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  1. giuseppe di bello Rispondi
    Caro Francesco, alcuni anni fa Alberto Arbasino invitò i letterati italiani a fare una gita a Lugano, per sottolineare il loro provincialismo. Se ho ben compreso, il Tuo è un invito, rivolto ai policy-makers italiani, a compiere un'escursione ben oltre Lugano, ad esempio ad Helsinki o a Dublino. Vorrei chiederTi delucidazioni a proposito di un passo del Tuo scritto. A proposito di Finlandia ed Irlanda, scrivi che essi "sono riusciti a sfuggire alle coalizioni di accademici e scienziati nazionali, ricorrendo ad esperti internazionali indipendenti e a pratiche di benchmarking". A proposito di "coalizioni", non capisco se intendi riferirTi a gruppi di pressione presenti in quei paesi o se invece scrivi facendo riferimento alla nostra situazione. Inoltre, sarei curioso di sapere come viene impostata una politica di "benchmarking" nel campo della valutazione degli investimenti in R&D e soprattutto quali siano le "pietre di paragone" scelte. Cordiali saluti. Giuseppe Di Bello
    • La redazione Rispondi
      Caro Giuseppe, grazie del messaggio. il riferimento nell'articolo è alle coalizioni di alcuni docenti universitari italiani che a volte - leggo sui giornali o nelle rubriche delle lettere - si sentono offesi dall'idea di ricorrere ad esperti internazionali ("come se noi non fossimo capaci di valutare i nostri progetti o i nostri allievi"). Il benchmarking delle politiche di innovazione non è - credo - ancora una scienza. In linea di principio, occorrerebbe fare esperimenti di policy evaluation come suggerisce il premio Nobel Heckman. Un pragmatico compromesso tra ciò che si dovrebbe fare e ciò che una agenzia per l'Innovazione, seria ma con risorse limitate, può fare lo puoi trovare al sito Web della Agenzia inglese: http://www.dti.gov.uk/innovationreport/ A presto Francesco
  2. guido pellegrini Rispondi
    Concordo con molte osservazioni presentate nell'articolo di Francesco Daveri, in particolare con l'affermazione che in Italia, specie nel campo della valutazione delle politiche di incentivazione, non si è fatto spesso tesoro delle esperienze passate. Volevo invece ricordare che vi sono stati studi (direi forse meglio "esperimenti") di valutazione di alcune politiche di sostegno all'innovazione (in particolare la 46). Questi studi sono stati allegati nella Relazione sugli incentivi alle imprese prodotta annualmente dalla Direzione di coordinamento degli incentivi del MAP e disponibili sul sito (perlomeno lo erano). saluti guido pellegrini
    • La redazione Rispondi
      Grazie del messaggio e dell'utile informazione per i lettori e per chi si occupa dell'effetto degli incentivi. Rimane purtroppo il fatto che l'OCSE non menziona l'Italia tra i paesi che hanno fatto uso della valutazione delle esperienze passate come guida per le politiche future. Speriamo che le cose cambino. Saluti, Francesco Daveri