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  1. Fabio Pietribiasi Rispondi
    La manovra finanziaria di Luglio ha colpito anche le Fondazioni bancarie con effetti depressivi sul welfare, che vanno ad aggiungersi a quelli derivanti dal taglio di spesa direttamente imposto agli Enti locali. Mi pare se ne possa trarre una lezione: le Fondazioni sono viste come parte integrante dei poteri locali e la Costituzione materiale va letta ormai in questo modo. Essere bersagliati dalla stessa norma che cerca di rabberciare le disastrate finanze statali non è certamente un motivo di conforto, ma può essere lo spunto per razionalizzare le risorse locali e intensificare il dialogo fra Enti che continuano ad avere capacità di intervento in qualche caso anche notevoli. Concordo con l’articolo, quando lamenta la persistente instabilità della normativa, adesso ancora più accentuata. Aggiungerei che la normativa è strutturalmente insoddisfacente perché non prevede alcun raccordo istituzionale fra Fondazioni ed Enti locali, dopo che la Corte costituzionale con le sentenze del settembre 2003 le ha qualificate istituzioni di diritto privato soggette solo alla normativa statale e ha riconosciuto l’opportunità di una rappresentanza dei poteri locali negli organi di indirizzo solo con una formula blanda e generica. Se le Fondazioni sono attori importanti del nuovo welfare di comunità che si sta delineando in alcune esperienze, se lo Stato non sembra più in grado di far niente in tale campo e sarà già un risultato se non farà passi indietro, mi sembra ci sia spazio per sollevare la questione del loro coordinamento programmatico con l’attività di Comuni, Province e Regioni, integrando la normativa attuale. Potrebbero farlo gli attesi Statuti regionali? Forse corro troppo, ma mi piacerebbe sentire qualche opinione al riguardo.
    • La redazione Rispondi
      Sono d'accordo sulla opportunità di un coordinamento tra attività delle Fondazioni e attività degli enti locali, per altro previsto anche nella legge 328/2000 per quanto riguarda le politiche sociali, ma non sulla opportunità di una presenza più forte degli enti locali negli organi delle Fondazioni. Come ho avuto modo di scrivere proprio su queste pagine all'epoca della proposta Tremonti (cfr. La riforma delle Fondazioni: rischi di liberismo statalista?), si rischierebbe di trasformare le Fondazioni in una sorta di cassa degli enti locali (e di terreno di conquista delle diverse forze politiche), comprimendo il loro ruolo di attori della società civile. Cordialmente, Chiara Saraceno