La legge elettorale andrebbe modificata, per eliminare la quota di seggi ancora assegnata con il proporzionale. Renderebbe più compatti gli schieramenti di maggioranza e opposizione, aumentando la capacità di decidere del governo e rafforzando la tendenza al bipolarismo. Ma una riforma di questo tipo cambierebbe i rapporti di forza soprattutto all’interno delle coalizioni e dunque non si trova una maggioranza disposta ad approvarla. Ecco perché si preferisce discutere della forma dello Stato e delle regole di governo.

Passato lo scoglio delle elezioni europee e il voto per le amministrative, forse l’orizzonte politico tornerà ad allungarsi e a concentrarsi sulle questioni più importanti da affrontare nella seconda parte della legislatura. Tra queste, la più importante di tutte è la riforma della Costituzione.

Una doppia competizione

L’opinione prevalente, sia nella maggioranza che nell’opposizione, è che oggi in Italia la questione istituzionale riguardi soprattutto due aspetti: la forma dello Stato (unitario o federale) e le regole di governo (poteri del primo ministro, sfiducia costruttiva, scioglimento anticipato delle camere). Pochi accenni, invece, alla riformare della legge elettorale. Eppure, il risultato delle elezioni europee ha mostrato ancora una volta quanto sia importante questa riforma.
In una democrazia che funziona bene, le elezioni sono il momento in cui gli elettori giudicano l’operato del governo in carica. Se contenti, lo votano di nuovo. Altrimenti, votano per l’opposizione. La competizione tra governo e opposizione stimola entrambi a perseguire gli interessi della maggioranza dei cittadini.

Ma nel nostro sistema politico, le elezioni non decidono solo chi vince tra maggioranza e opposizione. Stabiliscono anche chi vince e chi perde all’interno dei due schieramenti.
Questa seconda forma di competizione elettorale, tutta interna ai due schieramenti, ha solo effetti deleteri: aumenta la paralisi decisionale del governo, accorcia l’orizzonte politico, rende più difficile valutare l’operato di governo e opposizione.
Cosa cambierà ora in seguito alla sconfitta elettorale alle europee di Forza Italia e alla vittoria dell’Udc o di altri partiti della coalizione? Qualche scambio di poltrone, ma nessuna svolta nelle politiche del governo. E tutti i partiti della coalizione governativa affileranno ancora di più le armi in vista delle prossime elezioni, non per contrastare l’opposizione, ma per superare i loro concorrenti più temibili, gli alleati.
Il permanere di una quota di seggi assegnati con il metodo proporzionale è la causa principale di questa distorsione atavica del nostro sistema politico, per due ragioni. Primo, la quota proporzionale favorisce la frammentazione dei partiti politici. Secondo, acuisce il conflitto all’interno della coalizione di governo, perché tutti i partiti che la compongono competono tra loro per la quota proporzionale.
Chi difende la legge elettorale proporzionale spesso lo fa anche in base all’argomento che comunque l’Italia non arriverebbe al bi-partitismo, neanche con un sistema interamente maggioritario. Questo è probabilmente vero, ma non coglie il punto.

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Con una legge elettorale maggioritaria, i partiti di governo sarebbero costretti a spartirsi i seggi in cui presentare i loro candidati (e altrettanto farebbe l’opposizione). In ogni seggio sarebbe presente un solo candidato della coalizione di governo (e un solo candidato “serio” dell’opposizione).
Ciò renderebbe i partiti di governo alleati e non più concorrenti; il nemico comune sarebbe il candidato dello schieramento opposto. Un minor conflitto elettorale tra i partiti di governo aumenterebbe la capacità di decidere, rinforzerebbe comunque la tendenza verso il bipolarismo, e faciliterebbe il compito degli elettori nella scelta tra maggioranza e opposizione.

Un “comma 22” per la legge elettorale

Naturalmente tutto questo non basta. Anche se auspicabile , la riforma della legge elettorale resta quanto mai improbabile. La ragione è che qualunque ipotesi di riforma aprirebbe conflitti laceranti all’interno sia della coalizione di governo che dell’opposizione.
È quasi un paradosso. Bisognerebbe cambiare la legge elettorale per rendere i due schieramenti più compatti e capaci di governare. Ma poiché una nuova legge elettorale cambierebbe i rapporti di forza soprattutto all’interno dei due schieramenti, non si trova una maggioranza disposta a cambiarla.
Pertanto, se questa legislatura approverà una riforma della Costituzione, essa riguarderà aspetti più “neutri” e meno trasversali ai due schieramenti, come appunto le regole di governo. Ma non facciamoci illusioni che ciò serva davvero. Rafforzare i poteri del primo ministro o imporre la sfiducia costruttiva può aiutare ad alleviare i sintomi, ma non cura il male. Per curare davvero il male che blocca il nostro sistema politico, bisognerebbe intervenire sulla legge elettorale.

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