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  1. Gino Spadon Rispondi
    Ho visto che in questi giorni avete prestato particolare attenzione ai problemi strutturali che incidono sulla spesa sanitaria. Al di là di questi problemi di ordine generale vorrei segnalarvi una prassi che, riguardando almeno il 40% degli assistiti, comporterebbe, una volta corretta, ragguardevoli risparmi. Sia il caso, comunissimo, di un assistito indirizzato dal suo medico di base presso uno specialista e da questi invitato a effettuare un esame diagnostico (di laboratorio o strumentale) al fine di dare più ampio fondamento alla diagnosi. Questo semplice iter, che implica defatiganti attese per l'ottenimento di 3 impegnative e per l' effettuazione di 3 prenotazioni presso i centri Ulss, comporta anche, da parte dell'assistito, il pagamento di 3 ticket e, da parte del Servizio Sanitario Regionale, il versamento di un doppio compenso per il medico specialista: uno per la visita e uno per la lettura del referto relativo all'esame diagnostico da lui stesso prescritto. Ora, è proprio l'assurdità del secondo pagamento che io ho segnalato all'Assessorato Regionale alla Sanità del Veneto, il quale mi ha risposto giustificandolo con il fatto che, essendo la visita specialistica e la lettura del referto due atti distinti, essi vanno distintamente remunerati. Giustificazione evidentemente capziosa poiché i due atti, diversi per successione temporale, sono in realtà strettamente solidali: senza la visita, infatti, non ci sarebbe esame diagnostico, senza lettura del referto la visita rimarrebbe tronca di senso. Del resto, a testimonianza di questa interdipendenza dei due atti sta il 3° comma del DGR della Regione Veneto n°4776 del 30.12.1997 il quale statuisce di "ricomprendere nella visita medica o nella prestazione principale ogni procedura accessoria, ma qualificante la buona pratica medica". Se così stanno le cose, perché non procedere come segue? Una volta ritirato il referto dell'esame diagnostico, l'assistito potrebbe inoltrarlo (per via postale, via fax, o direttamente) allo specialista che l'ha prescritto. Solo quando questi (ma è ben lungi dall'essere sempre il caso) ritenesse necessario o un nuovo esame diagnostico o una nuova visita, l'assistito verrebbe invitato a ripresentarsi al centro specialistico previa nuova impegnativa e pagamento di nuovo ticket. Questa soluzione di buon senso concorrerebbe a disintasare i centralini di prenotazione, a sfoltire le liste di attesa e a ottenere un grande risparmio di tempo, di fatiche e di denaro sia pubblico che privato. Gino Spadon