Meno ambiente vuol dire meno benessere. È utile modificare le statistiche sulla crescita in modo da comprendere gli effetti dei danni ambientali? E in ogni caso non sarebbe corretto sviluppare misure del benessere che tengano conto della qualità dell’ambiente? I contributi di Enzo Di Giulio e Giorgio Nebbia sul tema.

 

 

 

Tonnellate, non soldi

Giorgio Nebbia

Alla domanda "come va l’economia?" gli economisti rispondono spiegando quanto è aumentato, nel corso dell’anno, in percentuale rispetto a quello precedente, un magico indicatore chiamato Pil, il prodotto interno lordo. Se aumenta del 3 o 4 per cento i governi sono contenti; se aumenta del mezzo o dell’uno per cento i governi sono tristi.

Cos’è il Pil

Ma che cosa significa questo numero e le sue variazioni sono "per cento" di che cosa ? Il Pil è una grandezza inventata dagli economisti negli anni Trenta del Novecento per indicare quanto denaro "passa attraverso" una economia: quanto denaro un datore di lavoro dà ai lavoratori che fabbricano scarpe o automobili, quanto denaro l’imprenditore guadagna vendendo le scarpe o le automobili; quanto denaro spende il lavoratore per comprare le scarpe o le automobili, quanto denaro lo Stato preleva come tasse da ciascuno di questi passaggi e quanto denaro così raccolto lo Stato spende per gli ospedali, le scuole e le pensioni.
Gli inventori del Pil hanno architettato vari artifizi per evitare le duplicazioni dei passaggi di denaro e, alla fine, il Pil indica quanto denaro viene spese dalle famiglie e dallo Stato per far vivere i cittadini.

Gli uffici statistici e i ministeri dell’Economia pubblicano i risultati di tutti questi traffici. Tanto per avere un’idea, il Pil italiano del 2002 è stato di circa 1.260 miliardi di euro, pari a circa 22mila euro (circa 44 milioni di vecchie lire) all’anno per persona.

A ben guardare, i cittadini per vivere "usano", o, come si suol dire, "consumano", non soldi, ma scarpe, patate, automobili, frutta, carta, computer , e innumerevoli altre cose fisiche, materiali. Anche per avere informazioni occorre la carta dei giornali o la televisione con i suoi fili e video; per avere la bellezza occorrono sapone e vestiti; per avere la salute occorrono macchinari e letti di ospedale, eccetera. Insomma, la vita e il benessere dipendono non dai soldi, ma dalle cose, dalle merci, dagli oggetti fabbricati e venduti.

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La contabilità in unità fisiche

Da qualche tempo a questa parte, un crescente numero di studiosi si sta interrogando su quanti chili o tonnellate di materia "ci sono dentro" mille euro o dentro i 1.260 miliardi di euro del Pil del 2002.
Gli economisti dei soldi fanno quadrare i soldi che entrano ed escono in un paese in un anno con artifizi contabili e approssimazioni dalle quali, però, purtroppo sfugge la parte destinata all’evasione fiscale, alla corruzione, ad attività criminali, a esportazioni o importazioni clandestine.

In una contabilità in unità fisiche, invece, le cose che sfuggono sono di meno.
Una persona disonesta può costruire una casa abusiva, ma deve pur comprare il cemento e gli infissi; una persona corrotta o criminale deve pur spendere i soldi malamente ottenuti per comprare uno yacht, di cui restano tracce nelle tonnellate di metallo o di plastica impiegati per costruirlo, o qualsiasi altra cosa materiale.

Le contabilità nazionali in unità fisiche ubbidiscono a una ineluttabile legge di natura, quella della "conservazione della massa". Tutta la materia che entra in un anno nei vari settori della produzione o dei consumi finali deve ritrovarsi, alla fine, o nei rifiuti o in manufatti a vita lunga (edifici, ponti, macchinari, autoveicoli).
Insomma, fatti opportuni rilevamenti e con adatte convenzioni, la contabilità economica in unità fisiche non ammette furbizie o omissioni o frodi.

I risultati (sia pure aggregati) della contabilità in unità fisiche per l’Italia per il 2000 sono pubblicati nel fascicolo di luglio-agosto 2003 della rivista "Verde Ambiente" di Roma.
Nel 2000, l’economia italiana è stata attraversata da oltre sei miliardi e mezzo di tonnellate di materiali, compresi l’anidride carbonica usata per la fotosintesi dei raccolti agricoli, l’ossigeno per le combustioni dei prodotti petroliferi e per la respirazione degli animali e dei cittadini, compresa l’anidride carbonica immessa nell’aria e responsabile dell’effetto serra, compresi cento milioni di tonnellate di rifiuti solidi, circa mezzo miliardo di tonnellate di sabbia, ghiaia, pietre.

Sulla base di tali dati è stato calcolato un "prodotto interno materiale lordo", formalmente simile al Pil, ma espresso in tonnellate, che è risultato, sempre per il 2000, di 860 milioni di tonnellate.
Si tratta di quindici tonnellate per persona, di 740 tonnellate per milione di euro del 2000.
I dettagli del calcolo permettono di sapere esattamente quante tonnellate di materia entrano nei processi di produzione dell’acciaio, quanto tonnellate di acciaio, di vernici e di plastica entrano nell’industria che produce automobili; quante tonnellate di grano o di cioccolata o di imballaggi sono richiesti dall’industria agroalimentare per produrre pane e biscotti e carne in scatola; quante tonnellate di carta, carne in scatola, acqua in bottiglia, verdura sono assorbiti dai negozi e distributori. E, infine, quante tonnellate di benzina, carne, acqua in bottiglia, carta sono assorbiti dalle famiglie e dai consumatori finali, cioè ciascuno di noi.

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Chiudendo il cerchio, si può sapere da quali settori (metallurgia, chimica, trasporti, famiglie), e in quale quantità, viene l’anidride carbonica immessa nell’aria e responsabile dell’effetto serra. Oppure: se una legge impone di diminuire le emissioni di gas serra nell’aria, quanta benzina di meno si deve consumare, quanto gasolio o metano di meno si deve usare per scaldare le case? E si può avere la risposta a molte altre simili utili domande

Per farla breve, la contabilità fisica dell’economia mostra che in Italia una persona per muoversi, abitare, leggere, andare in vacanza, e anche per essere felice e fare l’amore, non può evitare di contribuire alla movimentazione, ogni anno, di una massa di materiali che è 250 volte il proprio peso.

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