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  1. Anonimo Rispondi
    Assumiamo la buona fede, e che esistano dei banchieri e degli avvocati onesti. Allora la differenza tra una vendita tra "privati" ed una al "pubblico" risiede essenzialmente nelle garanzie. Nel caso di vendita a dei soggetti ben identificati la due diligence, svolta dal compratore, serve a limitare le garanzie (in inglese representations and warranties) che il venditore concede al compratore. Nel caso di offerta al pubblico non c'e' nessun limite alle garanzie, la società e' responsabile per il 100% delle informazioni contenute nel prospetto di quotazione. Cio' significa che, se dopo la quotazione, ad esempio il patrimonio netto non era quello dichiarato il risparmiatore ha diritto di rivalersi nei confronti della società. Simmetricamente nel caso di informazioni non incluse nel prospetto, la società emittente risponde di fronte a tutti i suoi nuovi azionisti. Nel caso di omissioni anche le banche collocatrici possono trovarsi coinvolte se si dimostra che avrebbero, con normale due diligence, potuto accorgersi del problema. E' anche per questo che in un processo di quotazione gli studi legali sono almeno due, uno che consiglia la società e l'altro che supporta le banche. Queste ultime si trovano nella classica posizione dell'intermediario venditore sottoposto a tutti gli incentivi tipici di chi per vendere desidera presentare bene la sua "merce" ma presta attenzione a non deludere e/o perdere la propria clientela, se vende prodotti cattivi o gioca sporco. In realtà se la società, gli avvocati ed i banchieri dichiarano di non sapere una cosa che sanno o falsificano i dati, sono disonesti e basta, e lo sarebbero con qualunque meccanismo regolamentare. E' una pia illusione che i meccanismi (anche se disegnati dagli economisti) siano in grado di implementare l'onesta'. Vale la pena sottolineare che vi e' un'intera sezione del prospetto informativo dedicata ai c.d. "risk factors" dove la società rappresenta i rischi del proprio business. Una rapida scorsa a questa sezione di alcuni prospetti recenti, vi indurrà a pensare che piu' che un problema di "imbelletamento" siamo davanti ad un problema di semiotica. Il prospetto NON e' un documento alla portata del risparmiatore medio, o meglio se lo leggesse ed fosse sano di mente non comprerebbe le azioni della maggior parte delle sfociata quotate. Questo si', dovrebbe essere cambiato; obblighiamo allora chi si quota a produrre una versione dell'informativa accessibile a tutti i cittadini ed "insegnamo" a chi compra che leggerla e' importante, ma questa e' un'altra storia ... Giovanni Canetta
    • La redazione Rispondi
      Carissimo dr. Canetta e' verissimo che non c'e' meccanismo di incentivo che sia sufficiente. Il rischio che qualcuno decida di comportarsi in modo meno che onesto c'e' e ci sara' sempre. Pero' osservo che viviamo in un paese ove i controlli ex post (l'enforcement della norma) sono deboli, dentro e fuori i mercati azionari. E mi riferisco all'enforcement sia da parte del sistema giudiziario, la cui lentezza e il cui formalismo sono leggendari, sia da parte del mercato, poiche' i meccanismi di reputazione funzionano malissimo, per ragioni che sarebbe troppo complesso sviscerare in questa sede. Il fatto poi che la Consob sia tradizionalmente molto poco incisiva aggrava ulteriormente la situazione. E allora vorrei vedere dei controlli ex-ante piu' stringenti, che invece mancano. La questione della leggibilita' dei prospetti che solleva e' molto importante, ma e' anche una questione di contenuti. Anche perche' vi sono alcune informazioni chiaramente verificabili a priori (il patrimonio netto), altre meno (le aspettative di sviluppo future, ad esempio). E allora sarebbe almeno altrettanto importante poter sapere su quali assunzioni si basa il prezzo che viene proposto al mercato. Credo sia evidente - in pratica - che il prezzo dipende in modo preponderante da quello che si ritiene siano disposti a pagare gli investitori. Ma qualcuno si prende la briga di dire agli investitori "stimiamo che il valore dell'impresa - e quindi delle azioni - sia proprio Y, quello che vi chiediamo di pagare perche' crediamo che nel futuro i cash flow saranno questi..."? Se non si dichiarano queste cose, il timore che si stia cercando di far pagare Y sulla base di aspettative reddituali non plausibili e' legittimo (e talvolta e' pure fondato). E' troppo facile, a posteriori, giustificare una sopravalutazione di un'impresa sulla base di un andamento deludente dei mercati. Deludente rispetto a cosa? se si dichiarasse prima apertamente quali sono le ipotesi sulle quali si basa il prezzo richiesto, tutto sarebbe piu' chiaro. Anche qui, e' solo questione di trasparenza... Cordialissimi saluti Carlo Scarpa