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  1. Armando Rispondi

    Sembrano tutti dimenticare che in Italia vige il bicameralismo perfetto. Ogni legge elettorle dovrebbe quindi essere replicata in entrambe le camere. E se invece fossero completamente diverse? Io dico: alla camera ci deve essere UN partito con maggioranza assoluta (uninominale a 2 turni?), mentre al senato proporzionale puro. Attendo commenti.

  2. Renzo Poser Rispondi
    Continua dalla precedente e-mail di pari oggetto: Da parte mia ritengo che il corpo elettorale non abbia espresso il desiderio di assegnare al Bianco il compito di governare, ma potrebbe invece aver espresso il desiderio opposto rispetto a quello che il sistema elettorale in atto avrebbe portato a convalidare. I tre casi presentati sono soltanto esempi. Potrei introdurne altri, quali ad es. il peso dei collegi, il diverso compartamento degli elettori nei vari collegi, ecc., tutti elementi che se li analizziamo bene portano al convincimento che col sistema maggioritario il risultato delle elezioni dipende in larga misura dal caso: tanto varrebbe gettare i dadi, alla faccia delle affermazioni di attaccamento ai principi della democrazia. Per fortuna o per sfortuna queste situazioni limite non si presentano frequentemente. Per sfortuna perché almeno così sarebbe immediatamente evidente a tutti la stoltezza di questo sistema. Per fortuna perché la realtà, molto più intelligentemente delle persone, opera in modo che queste situazioni non abbiano mai a presentarsi. Ma comunque su questi punti non varrebbe forse la pena farci sopra qualche riflessione? Grazie Renzo Poser
  3. Renzo Poser Rispondi
    Ho letto, come sempre, con molto interesse interventi e repliche su quell'annoso e dibattuto argomento che è il sistema elettorale. Per quanto mi riguarda, anche dopo le ultime riflessioni rimango della mia opinione che, parafrasando una frase tratta da un celebre film, se dovessi scegliere fra rappresentatività e governabilità sceglierei la rappresentatività tutti i giorni della settimana e due volt la domenica. Ma questa voglia non voglio controribattere, voglio solo introdurre un altro argomento che, mi chiedo, come mai è così negletto, quasi che politologi, politici, giornalisti, studiosi ecc. travassero indecente parlarne. Mi riferisco al banale metodo di calcolo, quelle attività meccaniche che si fanno per decidere chi è eletto e chi viene escluso. Eppure qualche riflessione su questio argomento sarebbe utile. Se mi permette le espongo qualche caso che in teoria potrebbero verificarsi e le chiedo se le considerazioni che se ne possono trarre non siano significative e non meriterebbero di un'attenzione che per ora è mancata. Innanzitutto, immagino, per semplicità, un sistema ripartito in 10 collegi elettorali (è un vincolo del sistema elettorale maggioritario che si debbano creare i collegi: è un sistema che non amo, preferisco il collegio unico nazionale. Anche questo è un argomento che meriterebbere una approfondita discussione). Per semplicità poniamo che tutti questi collegi abbiano un corpo elettorale costituito da 10.000 elettori ciascuno. I caso: Due partiti: Bianco e Blu (colori della Grecia) Il Bianco ottiene in ogni collegio 5.001 voti contro i 4.999 del Blu. Tutti e 10 i seggi vengono assegnati al Bianco, mentre il Blu, con quaso il 50% dei voti, non ha neanche il diritto di essere opposizione. L'opposizione è semplicemente cancellata: neanche nei più bui momenti del regime sovietico si era arrivato a tanto. II caso:Sempre due partiti: Verde e Rosso (Portogallo) In 9 collegi vince il Verde con 5.001 voti contro 4.999 del Rosso. Nel 10° collegio vince il Rosso con 9.009 voti contro 991 voti del Verde. Il Rosso con 54.000 voti è maggioranza assoluta del paese, avrebbe diritto a governare, ma col sistema maggioritario si prende solo un seggio. Che alla maggioranza dei voti popolari non corrisponda una maggioranza dei seggi assegnati è già successo, ma io lo trovo comunque ingiusto e non mi rassegno. Che Bush, che nel complesso dei vari stati aveva totalizzato uno scarto dal suo avversario di circa 450.000, sia stato eletto solo perché un pugno di afro-americani non ha avuto la possibilità di votare in Florida, non lo trovo democratico. III caso: Tre partiti: Bianco, Rosso e Verde. Supponiamo che in tutti e 10 i collegi vinca il Bianco con 3.400 voti mentre il Rosso e il Verde ottengono circa 3.300 voti ciascuno. In questo caso il Bianco ancora una volta fa il pieno, non lasciando neanche un seggio agli altri due partiti. Io non so come la pensiate voi. Da parte mia ritengo che il corpo elettorale non abbia espresso il desiderio di assegnare al Bianco il compito di governare, ma potrebbe invece aver espresso il desiderio opposto e quindi anche
  4. Matteo Barbero Rispondi
    Quello che, a mio modesto parere, tanto le riflessioni (per il resto, al solito, illuminanti) del Prof. Bordignon quanto i commenti dei lettori di LaVoce.info sembrano trascurare è che la questione della governabilità non è, se non in minima parte, una mera questione di sistema elettorale. I limiti della “svolta maggioritaria” impressa dal referendum elettorale del 1993 dipendono in gran parte dalla mancanza di idonee regole convenzionali che, integrando il corpus normativo costituzionale ed ordinario, garantiscano il funzionamento della nostra forma di governo secondo la logica del parlamentarismo maggioritario (e non del Parlamentarismo compromissorio). In questo senso (e non al fine di giustificare un inaccettabile ritorno al proporzionale puro), occorre porsi un problema di cultura politica, problema ahimè difficilmente risolvibile a colpi di riforme della legge elettorale.
  5. Carlo Danzi Rispondi
    La concezione della democrazia che ritiene accettabile un' inadeguata rappresentanza delle preferenze politiche espresse dalla collettività è opinabile. Oltre al problema della protezione delle forze di opposizione c'è quello della tutela delle possibili componenti della maggioranza che non condividono in tutto e per tutto le opinioni degli altri membri della compagine governativa. Gruppi di interesse consolidati esistono e prosperano in ogni paese indipendentemente dal sistema elettorale vigente. Il fatto che tali gruppi sponsorizzino dei candidati o dei partiti in paesi che adottano sistemi elettorali diversi fa ritenere che il modo di valutare i voti non sia di per sé garanzia di indipendenza degli eletti. Non è chiaro inoltre perché gruppi di interesse consolidati debbano necessariamente esser considerati necessariamente contrari a delle importanti riforme. Probabilmente le auspicano a loro vantaggio, ma non per questo vanno posti tutti sullo stesso piano. Tra un'organizzazione di volontariato per l'assistenza ai disabili ed una di criminali, ad esempio, ci sono delle apprezzabili differenze. La prevedibile maggior durata di un governo certamente può condizionare in modo determinante l'impostazione di una politica economica, ma non è di per sé garanzia di bontà dei risultati. Un sistema elettorale, in democrazia, non è il collante sufficiente a tenere insieme una compagine governativa quando i suoi componenti hanno opinioni inconciliabili. Visto ciò che nel XX secolo è successo in diversi paesi europei in cui i governi sono rimasi in carica molto più a lungo di quelli italiani non è possibile ritenere la durata di un governo sinonimo di progresso economico e civile del paese. Indubbiamente se i cittadini attribuissero ad una sola persona il potere di nominare e revocare i membri delle assemblee legislative e del governo avremmo governi più stabili ed indirizzi di politica economica duraturi quanto la legislatura, o forse quanto la volontà del Capo Supremo. Giudicare se un sistema monocratico sia democratico o no forse dipende molto dal concetto di democrazia che uno ha in mente.
  6. roberto puzone Rispondi
    Penso che la governabilità e il sistema di contropoteri siano un aspetto centrale della democrazia, ma che moltissimi aspetti legislativi, quindi parlamentari, necessitino di una rappresentanza al contrario che esalti le minoranze per proteggerle, penso a leggi sui diritti del singolo, ecc. Non e' possibile che in nome della governabilità economica ci si trovi con chi cambia la costituzione a suo uso e consumo o fa leggi liberticide per recuperare consenso. E non parlo solo di casi recenti. Credo si debba fare uno sforzo per separare le funzioni di governo che necessitano di un premio di maggioranza dagli altri aspetti legislativi. Quindi votare una rappresentanza proporzionale, votatando anche le allenze di governo, ma che il premio di maggioranza vada applicato come coefficiente ai voti dei rappresentanti di governo in parlamento solo su certi aspetti legislativi. Insomma ogni eletto ha un voto di peso variabile, non mi pare difficilissimo, se si vuole fare. Ci starebbe tecnicamente anche il premio di minoranza, con molta semplicità.