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  1. G. Dalla Zuanna Rispondi
    Nessuno sta cercando di capire se altre società si trovano. oggi, nelle condizioni di liquidità e debitorie segnalate dall'articolo in oggetto? Mi sembra impossibile che Parmalat fosse un "unicum", e nessun altro abbia tentato, o stia tentando, di comportarsi allo stesso modo. Forse questo tipo di analisi permetterebbero di prevenire nuovi disastri.
    • La redazione Rispondi
      L'analisi sulla base della quale ho cercato di dimostrare che il rischio di Parmalat, prescindendo dai falsi contabili, era maggiore di quello che scontava il mercato può essere certamente applicata ad altre aziende. Ma non è detto che da sola basti a capire sempre lo stato di salute di un'azienda. Non vorrei che i lettori, almeno quelli meno esperti di certi problemi, arrivassero alla conclusione errata che basti guardare i soli dati indicati nell'analisi per capire sempre le effettive condizioni economiche e finanziarie di una società. La realtà è spesso molto più complessa e il lavoro dell'analista finanaziario è un lavoro difficile e costoso. Tuttavia oggi vi sono le tecniche e gli strumenti di analisi adeguati che se ben applicati da analisti professionali consentono di verificare in modo corretto il rischio finanziario di un'azienda o di un investimento. Un'analisi finanziaria effettuata in modo corretto e con indipendenza di giudizio costituisce forse la migliore "assicurazione", anche più di tanti controlli e controllori, contro il verificarsi di eventi come quello di Parmalat. gm
  2. francesco zanotti Rispondi
    E' certamente vero come dice Montesi che una analisi patrimoniale, economica e finanziaria di tipo professionale (e non amicale) avrebbe dovuto segnalare anomalie. Ma vorrei aggiungere un'altro contributo: sarebbe stato possibile segnalare anomalie anche molto prima analizzando la situazione strategica di Parmalat. Si sarebbe individuato che il tipo di competizione con la quale l'impresa doveva confrontarsi e le strategie poste in atto non potevano consentire una produzione di cassa. Non parlo delle strategie di acquisizione, ma delle strategie di gestione del core business. Purtroppo la cultura strategica (soprattutto quella più recente) non è patrimonio comune nel mondo finanziario. Una delle riforme più rilevanti sarebbe quella di rendere disponibile a imprenditori, amministratori, revisori e banche questo tipo di cultura.