logo


  1. Luca Pieroni Rispondi
    Trovo limitativo, ed in parte fuorviante, concentrare il problema della tutela del risparmio sostanzialmente su due elementi: controlli ed esclusione della possibilita' di collocare alcuni prodotti al retail. Uno dei limiti principali alla "pulizia" del mercato e' dato dalla selettivita' concessa prevalentemente allo sportello e, secondariamente al promotore "monomandatario". Oggi, il signor Mario che va in banca puo' disporre solo di una parte, spesso molto ristretta e rigorosamente "captive" di prodotti del mercato. Se va alla Popolare "X" potra' avere solo fondi Arca ed eventualmente pochi altri prodotti gestiti; se va da Unicredito avra' i Pioneer e altri pochi collegati. Spesso (quasi sempre) non puo' accedere a prodotti ottimizzanti come gli ETF. Il suo "consulente bancario" di fatto ha un range limitato di prodotti (oltre a vincoli di stimolo interno). Alla fine il rischio di andare a pescare bond o titoli poco adatti ad un investimento diretto e contenuto e' elevato. Se il Sig. Mario, dopo aver studiato le classifiche e i rating dei prodotti gestiti, volesse farsi un "giardinetto" con i migliori fondi per comparto, bilanciati da un paio di ETF, cosa realizzabile anche con 30-50.000 euro (cifra che pero non consente di accedere ai servizi di una SIM), dovrebbe fare il giro delle sette chiese, aprire un numero smodato di rapporti, avere difficolta' per bilanciare e ottimizzare il portafoglio: secondo voi e' plausibile ? No. Alternativamente, ma ancora meno plausibilmente dovrebbe cambiare banca, con tutto cio' che comporta. Sostanzialmente stesso problema riguarda i "promotori": sono o non sono professionisti abilitati da un esame ? Allora perche' devono essere monomandatari ? Se devono consigliare il cliente come possono farlo non avendo a disposizione il mercato ? Il piccolo e medio risparmiatore in questa situazione non avra' mai un "giardinetto" equilibrato, performante, diversificato e a rischio controllato. Avra' quello che trova nella propria banca o dal proprio promotore. In compenso alcune Sgr decisamente "scadenti" avranno una raccolta garantita dai propri canali a prescindere dalla qualita' dei propri prodotti e continueranno a stare sul mercato e rosicchiare commissioni (da cui la "notizia": <>), a scapito del Signor Mario e dei suoi simili. Quale soluzione ? Semplice: vuoi vendere fondi ? Li devi vendere tutti, ma proprio tutti (ETF inclusi), caricando ordinarie commissioni di negoziazione standard (per i tuoi e per quelli degli altri, ferme le commissioni del fondo) come per titoli azionari o i bond, con tutti i warning del caso prodotto per prodotto. Cominciamo a lavorare sull'ampiezza delle alternative di investimento, soprattutto quelle "fatte per il retail". In un simile sistema anche il processo di controllo sarebbe piu' agevole, la difesa delle banche contro accuse di "cattivi consigli" piu' difficile, e l'esclusione di prodotti rischiosi dal retail piu' praticabile. Temo pero' che una simile apertura vada a danneggiare il sistema delle banche che, attraverso le proprie SGR contituano a "piazzare" prodotti non efficienti ottenendo comunque risultati.