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Se una sera d’autunno una famiglia

Le sorprese, spesso spiacevoli, di un viaggio in treno da Milano a Venezia: dal riscaldamento della carrozza che non funziona al notevole ritardo accumulato su un tragitto tutto sommato breve. E, una volta arrivati, la richiesta del bonus per il rimborso del supplemento Intercity si trasforma in un percorso a ostacoli dagli esiti imprevedibili, soprattutto per i tanti turisti stranieri. Una disavventura ferroviaria forse legata all’abbandono del sistema incentivante di aumento delle tariffe.

Un venerdì pomeriggio di ottobre la ristretta famiglia di chi scrive si mette in viaggio. Destinazione Venezia.

Con il treno Intercity da Milano delle 17,05 (n. 643). I tre si trovano alla stazione centrale con almeno 20 minuti di anticipo, per fare le cose con calma. Dopo pochi minuti, la monotona voce dello speaker annuncia che l’Intercity 643 (proveniente da Savona) viaggia con 20 minuti di ritardo. In realtà arriva con 25 minuti di ritardo e riparte con 30 minuti di ritardo. In compenso, nella carrozza dove abbiamo i posti prenotati (prima classe) il riscaldamento non funziona. Essendo venerdì pomeriggio, ovviamente non c’è un solo posto libero in tutto il treno, anzi ci sono molti passeggeri in piedi. Impensabile perciò cambiare carrozza in cerca di tepore. La prospettiva del week-end veneziano addolcisce l’umore e scalda i cuori; ai corpi pensano giacconi e sciarpe. Leggere non è comodissimo, così infagottati, ma pazienza.

Ammirando la pianura lombarda

Ciò che più allarma gli adulti della famiglia è che il treno, ogni pochi chilometri, rallenta e si ferma nel bel mezzo della semi-cementata pianura lombarda. Riusciamo ad arrivare a Brescia con 45 minuti di ritardo, che diventano 60 a Verona, 75 a Vicenza, 80 a Padova. Nessuna comunicazione attraverso il sistema audio del treno per spiegare ciò che sta accadendo: un controllore di passaggio dice che il sistema audio è guasto. L’arrivo a Venezia era previsto per le 20,06, dopo 181 minuti di percorso; il treno apre le porte alla stazione di Santa Lucia alle 21,36: abbiamo impiegato 271 minuti, 90 di ritardo, il 50 per cento in più del tempo di viaggio previsto dall’orario.

Alquanto stralunati, scendiamo dal treno, convinti di avere, in realtà, viaggiato su una tradotta e decisi a ottenere il “bonus” (sostitutivo del rimborso) previsto per chi abbia la prenotazione sugli Intercity che arrivano con 30 o più minuti di ritardo. Come noi la devono pensare molti altri passeggeri, se nei pressi della biglietteria si crea una piccola folla. Con sorpresa di tutti, proprio mentre i primi di noi arrivano all’unico sportello aperto, l’impiegato dietro il vetro abbassa la “veneziana” (molto appropriata al luogo, del resto) ed espone con mossa fulminea il cartello di “chiuso”. Qualcuno protesta vibratamente, battendo le nocche sul vetro e chiedendo che lo sportello venga riaperto. L’impiegato, inviperito, accusa il passeggero esasperato di maleducazione e chiama la polizia. Finalmente, penso io, avremo modo di esporre il caso a chi saprà far valere i nostri diritti.

Il bonus dei desideri

Due giovani agenti arrivano in men che non si dica. Mi faccio carico di presentare la situazione. Imbarazzati, gli agenti si allontanano per andare a chiedere spiegazioni in biglietteria. Dopo poco ritornano (ancor più imbarazzati) con la spiegazione: a causa di carenze di personale la biglietteria di Venezia chiude alle 21,30 e, in ogni caso, i bonus per i ritardi vengono consegnati soltanto fino alle 18,30. E chi arriva, in ritardo, dopo quell’ora? Non deve preoccuparsi: può tornare in stazione entro quindici giorni dopo l’arrivo (entro l’ora prevista) e ottenere il sospirato bonus. Così, deve perdere altro tempo, oltre a quello perduto sul treno e davanti alla biglietteria. Per noi è meno grave: in fondo la domenica dobbiamo ripassare in stazione per tornare a Milano; la perdita di tempo sarà minima. Spieghiamo in inglese a una disorientata turista giapponese, in cerca di un biglietto per Budapest, che Venezia in fondo non è la città più turistica del mondo e che non ci si arriva normalmente in treno e che, quindi, la biglietteria ferroviaria osserva, a buon diritto, un orario da stazioncina di provincia. Non sembra che la fanciulla apprezzi la sottile ironia. Intirizziti, usciamo dalla stazione intorno alle 22. Arriviamo due ore dopo il previsto a casa degli amici che ci aspettano. L’incanto di Venezia e la piacevole compagnia ci fanno dimenticare la brutta serata ferroviaria.

Puntigliosi, però, la domenica pomeriggio, verso le 17,50, ci presentiamo alla biglietteria (il nostro treno per Milano parte alle 18,25). Le sorprese non finiscono mai. Ci viene gentilmente detto che, per il bonus, dobbiamo rivolgerci al “punto di accoglienza” situato davanti al binario 5. Bene, andiamo. Al “punto di accoglienza” (un discreto chiosco a vetri) ci viene detto che, no, il bonus non possono darcelo perché sono passate le 16,30 (ma non dovevano essere le 18,30?). Però possono prendere il mio nome e indirizzo e qualche altro dato (numero del treno, ecc.) e inviarci il bonus per posta. L’Eurostar con cui viaggiamo arriva a Milano in perfetto orario. Dopo 41 giorni, del nostro bonus non abbiamo avuto notizia.

Chissà che su tutti questi disservizi non pesi il fatto che il ministro Giulio Tremonti ha cancellato fin dal 2001 il sistema di adeguamento delle tariffe ferroviarie incentivante, legato al raggiungimento di via via più stringenti standard qualitativi (in termini di puntualità, pulizia dei treni, funzionamento dei comfort quali riscaldamento e area condizionata, ecc.)? Un noto manuale elementare di Economia pone questo tra i principi fondamentali della “scienza triste”: “gli individui rispondono agli incentivi”. Sarà così anche per le Spa pubbliche?

 

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Le qualità di un’Authority

  1. oreste porreca

    A me è capitato che per un ritardo superiore all’ora, nel tratto Roma Napoli, ho dovuto praticamente rinunciare alla richiesta di rimborso. Infatti presso il chiosco della stazione era distribuito solo il moduo di richiesta ma la busta per inoltrarlo era stata ritirata per ordini superiori…. Quindi andare in tabaccheria, comprare la busta e spedire! Se non è disincentivare questo non so cosa sia. Ho sporto reclamo all’apposito sportello: attendo risposta dal 18 settembre e… ovviamente ho rinunciato al rimborso.

  2. Marco Boleo

    Commento l’articolo di Boitani per raccontare alcuni episodi che mi sono capitati in 20 anni come pendolare, dapprima con le Ferrovie dello Stato e negli utimi anni con i treni Regionali, nella tratta Avezzano(Aq)-Roma e ritorno. I 108 km vengono percorsi dalle diverse tipologie dei treni in un tempo che oscilla da 1h35′ a 2h15′ salvo ritardi che sono all’ordine del giorno. Raramente si arriva negli orari stabiliti. Una cosa strana che ricordo è che l’arrivo in orario a volte era correlato(mi esprimo al passato perchè da tre anni viaggio in macchina) ad alcuni eventi televisivi. Il treno delle 18,30 da Roma ad esempio risultava più puntuale in occasione di partite di calcio trasmesse in Tv. Può anche essere una correlazione spuria ma si è verificata molte volte. Per non parlare della maleducazione strisciante degli addetti alle biglietterie o di quelli al controllo biglietti. A noi viaggiatori veniva richiesta pazienza e flessibilità quando si verificavano i disagi. Da parte loro però i controllori erano inflessibili nei confronti di viaggiatori non perfettamente in regola. Non parlo naturalmente di quella piccola percentuale di portoghesi che andava punita. Ho assistito a multe nei confronti di persone che viaggiando raramente e/o anziane a volte si dimenticavano di obliterare i biglietti. Carrozze sudice, fredde di inverno e torride d’estate le si potevano trovare in molti giorni dell’anno. L’unica consolazione è quella che i prezzi dei biglietti erano e sono bassi. Potremmo dire nel caso in questione un buon rapporto qualità prezzo a discapito del numeratore. Ma con tanti altri costi connessi. Arrivare tardi a destinazione o essere costretti a partire prima per mettere in conto il ritardo o rimanere in panne lungo il tragitto. La tratta Roma-Avezzano è una linea in perdita che continua ad esistere solo perchè divenuta a gestione regionale. Ma io provo a fare un ragionamento:se i tempi di percorrenza fossero minori credo che l’utenza aumenterebbe.Quanti studenti universitari o lavoratori diverrebbero pendolari se il tempo di viaggio fosse in media di in un’ora e mezza. E se gli inconvenienti fossero ridotti al minimo. Per chiudere due ringraziamenti a lavoce.info per il servizio di informazione svolto con competenza e imparzialità ed al prof. Boitani per i chiari appunti di Macroeconomia che mi hanno introdoto a suo tempo allo studio dell’economia.
    Cordialmente Marco Boleo Ufficio studi Mcl

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