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  1. Antonio Scialà Rispondi
    Se vogliamo utilizzare uno schema di domanda e offerta per analizzare il mercato del lavoro italiano dei laureati penso che il mercato del lavoro altamente qualificato in Italia sconti gravi deficienze dal lato della domanda, a causa soprattutto della nostra struttura industriale nella quale è sostanzialmente assente la grande industria. Poi c'è l'assenza di una cultura dell'investimento in ricerca e sviluppo. Per quanto riguarda la rilevanza dei legami informali ti segnalo un, a mio avviso ottimo, lavoro di Michele Pellizzari dal titolo "Do Friends and Relatives Really Help in Getting a Good Job?". Vorrei chiederti un esempio di "istituzione che favorisca l'incontro tra domanda e offerta" cui pensi nel mercato delle alte qualifiche.
    • La redazione Rispondi
      Gentile Antonio Scialà, sono d'accordo con lei: la domanda di lavoro spiega buona parte delle anomalie e credo, nel mio breve intervento, di averlo sottolineato. Conosco l'articolo di Pellizzari e i suoi risultati (l'impatto dell'uso dei legami informali sul salario varia da paese a paese) sono consistenti con i miei: io provo a spiegare le differenze distinguendo fra diversi legami, Pellizzari si concentra sulla domanda di lavoro. Se le interessa trova una versione preliminare del mio paper sul mio sito personale. Le istituzioni alle quali penso sono prima di tutto gli uffici di job-placement nelle università. Inoltre credo che un sistema di valutazione più ragionevole (oggi circa il 25% dei laureati esce con 110) e percorsi educativi più differenziati permetterebbero alle imprese di avere più informazioni sulla qualità dei curricula. In Giappone per esempio vi è un rapporto molto più stretto fra professori universitari e imprese. In Francia le Scuole Superiori offrono spesso una preparazione diversa da quelle delle università. Sono sistemi criticabili, ma a mio avviso più ragionevoli. Temo che, in questo senso, la riforma "al ribasso" del 3+2 rischia di peggiorare le cose.