per colmare il gap di legittimità di cui il nostro sistema sembra soffrire.

Link utili

www.enron.com: il sito dell’azienda
– http://specials.ft.com/enron/: uno speciale del Financial Times completo e aggiornato
– http://www.fortune.com/fortune/investing/articles/0,15114,369278,00.html:”Is Enron overpriced?” di Bethany McLean, il famoso articolo di Fortune, in cui si iniziò a dubitare della crescita vertiginosa di Enron.

La libertà non è un’invenzione dell’Occidente, di Pierangelo Donatello Martinelli

Dati essenziali

Amartya Sen, La democrazia degli altri – Perché la libertà non è un’invenzione dell’Occidente, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2004, pp. 88, euro 10.

L’autore

Amartya Sen ha insegnato in prestigiose istituzioni accademiche internazionali tra cui la London School of Economics e le università di Harvard e Oxford. Nel 1998 è stato insignito del premio Nobel per l’economia per le sue numerose ricerche e pubblicazioni di alto valore, fra cui: “Globalizzazione e libertà” (2002), “Lo sviluppo è libertà” (2000)”, “La libertà individuale come impegno sociale” (1998), “La disuguaglianza” (1994), “Risorse, valori e sviluppo” (1992). È possibile consultare on-line l’autobiografia di Sen nelle pagine dedicate ai premi Nobel per l’economia: http://nobelprize.org/economics/laureates/1998/sen-autobio.html.

L’opera

L’autore muove dall’assunto che l’essenza del concetto di democrazia risieda nella “deliberazione” ovvero nel processo di costruzione dei giudizi politici e nel dibattito libero fra i cittadini. Le procedure di voto sono meri strumenti al servizio della forma di democrazia occidentale e quindi non possono costituire l’avanguardia di un processo di democratizzazione efficace: occorre far leva sulle peculiarità di contesto di ogni paese considerando criticamente i germi della libera discussione politica sparsi in ogni continente.  Il volume si compone di due saggi: “Le radici globali della democrazia” e “La democrazia come valore universale” che si integrano sapientemente donando una notevole proiezione culturale sul tema, così attuale, della possibilità di esportare la democrazia. Sen ritiene che la diffusione della democrazia sia irrinunciabile ed essenziale in quanto valore universale. Contribuiscono a confermare questa tesi non solo i numerosi esempi citati riguardo alle forme più o meno evolute di partecipazione pubblica in Asia come in Africa, ma anche i contributi delle teorie della scelta sociale e della scelta pubblica. Nel secondo saggio, la dissertazione sul valore intrinseco della democrazia permette di avvicinarsi alla comprensione di uno dei massimi contributi teorici avanzati dall’autore: le carestie sono evitabili se si favorisce l’emergere di un’arena libera di discussione pubblica. Il caso dell’India (terra natia dell’autore) sotto la dominazione coloniale inglese e dopo l’indipendenza, comparato con la storia recente della Cina, permette di consolidare la convinzione che la carestie sono il prodotto causale della mancanza di adeguati feedback dalla società ai vertici politici.

Orizzonti critici

Sen sottolinea che la diffusione della democrazia è essenziale perché si tratta di propagare e non “esportare” un valore universale e come tale residente di diritto nell’animo di ogni popolo: se la libertà non è un’invenzione dell’Occidente (parafrasando il sottotitolo), non la si può trattare come fosse un prodotto “made in West”.

Guida alla lettura

Il primo saggio “Le radici globali della democrazia” è stato pubblicato, in forma ridotta, su “The New Republic” del 6 ottobre 2003; “La democrazia come valore universale” è apparso su “Journal of democracy” nel luglio 1999 ed è la trascrizione del discorso tenuto dall’autore durante la Global Conference on Democracy a Nuova Delhi nel febbraio del 1999. Ulteriori spunti di riflessione sulle tematiche “internazionali” in senso lato sono reperibili consultando l’omonima categoria presente sul nostro sito all’indirizzo: https://www.lavoce.info/news/index.php?id=30

Giudizio del recensore

La trattazione sintetica di argomenti complessi, ma profondamente attuali vuole aprire un dibattito sui contenuti delle scelte concrete per il futuro della democrazia nel mondo, da cui dipende in modo imprescindibile il futuro della civiltà umana.

Quei rivoluzionari dei neocon, di Stefano Tasselli

Dati essenziali

I nuovi rivoluzionari. Il pensiero dei neoconservatori americani, a cura di Jim Lobe e Adele Olivieri, Feltrinelli Editore, ottobre 2003, pagine 171, euro 10.

Gli autori

Jim Lobe è un giornalista americano, attento osservatore del pensiero e delle politiche dei neoconservatori.
Adele Olivieri, economista, collabora alla newsletter internazionale Znet.
I testi riportati sono di T. Donnelly, R.M. Gerecht, R. Kagan, C. Krauthammer, W. Kristol, M.A. Ledeen, R. Perle, D. Pipes, G. Schmitt.

L’opera

Il libro ha una struttura modulare: a una prima parte introduttiva, in cui viene ricostruito un percorso storico–ideologico delle idee neoconservatrici e del loro impatto sulla politica estera americana, a partire dagli anni Sessanta fino alla guerra in Iraq del 2003, segue il vero corpo del libro, costituito da una raccolta di testi di autori neoconservatori divisi in cinque categorie:
1- Il ruolo geostrategico degli Stati Uniti
2- La nuova dottrina militare
3- Gli Stati Uniti e la comunità internazionale
4- Medio Oriente e guerra al terrorismo
5- La Cina è vicina.

Segnalo i testi a mio avviso più stimolanti:
Dichiarazione di Principi del Pnac (Project for a New American Century), del 1997, che propone un revival della politica reganiana di “potere militare e lucidità morale”, biasimando da un lato la politica estera e militare di Bill Clinton e parimenti l’inerzia dei conservatori tradizionali.
Gli europei vengono da Venere? (Europeans: from Venus), celebre articolo di Daniel Pipes apparso sul New York Post nel 2002, che personalizza le polarità ideologiche e politiche tra Europa e Stati Uniti nelle due figure mitiche di Venere e Marte. Gli europei, con l’esorcizzazione del “demone dell’aggressione tedesca” nel secondo dopoguerra, hanno rinunciato al rafforzamento militare, concentrandosi sulle spese sociali e su una politica “postmoderna”, in cui i conflitti sono sostituiti dal multilateralismo democratico.
L’Europa e “quella gente” (Europe and “those people”), bell’articolo di C. Krauthammer, apparso sul Washington Post, in cui viene affrontato il grave problema del ritorno dell’antisemitismo in Europa.

Orizzonti critici

Si è molto parlato di loro, soprattutto a cavallo della guerra in Iraq del 2003, ma chi sono realmente i “neoconservatori”? Chi si attende una definizione univoca e un ritratto omogeneo rimarrà deluso: emerge infatti un panorama ampio e frastagliato, composto da giornalisti, filosofi, storici, politici, professori, burocrati e così via, contraddistinti da visioni del mondo e della politica spesso distanti tra loro, ma accomunati da alcuni punti chiave:
– la convinzione della centralità della morale nell’azione politica e la strumentalità dei mezzi di cui la politica dispone (economici e militari) per la difesa di tale “lucidità morale” di fronte alle minacce esterne.
– la visione storica della politica estera degli Usa: nel periodo della guerra fredda prevale la proposizione della roll-back strategy, ossia di una politica volta a far ritirare il nemico (l’Unione Sovietica), sulla base della convinzione che “There Is Not an Alternative” (o Tina) al modello di libero mercato; nel mondo post guerra fredda si impone invece la volontà di sfruttare il “momento unipolare” per consolidare in modo definitivo l’egemonia americana, prevenendo l’insorgenza di un nuovo nemico.
– la convinzione che solo attraverso la democratizzazione delle regioni del mondo che ancora non lo sono (a partire dal Medio Oriente) sia possibile creare per il futuro un mondo di maggiore sicurezza.

Guida alla lettura

Il linguaggio usato è semplice e consente una lettura agevole anche a chi non abbia conoscenze specifiche di natura politologica. La struttura modulare del libro non è esente da qualche ripetizione dei medesimi concetti, ma ha il pregio di permettere al lettore di selezionare i temi che maggiormente lo interessano.

Giudizio del recensore

Una delle definizioni più incisive di chi siano i neoconservatori è quella proposta da Irving Kristol e sottoscritta da R. Perle: il neoconservatore è un liberal che è stato rapinato dalla realtà, dove si richiama il fatto che molti degli attuali neocon fossero Democratici negli anni Sessanta. E infatti la selezione dei testi insiste nel sottolineare questa differenza tra il pensiero neoconservatore e quello della destra tradizionale americana, da cui consegue l’assunto che l’ideologia neoconservatrice sarebbe pervasiva perché pensiero “di destra”, ma elaborato da uomini tendenzialmente “di sinistra”. In effetti il pensiero neoconservatore appare come un gioco logico costantemente al confine con il paradosso: elaborazione di idee forti e condivisibili (l’esigenza della democratizzazione, della lucidità morale nella politica e dell’opposizione al relativismo culturale), sostenute però da strumenti che finiscono spesso per offuscare quelle stesse priorità ideologiche (la centralità della forza militare e l’evocazione dello scontro di civiltà).
In conclusione, cito un articolo di Samuel Brittan, apparso di recente sul Financial Times, laddove sostiene che c’è una grande differenza tra la visione di foreign policy di Tony Blair e quella dei neocon. Differenza che deriva sicuramente dal fatto che il neoconservatorismo è un’esperienza tipicamente americana, e che a mio avviso può essere riassunta in due diversi modelli storici di internazionalismo: l’internazionalismo conservatore di Theodore Roosvelt, cui si ispirano dichiaratamente i neocon, e quello liberale di Franklin D. Roosvelt, fondato sul “Nation building” e sul coinvolgimento della comunità internazionale.

Link utili

Giornali e riviste americani che pubblicano testi neoconservatori:
www.spectator.org (The American Spectator)
www.commentarymagazine.com (Commentary)
www.nationalinterest.org (The National Interest)

Think-tank legati al pensiero neoconservatore:
www.aei.org (American Enterprise Institute)
www.hudson.org (Hudson Institute)
www.meforum.org (Middle East Forum)
www.newamericancentury.org (PNAC)

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