L’analisi del profilo del voto per regione in rapporto alle previsioni della vigilia suggerisce che a determinare il risultato elettorale in Spagna è stata la maggiore affluenza alle urne rispetto alle elezioni precedenti e che a influenzare la scelta verso il partito socialista è stato soprattutto il modo in cui il Governo ha gestito il post-11 marzo. Un Governo può cercare di influenzare i media e in particolare la televisione pubblica a vantaggio delle sue posizioni politiche, ma è molto alto il rischio di perdere credibilità.

Alcuni osservatori hanno interpretato la vittoria del partito socialista nelle elezioni in Spagna del 14 marzo come una vittoria dei terroristi islamici in Europa. Con il terrore avrebbero indotto gli spagnoli a votare per quel partito socialista che aveva espresso dubbi sull’alleanza con gli Stati Uniti nella guerra in Iraq e il cui candidato primo ministro aveva promesso, ben prima dell’11 marzo, il ritiro delle truppe spagnole dall’Iraq in caso di vittoria.

Uno scarto sempre più ridotto

Ma questa interpretazione non regge all’analisi dei risultati del voto per regione e in rapporto ai sondaggi della vigilia.
Nelle due settimane precedenti le elezioni, il partito socialista stava rapidamente recuperando lo svantaggio nei sondaggi, aiutato da una campagna elettorale intelligente, da un programma che prometteva di mantenere quanto di buono c’era nelle politiche del passato e da critiche fondate di alcuni effetti negativi della politica economica del Governo su temi come la casa, la legislazione sul lavoro, l’educazione e le politiche sociali.
Il primo grafico, che utilizza dati del sondaggio giornaliero di Opina, mostra come l’8 marzo lo scarto tra i due partiti si fosse ridotto. E poiché i risultati di questi sondaggi sono ricavati dalla media di cinque giorni di rilevazioni, l’8 marzo la distanza avrebbe potuto essere anche inferiore ai 2,5 punti percentuali indicati. La legge spagnola impedisce di rendere pubblici i risultati dei sondaggi nei cinque giorni precedenti le elezioni, quindi non possiamo sapere se il trend di avvicinamento sarebbe continuato fino all’11 marzo. Tuttavia, i sondaggi effettuati dai partiti davano Psoe e Pp alla pari il giorno prima dell’attacco terroristico.

 

Fonte Cadenaser

Il secondo grafico mostra la crescita della partecipazione al voto, l’elemento chiave del risultato elettorale.
L’affluenza alle urne è stata più alta dell’8,5 per cento rispetto alle elezioni del 2000.
Nel Paese basco (le tre province di Alava, Guipozcoa and Vizcaya indicate nelle figura) è cresciuta del 12 per cento.
Per la Spagna nel suo insieme, ogni punto percentuale in più di affluenza alle urne significa 350mila voti: la differenza tra il 2000 e il 2004 è, quindi, di 2,9 milioni di voti.
Secondo rilevazioni effettuate dopo le elezioni, l’8 per cento dei votanti ha deciso di recarsi alle urne dopo l’11 marzo: sono 2,1 milioni di voti. Il 14 marzo il Psoe ha ottenuto 2 milioni di voti in più rispetto al 2000 e 1,3 milioni in più del Pp nel 2004.

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Un’indicazione degli effetti dell’11 marzo sui flussi di voto si può avere dai grafici 3 e 4.
Comparano le percentuali di voto ottenute dal Pp e dal Psoe nel 2000 e nel 2004 con i risultati di un sondaggio effettuato da un istituto specializzato in sondaggi d’opinione, il Centro de Investigaciones Sociológicas (Cis).
Nel 2004 il Pp ha ottenuto 7 punti percentuali in meno del 2000 e 4,5 punti percentuali in meno di quanto previsto dal Cis. Il Psoe invece ha guadagnato 8,5 punti percentuali sul 2000 e 7 punti percentuali su quanto indicato dal Cis. Nel Paese basco, la perdita del Pp è stata più alta e la crescita del Psoe più bassa perché i partiti nazionalisti hanno beneficiato anch’essi della maggiore affluenza alle urne.

 

Fonte Cadenaser

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Chi ha influenzato il voto. Quanti di questi voti siano stati una reazione all’11 marzo e agli eventi che ne sono seguiti non lo sapremo mai. Ma l’elemento che probabilmente ha maggiormente influenzato il voto degli spagnoli è stato il modo in cui il Governo ha gestito il dopo-attacco.
Il Governo ha cercato con molta forza di convincere l’elettorato che la responsabilità dell’attacco era dell’Eta e non del terrorismo islamico. Il primo ministro ha telefonato personalmente ai direttori dei più importanti quotidiani per dire loro che il gruppo terrorista responsabile era “sicuramente Eta”. Lo stesso messaggio è stato fatto arrivare ai corrispondenti di giornali e televisioni straniere. E agli ambasciatori spagnoli nel mondo è stato dato l’ordine di sostenere questa linea. Ovviamente, con questa posizione il Governo cercava di favorire le sue chance elettorali perché la forte opposizione a Eta è un valore cardine del Pp, o almeno cercava di minimizzare le conseguenze elettorali della catastrofe dell’11 marzo.
Molto presto, però, è diventata evidente la responsabilità dei terroristi islamici. E il Governo si è trovato in una posizione assai debole.
Una rettifica implicava non solo il risveglio dei forti movimenti contro la guerra in Iraq che avevano percorso la Spagna un anno fa, ma anche il riconoscimento di aver cercato di manipolare l’informazione per ottenere un risultato migliore alle elezioni.

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La sola scelta possibile era cercare di guadagnare tempo, rimandando il momento della rivelazione delle informazioni sull’attacco, per minimizzarne gli effetti negativi sul risultato elettorale. La reazione delle persone è stata inarrestabile.
Le manifestazioni spontanee di sabato notte, che chiedevano la verità su quanto accaduto, hanno creato lo stato d’animo per una massiccia partecipazione al voto, che ha spinto il partito socialista verso la vittoria.
Ci sono importanti lezioni da imparare. Un Governo può cercare di mettere le sue forti mani sui media, e in particolare sulla televisione pubblica, per influenzare l’informazione a vantaggio delle sue posizioni politiche.
Il costo è la perdita di credibilità.
E quando arriva un’emergenza della portata dell’11 marzo, ciò di cui ha più bisogno un Governo è la fiducia della gente. Il Governo spagnolo non ha potuto contare su questa fiducia dopo aver portato la Spagna nella guerra in Iraq contro l’opposizione di oltre il 90 per cento degli spagnoli, e dopo aver abusato della televisione pubblica per sostenere le sue posizioni su molte altre questioni.
I leader politici non devono solo avere forti convinzioni su temi rivelanti come il terrorismo, ma devono anche essere capaci di comunicare queste convinzioni in un modo credibile.

 

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