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  1. Riccardo Mariani Rispondi
    E’ singolare che il caso Parmalat abbia avuto tra i suoi effetti quello di intaccare il “mito” della stabilità. A quanto pare quando la si persegue in via preventiva necessitano capri espiatori su cui scaricare i rischi in eccesso del sistema bancario; quando la si persegue come rimedio estremo (salvataggi di e tramite banche) deresponsabilizza i soggetti di mercato. Ripiegare sulla trasparenza come bene assoluto è pericoloso. Il numero ottimale di fallimenti non è zero, la trasparenza è costosa, oltre un certo limite strangola i mercati e, a quanto pare, delle informazioni distribuite il risparmiatore italiano non saprebbe che farne visto che considerarlo un soggetto consapevole sarebbe fuorviante. Non resta che istituire un nuovo controllore che persegua la via maestra del “giusto mezzo”. Ma anche questa è irta di insidie. Come ogni soluzione pragmatica apre a comportamenti discrezionali la cui dannosità già conosciamo fin troppo bene (qual è stato il criterio adottato per impedire in passato alcune fusioni bancarie?). Se si prende a modello il Regno Unito allora bisogna considerare che quella è una delle piazze più concorrenziali, le banche che operano lì sono in testa alle classifiche europee di redditività nei loro settori, il dinamismo è la norma e molti colossi pre-deregulation sono spariti. Forse tutto ciò non è un caso, la concorrenza può avere un ruolo nel creare un buon mix di stabilità e trasparenza, per esempio: 1) i fallimenti premiano i migliori ed impediscono che situazioni critiche si trascinino nel tempo 2) quando “scalare” l’ avversario è facile i managers si controllano a vicenda e sono incentivati a diffondere informazioni (i colleghi, di solito, sono ben informati) 3) elementi di imprenditorialità nella giustizia (class action, sfruttamento dei whisleblower) migliorano i controlli ex post. Da noi alcuni elementi non ci fanno cogliere questo contributo, per esempio il veto all’ entrata dello straniero, oppure il ruolo che ancora hanno le Fondazioni (e quindi la politica) nell’ azionariato delle banche, ancora, un sistema inquisitorio imperniato sugli Ordini professionali e sul monopolio delle Procure. Si potrebbe continuare. Viene il dubbio che il preteso nesso di causalità tra trasparenza e stabiltà da un lato ed efficienza dall’ altro sia, almeno in parte, da rovesciare. Saluto cordialmente.
    • La redazione Rispondi
      La concorrenza è certamente un elemento che potrebbe avere effetti molto positivi su mercati poco dinamici come quello bancario italiano. E' del tutto lecito sostenere che da questo punto di vista Bankitalia non è esente da responsabilità, essendosi comportata come una tutrice delle banche (ponendole al riparo da scalate ostili, ma non evitando derive pericolose - remember Banco di Napoli) più che come un autentico watchdog. Resta però il fatto che il caso Parmalat ci dice qualcosa di più e di diverso: senza una rete di controlli (interni ed esterni) indipendenti ed efficienti i mercati finanziari si trasformano nel Far West. Se poi si declina la stabilità bancaria come un elemento configgente con l'interesse degli investitori..