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  1. Pietro Della Casa Rispondi
    Vorrei proporre le mie risposte personali alle due domande proposte. È vero che le attività imprenditoriali coerenti con la Rsi e generate spontaneamente dalle imprese sono socialmente insufficienti? Certo, perché sono applicate solo in modo episodico, ossia solo laddove esista un sufficiente convincimento da parte dei vertici delle imprese. È vero che i benefici sociali legati all’aumento di attività coerenti con la Rsi superano i costi? Necessariamente, perché l’alternativa ad uno sviluppo economico temperato dalla responsabilizzazione delle imprese è uno sviluppo iniquo “corretto” in modo conflittuale dal conflitto sociale. Aggiungo un commento sui due rischi prospettati: certificazioni Rsi fasulle e loro uso in chiave protezionista. Il primo è assolutamente reale, ma del tutto equiparabile al rischio connesso alla pubblicazione del bilancio delle aziende: c’è chi ha comportamenti criminosi, dobbiamo per questo rinunciare a darci delle regole? Il secondo rischio dovrebbe secondo me essere visto tramite un ribaltamento di prospettiva, ossia proprio attraverso lo sguardo di chi crede nella responsabilità sociale: premiare fortemente quelle aziende che, nei paesi in via di sviluppo, scelgono la Rsi, e penalizzare quelle che scelgono la strada dello schiavismo è a mio parere il più formidabile strumento di esportazione della giustizia sociale (ed in qualche misura della Democrazia) che oggi l’occidente abbia a disposizione. Solo che non ha il coraggio di usarlo.
  2. Luca Marcoccia Rispondi
    Credo che la responsabilità sociale d'impresa debba corrispondere ad un comportamento spontaneo delle imprese; perchè ciò possa accadere è opportuno che sia il mercato - consumatori in primo luogo - ad attribuire benefici alle imprese che si comportano in modo socialmente responsabile. L'unico obiettivo dei gestori dell'impresa deve essere la massimizzazione del profitto, poichè è un parametro oggettivo idoneo a contenere la discrezionalità dell'amministartore ed a permettere di sindacarne l'operato; in questo scenario è fondamentale il ruolo del consumatore etico il quale, orientando le proprie preferenze verso i beni e i servizi prodotti da imprese socialmente responsabili, farà sì che per le imprese tenere comportamenti socialmente responsabili divenga una strada obbligata al fine di massimizzare il profitto. Ritengo che rappresenti un grosso errore imporre alle imprese dall'esterno - ossia per legge -comportamenti socialmente responsabili, in quanto ciò comporterebbe che l'amministratore sarebbe comunque tenuto a perseguire come unico obiettivo la massimizzazione del profitto e, nel farlo, dovrebbe solo rispettare vincoli di responsabilità sociale legislativamente imposti. Concludendo, ritengo che l'adozione di politiche di responsabilità sociale da parte delle imprese debba corrispondere ad un impegno spontaneo delle stesse, motivato dall'opportunità di massimizzare il profitto; per questa via, risulta perciò decisiva la figura del consumatore socialmente responsabile, il quale, attraverso comportamenti etici, è in grado di far sì che per l'impresa gli obiettivi della massimizzazione del profitto e di essere socialmente responsabili vengano riassorbiti nell'unico traguardo finale della massimizzazione del profitto.
  3. Giuliano Canavese Rispondi
    Il tema della RSI mi pare molto interessante e, in una certa misura condivisibile, o meglio condivisibile nella misura in cui lo si può considerare un sistema di regole ( sua pure in parte diverse ) che impegnano anche gli altri attori sociali, economici e politici, che interagiscono con l'impresa. Ad es., la Pubblica Amministrazione centrale, periferica e locale;i Servizi Pubblici; le OO.SS.; le strutture politiche, etc. In breve, é il sistema sociale nel suo complesso che deve essere integrato attorno ai valori e le regole del codice di responsabilità sociale, ma devono anche essere rispettate le specifiche finalità di ciascuno dei suoi componenti.