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  1. Massimo Giannini Rispondi
    Credo valga la pena anche riflettere sul livello di cultura finanziaria e tecnologica dei vari paesi e dei rispettivi consumatori. Non é solo un problema di concorrenza dal lato dell'offerta dei servizi ma anche di conoscenza e informazione dal lato della domanda. Una situazione di bassa cultura finanziaria e costante asimmetria informativa (per non dire completa disinformazione o distorsione della stessa, vedasi scandali finanziari) non permette alcuna concorrenza o alla stessa di giocare a favore dei consumatori. Si deve aumentare la concorrenza in termini di istituzioni finanziarie e straniere presenti ma se una cultura e informazione finanziaria sana e tecnologicamente avanzata non si sviluppa di concerto, la concorrenza si trasforma subito in oligopolio e altre forme di cartello. Chiediamoci ad esempio perché in Italia l'uso della banca on line, le carte di credito e di pagamento é ancora tra i più bassi nostante ci sia già una certa offerta di questi servizi? D'altro canto l'informazione e la cultura finanziaria non migliora solo aumentando l'offerta e il numero de soggetti. Anche il consumatore deve fare un salto di qualità.
  2. alias Rispondi
    Sarò banale, e ripeterò cose già dette, ma credo che un indice della scarsa concorrenza bancaria sia l'enorme proliferazione del numero degli sportelli avvenuta negli ultimi anni (in altre parole, le unità locali, piuttosto che le sedi d'azienda). Se poi il fenomeno della concentrazione dei gruppi ne riduce il numero, e al tempo stesso gli sportelli aumentano, non è forse conferma indiretta che il consumatore, apparentemente, ha maggiori possibilità di scelta, ma in realtà paga gli arredi, le sedi, gli affitti dei molti immobili in cui può scegliere di far la coda? Nel campo della distribuzione commerciale si è sostenuto, in nome delle economie di scala, esattamente il contrario, cioè la nascita dei centri commerciali e degli ipermercati, sacrificando i negozi di vicinato; perchè le banche no?