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  1. Andrea Rispondi

    Professore! mi è capitato questo articolo tra le mani... è stato un piacere leggere il testo.. ho sorriso molto perché c'era tutto di lei nelle parole e ho ricordato le interminalbili lezioni di analisi dei dati nelle giornate bocconiane... possiamo quasi dire che le sue frasi e le sue parole sono ormai iconiche ... distinguibili in ogni contesto.. Un grandissimo abbraccio.. Andrea ex alunno des

  2. Alfredo Beggi Rispondi

    Gentili professore, leggo solo ora il vostro articolo che trovo assolutamente interessante e spassoso. A quando un prossimo vostro articolo? Lo attendo con ansia. L'idea di confrontare credenze popolari e luoghi comuni...insomma la realtà della gente con il rigore scientifico è veramente spassoso e culturalmente intrigante. L'unico accorgimento è poi di rendere il tutto con la semplicità con cui voi avete reso il tutto. Saluti Alfredo

  3. DaniloS Rispondi
    Ho trovato molto interessanti ed ironici gli articoli ed i commenti sull'ormai molto discusso 53. Secondo me, la credenza e la psicologia popolare del giocatore del lotto, sono influenzate dalle conoscenze e le considerazioni che regolano svariati eventi della vita quotidiana. Tali considerazioni (purtroppo!) non sono alla base dei numeri, infatti, la ripetitività di una serie numerica ricavata da estrazioni successive, può essere prevista in termini statistici dalla legge dei grandi numeri e dal teorema del limite centrale di Linberg-Levi. Questi due grandi teoremi, partono dall'interpretazione di una sequenza numerica e cercano di predire le estrazioni successive in termini di probabilità legate ad eventi il cui spazio probabilistico è limitato. La non considerazione, o la considerazione errata sugli elementi che caratterizzano le prove del lotto, porta il giocatore del lotto (affetto più da credenza popolare che da comportamento razionale) a "sperare" che la "storia si ripeta". Per convincersi che questo è impossibile nelle prove del lotto, è sufficiente considerare che l'arco temporale sul quale vengono distribuite le estrazioni non è limitato (anche se lo sono i numeri, le ruote, le combinazioni ecc). Questo fatto, dovrebbe almeno ammettere che un numero ritardatario (come il 53) abbia mutato forma, riproponendosi sotto altre sembianze: 35, 3, 5, 8, 15, 2 ecc. In altre parole, le estrazioni dei numeri del lotto, non hanno una sequenza di causa-effetto che ne "garantisce", sotto opportune ipotesi, la riproduttività: una sequenza di numeri è detta casuale quando la disposizione delle sue realizzazioni non è soggetta ad essere riprodotta se non in maniera artificiosa [...] Markov.
  4. Davide Roccati Rispondi
    Buongiorno, ho conosciuto il vostro interessantissimo sito dopo aver assistito ieri alla trasmissione "Ballarò" in cui è intervenuto il prof. Boeri. Complimenti, davvero. Quello del lotto, e del gioco d'azzardo in genere, penso sia un cancro da estirpare non tanto in sé, quanto come un modello di vita e di pensiero alimentato da pubblicità ingannevoli e da palesi falsità. Faccio un esempio. All'indirizzo internet http://www.ricevitorie.it/areametodilotto.asp si trovano pubblicità di metodi pseudo-matematici infallibili, in vendita a 26€ l'uno (un'altra spesa per i lottodipendenti), che lasciano trasparire garanzie di guadagni netti pari al 100, 200, 250%! Mi chiedo: se la matematica ha dimostrato da Fermat e Pascal in poi che solo il calcolo delle probabilità è l'unico metodo certo, allora gli autori di tali sistemi dicono il falso sapendo di dirlo. Ma questo è o non è un reato? Vi ringrazio per lo spazio concessomi e buon lavoro.
  5. Nicola Lacetera Rispondi
    Colgo innazitutto l'occasione per salutare il mio ex professore Cifarelli. Ho anch'io cercato di esprimere gli stessi vostri concetti (per altro in parte da voi appresi all'universita') a diverse persone, anche istruite, con poco successo. Spero che la vostra chiarezza ed ironia possano fare di piu'! Aggiongo una precisazione, tuttavia. Credo che nel gioco sia giusto che resti una componente irrazionale, per esempio l'affezione per certi numeri. Ad esempio io sono affezionato al numero 6, e, a parita' di condizioni, ho una preferenza a puntare su questo numero. In altre parole, o in termini economici, alcuni giocatori sono magari disposti a pagare un sovrapprezzo per soddisfare questi elementi irrazionali. Cio' nulla toglie al vostro argomento, poiche', innanzitutto, bisogna fare chiarezza sui fondamentali, e cioe' sull'aspetto puremtne statistico. E, per espereienza personale, di chiarezza (a partire dall'informazione cartacea e televisiva) ce ne e' ben poca.
  6. Francesco Passarelli Rispondi
    Giusto citare De Finetti: il lotto ed i giochi in generale gestiti dallo stato costituiscono una tassa sull'imbecillità. Se poi l'imbecillità fosse uniformemente distribuita nella società, non ci faremmo nemmeno problemi etici. Ma non è proprio così. L'entità della tassa è data dalla differenza fra le puntate raccolte dallo stato e l'ammontare delle vincite erogate. Questa differenza è molto alta. Le tasse si giudicano sulla base di alcune caratteristiche: 1) quello che finanziano; 2) quelli su cui gravano; 3) quanto redistribuiscono. Da noi proventi dalla gestione dei giochi servono notoriamente a finanziare istituzioni sportive o culturali. Questo appare positivo. Ma vediamo il resto. Una tassa per essere accettata deve anche essere giusta. In generale sono giuste le tasse che gravano maggiormente sui ricchi (di solito pochi) e vanno a vantaggio dei poveri (spesso molti). La tassa sui giochi sfugge a questo criterio. Chi la paga sono gli "imbecilli" di De Finetti. Solidi studi sugli USA dimostrano che con frequenza maggiore i giocatori sono persone a basso reddito, che appartengono a minoranze e che sono disoccupate. C’è persino una correlazione negativa fra spesa per alimenti e puntate! In questo caso, più che di imbecillità (statistica), si tratta di disperazione. Inoltre, le puntate esplodono con l'aumentare della vincita massima. E per questo gli stati dell’Unione fanno a gara a lanciare lotterie sempre più “ricche”. Se ciò si può applicare anche all'Italia (e credo in una certa misura si possa), allora vuol dire che la tassa grava su molti poveri e che tende a concentrare i vantaggi, piuttosto che a redistribuire. La domanda è: caro Ministro Siniscalco, l'Italia ha davvero bisogno di colpire il piacere del gioco con una tassa simile? Non sarebbe più ragionevole porre dei limiti alle vincite massime e, come si fa in Gran Bretagna, affidare a comitati etici l’impiego dei proventi?
  7. marco boleo Rispondi
    Gentili autori, nel mio piccolo ho sempre cercato di convincere con le ragioni da voi efficacemente riportate che il puntare sui ritardi non avesse alcuna logica. Alcuni amici accaniti giocatori sono arrivati anche a dirmi che ero nel torto. Mi ha fatto molto piacere leggere la citazione di De Finetti che ebbi modo di conoscere durante la preparazione dell'esame di calcolo di probabilità presso la facoltà di scienze statistiche dell'Università di Roma. Spero molto che il vostro articolo abbia una vasta diffusione e contribuisca a mettere in guardia coloro che puntano sui numeri ritardatari pensando che abbiano una corsia preferenziale nel momento dell'estrazione. Cordiali saluti Marco Boleo