logo


  1. Riccardo Mariani Rispondi
    Capita che nel corso di una brillante illustrazione dei fatti s’ insinuino giudizi di valore magari inconsapevoli. Sono da ringraziare le redattrici dell’ articolo perchè con chiarezza e semplicità mi mettono a disposizione dati che per me sarebbero altrimenti difficilmente reperibili. Ho l’ impressione però che alcuni comportamenti descritti come necessari (fatti) siano in realtà scelte politiche (valori): 1) quando si dice che “...non si può che concordare con l’ esigenza di rimettere sotto controllo i conti pubblici e di agire, a tal fine, anche sulle entrate” si sta avallando una scelta politica e non un fatto inevitabile. L’ attacco frontale alla spesa (e al welfare) forse dovremmo considerarlo almeno come ipotesi che si sceglie di scartare (per me colpevolmente) 2) pur non considerando l’ evasione alla stregua di una frode sono convinto che vada combattuta a fondo e lo si può fare in due modi: o abbassando per quanto necessario la pressione fiscale o investendo sull’ inasprimento dei controlli (nonchè di tutto l’ apparato di presunzioni relative ed assolute). Il fatto rilevante non è tanto che il Ministro punti sulla lotta all’ evasione ma che lo faccia seguendo la seconda strada, quella, secondo me, sbagliata (giudizio di valore). Le opinioni espresse sono discutibili ma penso siano esplicitate in modo da non sfuggire al giudizio di chi le legge. Cordiali saluti.
    • La redazione Rispondi
      Gentile lettore, partendo dalla premessa che occorre rimettere sotto controllo l'andamento dei conti pubblici, ormai da tempo sfuggiti di mano a questo governo, concordiamo con lei che la scelta se procedere tramite una riduzione delle spese o un aumento delle entrate o un mix delle due misure, come intende fare il governo, è una scelta politica, che implica giudizi di valore. Tuttavia, data l'entità dalla correzione necessaria (24 mld di euro, a cui si aggiungono quelli che il governo dovrà reperire per l'annunciato provvedimento di riduzione dell'Ire e dell'Irap) ci sembra inevitabile che almeno parte dell'aggiustamento riguardi le entrate. La riduzione della spesa, anche qualora si fosse d'accordo con tale "soluzione politica", richiede infatti tempo e una chiarezza di intenti che questa maggioranza non sembra avere, come mostra anche il fatto che da quando è al governo la spesa corrente è aumentata, invece di ridursi. Per ridurre la spesa non basta enunciare obiettivi (come la regola del 2%), ma occorre indivuduare i servizi che si intendono tagliare, le categorie a cui si intendono erogare minori trasferimenti a titolo di pensioni, assegni, contributi o altro e predisporre e rendere operativi i necessari provvedimenti. Occorrerebbe anche valutare attentamente le conseguenze economico-sociali di questi "tagli". Se anche si ritenesse che la riduzione sia possibile senza intaccare i servizi, come spesso il governo afferma, ma solo riducendo gli sprechi, occorrerebbe individuare con attenzione dove e perchè questi sprechi si annidano e prendere i necessari provvedimenti per rimuoverli e modificare i comportamenti che ne sarebbero all'origine. Nulla di tutto ciò ci sembra essere stato fino ad ora fatto o quantomeno indicato con chiarezza dal governo. Lei ritiene inoltre che la lotta all'evasione debba avvenire riducendo le aliquote e non inasprendo i controlli. In realtà l'attività dell'Amministrazione finanziaria, tramite adeguate politiche di controllo e accertamento, è comunque ingrediente assolutamente necessario per rendere efficace il contrasto all'evasione. Se anche le aliquote fossero basse, in assenza di adeguati controlli l'evasione resterebbe un male endemico di questo paese. Il problema è come rendere l'attività di accertamento continuativa, efficace e non vessatoria nei confronti dei contribuenti, un compito peraltro reso molto difficile dopo anni di ripetuti condoni che certamente hanno contribuito a ridurre la lealtà dei contribuenti.