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  1. antonello oliva Rispondi
    Gent.me proff. Giannini e Guerra, ho letto in ritardo il Vs articolo sulla difficile sostituzione dell'IRAP che, condivido sostanzialmente. Alcune "domande": a) il gettito Irap, al netto di quella pagata dalla PA, è di circa 24 mld di euro, il 30% circa della spesa sanitaria in Italia e quindi l'ammontare del sostegno che tale imposta da a questa spesa: un po' poco, no, per dire manteniamola perché finanzia la sanità; b) perché una parte della spesa sanitaria deve essere finanziata dalle imprese? in effetti appare più logico trasferire tutto sulla collettività. In questo caso certo cadono le velleità di riduzione dell'imposta sul reddito, ma comunque sarebbe una scelta più coerente e, poi, di quanti decimali dovrebbe aumentare l'aliquota media IRE per dare 24 mld di euro? c) l'Irap ha razionalizzato un po', riducendo la pressione sui profitti. Ma non Vi sfuggirà che in Italia l'80-90% delle imprese non ha una gestione contanile, né forma societaria tale da pagare tale imposta. La stragrande maggioranza paga l'IRE; d) il 55% delle imprese italiane (censimento 2001) ha un solo addetto: per queste imprese, dunque, l'Irap non grava sul relativo costo del lavoro; e) il vero guaio è che l'Irap si è inserita nel coacervo di provvedimenti di (finto) federalismo fiscale e ne sta pagando le conseguenze politiche. A quando, direi, una organica e generale revisione, anzi superamento, dell'impianto dell'attuale sistema di finanza derivata che, magari, faccia chiarezza tra decentramento di funzioni, nuove responsabilità e nuove risorse, elimini addizionali e finte imposte federaliste, portando finalmente alla luce non le esigenze di cassa ma i legami tra attività amministrativa e tassazione? Grazie per l'attenzione, cordialmente Antonello Oliva, Roma
    • La redazione Rispondi
      La ringraziamo per il suo commento. La voce.info tornerà nei prossimi giorni su alcuni dei temi da Lei sollevati.