Con un onere per la finanza pubblica pari a quello dell’emendamento governativo, la proposta del centrosinistra su Ire e trasferimenti monetari alle famiglie ha effetti distributivi di segno opposto, con benefici più accentuati per i redditi bassi e decrescenti in modo abbastanza regolare all’aumentare del reddito. Ha anche effetti di incentivo al lavoro e all’emersione. Soprattutto, è ben chiaro l’obiettivo da raggiungere: liberare risorse di bilancio per curare le basi strutturali della crescita e per rafforzare il sistema di welfare.

La settimana scorsa il centrosinistra ha presentato al Senato un emendamento alla Finanziaria per il 2005 che prevede, oltre alla fiscalizzazione di alcuni oneri sociali a riduzione del costo del lavoro per le imprese, un intervento sull’Ire e sui trasferimenti monetari alle famiglie.
L’importo della proposta corrisponde in aggregato all’emendamento di sgravio Ire del Governo, ma con copertura diversa: unificazione al 20 per cento della tassazione sostitutiva sulle rendite finanziarie e contributo del 5 per cento a carico di quanti si sono avvalsi dello “scudo fiscale”.

Intervento sull’Ire e trasferimenti alle famiglie

La proposta del centrosinistra può essere così riassunta:
rimodulazione dell’Ire su quattro aliquote – 23 per cento fino a 18mila euro, 30 per cento fino a 33.500 euro, 40 per cento fino a 70mila euro, 45 per cento oltre – e aumento delle deduzioni da lavoro dipendente a 7.700 euro, da pensione a 7.200 euro e da lavoro autonomo a 4.620 euro;
introduzione di un assegno integrativo dei redditi da lavoro per i lavoratori dipendenti e parasubordinati con basse retribuzioni, pari al 2,5 per cento della retribuzione fino a 7.700 euro e decrescente linearmente fino ad azzerarsi a 21.500 euro. In quanto assegno, di esso usufruiscono pienamente anche gli incapienti;
introduzione, a fianco degli attuali assegni al nucleo familiare, di un assegno integrativo dei redditi familiari che riguarda sia i lavoratori dipendenti e parasubordinati sia gli autonomi (a condizione che risultino in regola con gli studi di settore), sostituendo le attuali detrazioni Ire per carichi familiari. L’assegno, che confluisce nell’imponibile e per un’ampia fascia di redditi è in cifra fissa, è pari a 792 euro per il coniuge, 1.272 euro per ogni figlio minore, 597 euro per ogni figlio maggiorenne e 351 euro per ogni altro familiare a carico (contro le attuali detrazioni di 546 euro per il coniuge, 516 per ogni figlio, 303 per ogni altra persona a carico). Per redditi superiori a 30mila euro nel caso di coniuge a carico e/o di un figlio a carico, a 35mila euro nel caso di due figli a carico, a 40mila euro nel caso di tre figli a carico, l’assegno subisce un decalage graduale, fino a ridursi a un terzo del valore base a 70mila euro e rimanere poi costante; non si ha decalage nel caso di quattro o più figli a carico. La trasformazione della detrazione in assegno implica che di esso usufruiscono anche gli incapienti, con una correzione in una logica di welfare to work che prevede che l’assegno sia proporzionale al reddito dichiarato fino a raggiungere il suo valore pieno a 12mila euro di reddito. Per evitare effetti indesiderati circa l’attribuzione dei carichi familiari tra i coniugi, l’assegno viene ripartito in parti uguali tra di essi nel caso siano ambedue contribuenti.

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L’onere per la finanza pubblica è, nelle nostre stime, analogo a quello dell’emendamento governativo e pari a 6,5 miliardi di euro. Gli effetti distributivi sono invece di segno opposto, come evidenzia la tavola 1 in cui riportiamo per decili di reddito disponibile equivalente i guadagni medi in percentuale del reddito: la proposta del centrosinistra implica benefici più accentuati per i redditi bassi e decrescenti in modo abbastanza regolare all’aumentare del reddito. La tavola 2 riporta gli indicatori di diseguaglianza, che diminuiscono con la proposta del centrosinistra e aumentano con quella del Governo.
La proposta del centrosinistra appare preferibile non solo sotto il profilo dell’equità, ma anche sotto quello dell’efficienza:
– il fatto che l’assegno integrativo dei redditi familiari sia in cifra fissa per un’ampia fascia di redditi intermedi, implica che le aliquote formali Ire non vengano elevate in modo non trasparente dalla presenza di un’aliquota implicita aggiuntiva, come avviene invece con le deduzioni decrescenti dell’emendamento governativo (che portano paradossalmente ad aliquote marginali effettive crescenti fino a 33.500 euro e poi decrescenti fino a 100mila euro. Vedi Ruggero Paladini e Vincenzo Visco sul Sole-24 Ore del 5 dicembre). Piuttosto, confluendo nell’imponibile, il nuovo assegno risulta sottoposto alla stessa progressività dell’Ire, con un effetto analogo a quello che si realizzerebbe con un criterio means-tested;
– la struttura di aliquote e scaglioni implica, anche per il contribuente senza carichi familiari, un andamento regolare della progressività, con aliquote marginali sempre crescenti e non prima crescenti e poi decrescenti come nel caso della riforma del Governo;
– il fatto che nella proposta del centrosinistra l’assegno sia, per i redditi bassi, proporzionale al reddito implica un’aliquota marginale negativa, ossia un’integrazione marginale del reddito, con effetti di incentivo al lavoro e all’emersione. Si tenga presente che, come rilevato da Maria Cecilia Guerra su lavoce.info del 24 ottobre, l’effetto di incentivo di un’aliquota marginale bassa, e quindi tanto più di un’aliquota negativa, può risultare rilevante non sui redditi elevati ma sui redditi bassi, che sono spesso quelli cui possono aspirare giovani precari e donne. Né vanno sottovalutate le ricadute che ne possono derivare in termini di maggior autonomia reddituale di giovani e donne e in termini di emersione contributiva e quindi di costruzione di carriere pensionistiche adeguate.

I nodi da sciogliere

Se questi sono punti di forza da non sottovalutare della proposta del centrosinistra, vanno anche evidenziati alcuni nodi residui che andrebbero sciolti se si volesse arrivare a un assetto pienamente coerente del sistema Ire-trasferimenti.
In primo luogo, rimane l’andamento decrescente della deduzione da lavoro introdotto dal primo modulo della riforma Tremonti, che eleva in modo non trasparente l’aliquota marginale effettiva. Da questo punto di vista, il decalage previsto dalla proposta del centrosinistra per l’assegno integrativo delle retribuzioni basse introduce anch’esso un’aliquota implicita tra 7.700 e 21.500 euro. È vero che il decalage è in questo caso talmente graduale da contenere in limiti decisamente modesti l’aliquota implicita (inferiore all’1,5 per cento) e da non distorcere la progressività (la prima aliquota effettiva resta inferiore alla seconda). Ma è chiaro che il vero passaggio da fare sarebbe, in prospettiva, la trasformazione della deduzione da lavoro in detrazione o assegno, da conglobare con l’assegno integrativo del centrosinistra in una detrazione o assegno in cifra fissa (eventualmente proporzionale alla retribuzione per i redditi bassi, con effetti di incentivo analoghi a quelli discussi sopra).
In secondo luogo, il nuovo assegno di sostegno dei redditi familiari affianca, nella proposta del centrosinistra, gli attuali assegni al nucleo familiare, che sono caratterizzati da un accentuato decalage (per di più a scalini) in funzione del reddito familiare. Inoltre, anche il nuovo assegno prevede un decalage per i redditi alti. L’operazione da fare in prospettiva sarebbe allora quella di conglobare gli assegni familiari nel nuovo assegno, eliminando del tutto il decalage: costruire cioè un unico assegno per il sostegno delle responsabilità familiari in cifra fissa che, confluendo nell’imponibile, sia sottoposto alla medesima progressività dell’imposta personale, superando l’attuale doppia progressività di Ire e assegni familiari.

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Gli obiettivi e le risorse

Naturalmente, una simile operazione di riforma dovrebbe un domani misurarsi con la disponibilità di risorse. La riduzione dell’avanzo primario cui abbiamo assistito negli ultimi anni richiederà un’azione di risanamento non facile, ma proprio per questo è importante che ne sia chiaramente percepibile l’obiettivo: liberare risorse di bilancio per curare le basi strutturali della crescita e per rafforzare il sistema di welfare, ossia per migliorare efficienza ed efficacia dei servizi e degli istituti di sostegno dei redditi.
Da questo punto di vista, la proposta del centrosinistra indica una strada per riportare a coerenza il trattamento dei redditi monetari (imposta personale e trasferimenti), quindi per rendere più trasparenti ed efficaci le politiche redistributive. Lo fa, in particolare, introducendo uno strumento di tipo universalistico, l’assegno integrativo dei redditi familiari, che sostiene i redditi degli incapienti e al tempo stesso sostiene i redditi medi, allargando la platea di coloro che beneficiano della redistribuzione; indica la prospettiva di un welfare la cui funzione redistributiva non sia più affidata surrettiziamente al sistema pensionistico, ma sia realizzata in modo esplicito con istituti appositamente disegnati allo scopo, coerentemente con il diverso ruolo che spetta a un sistema pensionistico basato sul metodo contributivo. 




  

 


 

 

 


 

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