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  1. Luca Salvatici Rispondi
    Commento: Con il Professor Tarditi vi è una lunga consuetudine di discussione intorno alla Politica agricola comune, questo (tardivo) commento non è quindi tanto rivolto all’Autore, che ben conosce gli argomenti che seguono, quanto a fornire qualche ulteriore elemento di riflessione ai lettori de “La Voce”. Premesso che l’impegno intellettuale e la passione civile con cui Secondo Tarditi da diversi anni critica gli sprechi e le incongruenze della Pac sono assolutamente commendevoli, ritengo che l’articolo finisca per dipingere la Pac come una politica inspiegabilmente longeva che sopravvive a sé stessa immutata e immutabile. La Pac, invece, è cambiata, e forse proprio la capacità di adattamento può contribuire a spiegare la sua perdurante (e per alcuni versi sconcertante) “sostenibilità politica”. Cosa è cambiato? A parità di sostegno complessivo, le riforme introdotte a partire dagli anni Novanta hanno portato ad un riorientamento degli strumenti di intervento dalle politiche direttamente o indirettamente legate alla produzione, a pagamenti basati sui “diritti di trasferimento” storicamente acquisiti (in termini di area coltivata o numero di animali presenti in azienda). Sulla valutazione che si può dare di un simile processo, il giudizio degli economisti è sostanzialmente concorde: sebbene via sia una certa variabilità nelle stime empiriche sul grado di “disaccoppiamento” (dalla produzione) dei nuovi pagamenti, tutti riconoscono che essi sono di gran lunga meno distorsivi rispetto alle tradizionali politiche di prezzo garantito. Tutto ciò è ben noto a Tarditi, e quindi l’insostenibilità dello spreco di risorse non sarebbe tanto da addebitare alla “qualità” delle riforme che sono state introdotte, quanto alla loro scarsa significatività da un punto di vista “quantitativo”. A prescindere dalle opinioni personali sul grado di realismo che avrebbe potuto avere un processo di riforma più rapido e incisivo, per quanto riguarda l’entità del cambiamento intervenuto mi limito ad osservare che:  sebbene la maggior parte del sostegno garantito dalla Pac sia ancora direttamente o indirettamente associata alla produzione, la quota dei pagamenti basata sulla produttività (sostegno dei prezzi di mercato e pagamenti legati agli input) è scesa dal 96% (1986-88) al 69% (2001-03);  sebbene l’UE rimanga un bastione del protezionismo agricolo in sede WTO, la differenza tra prezzi interni e prezzi mondali è scesa dal 72% (1986-88) al 34% (2001-03);  sebbene l’UE garantisca da sola circa il 90% di tutti i sussidi all’esportazione notificati al WTO, l’ammontare di tali sussidi si è ridotto da 10 a 3 miliardi di euro fra il 1992 e il 2001 e la loro incidenza percentuale rispetto al valore delle esportazioni si è ridotta nello stesso periodo dal 25 al 5%. In conclusione, dovendo esprimere un giudizio complessivo sul processo di riforma (ancora in corso, peraltro), mi è venuto alla mente un detto popolare che recita: “poco se mi considero, molto se mi confronto”. La Pac presenta tuttora notevoli problemi, ma forse non sono poi molti i settori dove sono stati introdotti cambiamenti altrettanto significativi negli ultimi anni. Con viva cordialità, Luca Salvatici