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Le libere professioni


Renato Brunetta risponde alla “sfida liberista” lanciata da Francesco Giavazzi. Per i lettori de lavoce.info pubblichiamo l’intervento di Brunetta e la contro-replica di Giavazzi.

Viva Monti, Viva Giavazzi, ma con giudizio

di Renato Brunetta

Il professor Mario Monti ha fatto un ottimo lavoro a Bruxelles per promuovere la concorrenza ed il mercato e io l’ho sempre aiutato e difeso. Sono suo amico, e come si fa con gli amici, quando sbaglia, visto che qualche volta sbaglia anche Lui, glielo dico.
E sui liberi professionisti Mario Monti sta sbagliando e di grosso, spinto da massimalisti del mercato, talvolta poco informati e da britannici (quanti ce ne sono nei servizi di Monti!) molto interessati a distruggere il modello professionale continentale per promuovere il loro.
Quanto al professor Francesco Giavazzi, oltre ad essere uno dei migliori economisti italiani è anche lui mio amico. Al punto che ogni volta che scrive qualcosa di intelligente (e ciò avviene spesso), lo chiamo per dirglielo.
E anche stavolta non voglio perdere l’occasione di dirglielo.
E’ vero: la firma del notaio per la compravendita di un’auto usata non serve. D’altronde non ho mai detto il contrario. Aboliamola dunque; penso che su questo siano d’accordo anche i più avveduti tra i notai.
E mi fa piacere notare di aver convinto Giavazzi che, per altri versi, i notai servono visto che fino a poco tempo fa egli andava dicendo che occorreva abolire del tutto il notariato.
Finalmente anche Giavazzi ha capito come la consulenza giuridica imparziale di un notaio nelle compravendite immobiliari, specie in quelle più complesse, aiuti a prevenire le controversie. Sa anche lui quanto l’eccesso di contenzioso e la lunghezza dei processi pesi sulla competitività del sistema Italia. E’ lui ad affermare che
“La lentezza della giustizia civile ha costi molto elevati: la durata media di un’esecuzione giudiziaria è di 3-5 anni in Italia, 2-3 mesi in Olanda, meno di un anno in Francia, poco più in Germania.” Quanto ci sono utili e quanto potrebbero esserci ancor più utili i notai nelle esecuzioni giudiziarie e quali protagonisti dei metodi alternativi di risoluzione delle controversie!
Come sono d’accordo con Giavazzi sull’abolizione dell’albo dei giornalisti.

A proposito dei commercialisti poi, Giavazzi, da docente anche di futuri commercialisti, dovrebbe sapere che già ora si può in Italia far la contabilità di un negozio senza essere iscritti ad alcun albo professionale e senza aver frequentato alcuna scuola particolare. Non esiste riserva in questo ambito. Da figlio di commercianti veneziani, settore vetri di Murano, so bene che la contabilità il commerciante se la può fare anche da solo (quando ero studente la facevo io la contabilità a mio padre) visto che è il commerciante stesso a firmare le dichiarazioni fiscali ed i bilanci.
Quanto agli albi professionali credo che in un sistema come quello italiano un controllo pubblico delle professioni sia necessario. Almeno di quelle che hanno a che fare direttamente con i nostri diritti fondamentali, con la tutela di interessi generali rilevanti. Certo, possiamo discutere su come gli ordini professionali svolgono la loro funzione di tenuta degli albi, se essi talvolta non proteggano i professionisti invece di proteggere i cittadini dai cattivi professionisti. Lo Stato, poi, dovrebbe sorvegliare e non lo fa per nulla.
Ciò non significa, però, che si debba buttare l’acqua sporca con il bambino dentro.
Anche perché l’alternativa sarebbe il modello anglosassone: professioni senza regole, ma libere associazioni private con regole rigidissime. E chi non è membro dell’associazione non lavora. Da noi, caro Giavazzi, il modello anglosassone non può funzionare perché mancano le condizioni storiche e le tradizioni sociologiche e giuridiche. L’autoregolamentazione e le istituzioni dell’autoregolamentazione necessitano di un contesto come quello britannico nel quale agiscono come fattori determinanti la reputazione sociale di chi rispetta regole ed istituzioni e l’esclusione sociale di chi non le rispetta.
Quanto alle tanto deprecate tariffe obbligatorie, certo non sono la soluzione ideale. Ma se realmente fissate dallo Stato tenendo conto dell’interesse generale sono il male minore. Provi infatti il professor Giavazzi e rivolgersi ad uno studio professionale britannico di medio-basso livello. Vedrà che conti gli arriveranno. E soprattutto stia attento a non telefonare troppo spesso al suddetto professionista britannico: ogni secondo di telefonata se lo ritroverà fatturato!
Ciò che dobbiamo evitare sono i cartelli tra professionisti come quello degli architetti belgi o di altre categorie che si fissano da soli il tariffario chiamandolo magari orientativo.
Se Giavazzi infine avesse fatto un po’ di politica come me (non è mai troppo tardi, e farebbe bene nel suo caso alla politica), si sarebbe reso conto della realtà e non penserebbe solo a modelli economici astratti, adatti a mondi ideali che non esistono. Peraltro, non essendo chiamato a rispondere a nessuno delle sue idee se non alla scienza economica, può continuare liberamente a professarle, ma non speri che esse siano acriticamente applicate. Il liberismo ed il mercato non sono concetti astratti. Il mercato, come Giavazzi sa bene, funziona se vi è la giusta dose di regole, che varia da settore a settore, da Paese a Paese.
Il comunismo è morto, non dobbiamo farlo risorgere sotto forma di “comunismo di mercato” dove tutti sono uguali e magari qualcuno è più uguale degli altri.

La contro-replica di Francesco Giavazzi


Molto sportivamente, Renato Brunetta ha accolto la mia sfida. Ora attendo che egli sottoponga al Parlamento un progetto di legge per abolire l’obbligo della firma di un notaio sull’atto di compra-vendita di auto usate e per cancellare
l’albo dei giornalisti. Non appena lo avrà fatto sarò pronto a discutere con lui di tutto, anche delle ragioni “storiche, sociologiche e giuridiche ” per cui i principi dell’economia di mercato non sarebbero applicabili in Italia.

Una sfida liberista

6 novembre 2003
Francesco Giavazzi

Il professor Renato Brunetta è probabilmente l’economista migliore del centrodestra. In una parte politica che a parole si definisce liberista, ma in realtà non perde occasione per difendere ogni piccola rendita, dai notai ai farmacisti, dagli avvocati ai tassisti, Renato Brunetta è rimasto un sincero liberista. Le sue analisi sullo stato dei conti pubblici o sulla scarsa efficacia degli interventi del Governo in materia di pensioni, non fanno mai prevalere lo spirito di parte sulla verità. Sorprende quindi la sua difesa a spada tratta delle libere professioni, le cui rendite sono minacciate dalla scure del commissario europeo alla Concorrenza Mario Monti. (Il Sole 24Ore, 23,29 e 30 ottobre).

Brunetta sulle libere professioni

Sarà perché il cuore del suo collegio elettorale è Venezia, una città dove ormai, oltre ai venditori di mascherine, sono rimasti solo avvocati e commercialisti, ma speravo di meglio.

“Un sistema di tariffe obbligatorie non solo permette di evitare che i membri della professione offrano servizi inadeguati, ma è anche idoneo a tutelare l’indipendenza e l’integrità della professione nell’interesse dei clienti”, “i membri delle professioni debbono poter contribuire a stabilire i periodi di tirocinio richiesti, i programmi di studio, e fungere da esaminatori per l’abilitazione all’esercizio della professione”, “le norme necessarie nel contesto di ciascuna professione non devono essere considerate come restrizioni della concorrenza.”. Con le proposte della Commissione europea “si potrebbe arrivare ad aprire in modo indiscriminato i mercati continentali alla colonizzazione da parte delle potenti strutture di società di servizi britanniche”. Se questo è il meglio del liberismo del centrodestra …

Tre provvedimenti concreti

Si è aperto un dotto dibattito sulla regolamentazione delle professioni. A mio parere il risultato di queste discussioni è che, almeno per molti anni, nessuna rendita verrà eliminata.
Anziché dall’esegesi del ruolo del professionista,partirei da tre provvedimenti concreti (gli esempi sono molti, ma questi tre sono significativi).
1. Eliminazione dell’obbligo della firma da parte di un notaio, con relativa parcella, nella compravendita di auto usate;
2. Eliminazione dell’obbligo di frequenza di una laurea specialistica per esercitare la professione di commercialista: un diploma in ragioneria e tre anni di università sono più che sufficienti per tenere i conti di uno negozio di medie dimensioni;
3. Eliminazione degli albi professionali e, tanto per cominciare, eliminazione dell’albo dei giornalisti.

Sfido il professor Brunetta: se farà depositare in Parlamento un progetto di legge di maggioranza con queste tre semplici norme, sono disposto a seguirlo in qualunque dotta discussione sulla specificità delle libere professioni. Ma dopo, non prima.

 

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19 commenti

  1. Piero Gobetti

    Caro Giavazzi,
    Fin troppo facile essere d’accordo! Ma qualcuno ha per caso visto lo strepitoso Marco Paolini in una puntata di Report ricordare la composizione professionale del nostro parlamento? Se ci pensiamo un attimo, si capiscono molte cose…

  2. Raffaele Ferro

    Finalmente una esplicita presa di posizione contro tutte le restrizioni del mercato dettate solo dal desiderio di mantenere rendite di posizione e giustificate con pietose bugie relativamente alla tutela dell’utenza (l’unica cosa che tutelano gli albi professionali sono i propri iscritti). Personalmente, sono reduce da una lotta furibonda per l’annullamneto di una mostruosa disposizione della regione sicilia (articolo 12 decreto presidenziale 64/95) che fissa il limite di un esercizio di ottica ogni 10.000 abitanti. Adesso si vuole rigirare la frittata creando l’albo degli ottici-optometristi e rendendo obbligatoria la laurea triennale (ovviamente con accesso a numero chiuso: vedi http://www.federottica.com). Ma quando ci si renderà conto che le restrizioni quantitative dell’accesso alla professione non sono altro che misure anticoncorrenziali?

  3. fulvio adobati

    Condivido pienamente e apprezzo chi, come Francesco Giavazzi in questo pezzo, mantiene integro il concetto di liberalismo. Ne apprezzo altresì il pragmatismo nell’operare una proposta concreta che mette spalle al muro chi predica del privato… dell’efficienza…, della concorrenza…, della flessibilità (che in italiano corrente spesso è solo precarietà): per il ruolo trasversale e “in zona grigia” che le corporazioni legate alle libere professioni svolgono, rappresentano un banco di prova interessante per misurare “l’indice di voglia di liberalizzazione”; e, l’unico modo, è misurarsi alla luce del sole con le istanze vere di liberalizzazione (vs. protezione). E, per favore, con qualche annetto di esperienza alle spalle, non mi si venga a raccontare di Ordini Professionali tesi a garantire anzitutto la qualità del servizio, perchè a pensarlo e dirlo in buona fede sono rimasti davvero pochini…
    Un cordiale saluto alla splendida redazione di lavoce.info e ai suoi lettori

  4. Francesco Macrì

    Non sono molto d’accordo con il contenuto dell’articolo e provo a spiegarne i motivi.
    Premesso che è necessario procedere ad una riforma delle libere professioni che possa consentire servizi migliori e tariffe adeguate alle prestazioni (la concorrenza c’è già), con una possibile armonizzazione a livello comunitario, occorre altresì tenere conto del percoso formativo dei giovani professionisti (tirocinio professionale, esame di stato…in altre parole anni di anticamera). Non si può pensare di liberalizzare senza tener conto che i professionisti anziani hanno “sfruttato” una posizione dominante (limitazione delle iscrizioni agli albi per i giovani, tirocinio da svolgere nello studio del Dominus, esame di stato da superare, etc). Oggi lo studio di medie dimensioni riesce a competere, anche se vengono liberalizzate le tariffe, perchè si presenta con un nome ed una struttura che ha sfruttato negli anni una posizione favorevole.
    Inoltre, non sono d’accordo con il passaggio che fa riferimento alla laurea specialistica. Il commercialista non si occupa (forse non lo ha mai fatto) di piccoli commercianti (ci sono le associazioni di categoria), provate a pensare alle materie riservate alla categoria (si va dalla consulenza per i tribunali, alla consulenza societaria e fiscale per medie e grandi aziende…) anzi su questo direi che la formazione, universitaria e post universitaria, dovrebbe essere più efficace. Senza dimenticare la deontologia professionale!!!
    Cambiare si deve per migliorare sempre di più ma attenzione a non penalizzare sempre i soliti con la scusa che in passato…si è fatto di tutto!!!
    Cordialmente
    Francesco Macrì

  5. Maurizio Cardaci

    Caro Prof. Francesco Giavazzi
    non sono piccole rendite quelle dei notai, avvocati e farmacisti. Sono privilegi enormi, ingiusti, che lo Stato italiano concede al alcune migliaia di cittadini a danno di tutta la collettività (decine di milioni) limitando inoltre la libertà dei cittadini stessi. Ossia togliendo loro ciò che di più alto e nobile c’è in una società liberale: la possibilità di scegliere.

  6. Luigi Pisano

    Sottoscrivo i contenuti e lo spirito di questa “sfida”… sarebbe un passo piccolo ma estremamente significativo.

    -L

  7. Paolo Manfredi

    Egregio professore, sottoscrivo anche i punti e le virgole del suo coraggioso articolo. L’unico appunto , se mi consente, vorrei muoverlo alla definizione di “piccola rendita” di alcune corporazioni. Mi sento di calcare la mano e di definirle vere e proprie “rendite parassitarie” accordate in virtù di privilegi feudali che , con tutta evidenza, sarebbero destinati a ad un misero fallimento di fronte ai barbari invasori paventati dal liberista Brunetta .
    Le esprimo ancora la mia sincera ammirazione per la coerenza intellettuale dimostrata colla sua opinione, che è tanto più lodevole in quanto espressa da una posizione istituzionale e quindi potenzialmente incline alla conservazione dello status quo.
    Il suo articolo , secondo il mio avviso, oltre al valore scientifico delle affermazioni in sé possiede anche una notevole forza morale.
    Cordiali saluti ed incoraggiamenti

  8. Mario Martelli

    Finalmente qualcuno che parla chiaro e rappresenta un punto di vista teso a conseguire maggiore efficienza ed efficacia attraverso la regolazione. Occorre che il decisore pubblico persegua l’obiettivo di “sreferenziare i produttori” e contribuisca a far uscire i consumatori dalle forche caudine nelle quali sono costretti da una regolazione che spesso, troppo spesso, è passatista e di retroguardia.

  9. Paolo Pasqualis

    Risposte alle tre semplici questioni.

    1. Eliminazione dell’obbligo della firma da parte di un notaio, con relativa parcella, nella compravendita di auto usate.
    Risposta: Sì, purché si trovi un sistema altrettanto sicuro ed efficiente per poter avere una “banca dati” costantemente aggiornata e certificata sulla titolarità dei veicoli, elemento che, a sentire chi si occupa di pubblica sicurezza, costituisce un punto di partenza fondamentale per lo svolgimento delle indagini criminali nei settori più diversi. A questo proposito può essere utile ricordare come anche in questo (limitato) settore, prima di presentare una ricetta buona per migliorare l’efficienza economica, si debba tener conto delle effettive esternalità: quali sarebbero per il sistema i costi complessivi? Questo è un dato che andrebbe costantemente considerato parlando dell’intervento dei notai che, nella maggior parte dei casi, ripara inefficienze strutturali della pubblica amministrazione (e non solo) e fornisce un risultato complessivamente di minor costo per la collettività (basti pensare al sistema del credito ipotecario, oggi determinante nell’acquisto della prima casa, che si regge sulle certificazioni di proprietà attestate alle banche da parte dei notai).

    2. Eliminazione dell’obbligo di frequenza di una laurea specialistica per esercitare la professione di commercialista: un diploma in ragioneria e tre anni di università sono più che sufficienti per tenere i conti di uno negozio di medie dimensioni.
    Risposta: già oggi la contabilità di un negozio può essere tenuta da chi non è commercialista, la può tenere anche il titolare di persona, suo figlio, la moglie, il cognato, ecc., la verità è che il sistema creato dalla legislazione vigente è tale da richiedere (quasi sempre) l’intervento di uno specialista.

    3. Eliminazione degli albi professionali e, tanto per cominciare, eliminazione dell’albo dei giornalisti.
    Risposta: gli albi vanno potenziati e rinnovati: che vantaggi ci sarebbero ad abolirli (tra l’altro li mantengono gli iscritti)? Si parla di loro come causa di “preclusioni all’accesso”, ma siamo il paese che colloca il maggior numero di laureati nelle libere professioni (16-17%) ed è recente un’indagine (Italia Oggi di qualche giorno fa) secondo la quale negli ultimi dieci anni circa 450.000 giovani hanno trovato lavoro come liberi professionisti (con percentuali impensabili in ogni altro settore). E in Italia non vi è carenza di professionisti in nessun settore. I problemi in futuro saranno quelli del controllo della professionalità e della formazione, della responsabilità civile (assicurazione obbligatoria) e disciplinare, della previdenza. In tutti questi settori l’albo dovrà funzionare egregiamente, non mancare. Quello dei giornalisti, poi, non impedisce certo a nessuno di pubblicare tutti gli articoli che vuole!

    Paolo Pasqualis

  10. Francesco Giavazzi

    Complimenti al Prof. Giavazzi
    La tutela offerta dagli albi professionali garantisce solo la mancanza di concorrenza nel settore.
    Per fare il commercialista non serve la laurea ma un diploma di ragioniere e un po di esperienza.
    Dovrebbe essere l’esperienza ad attirare la clientela e fare il prezzo del servizio.
    Le capacità professionali vanno valutate dallo Stato e non dagli ordini.
    Aspetto con ansia l’abolizione della firma del notaio per la compravendita di autoveicoli e moto (tanto per cominciare) e poi spero in altro (giornalisti, farmacisti, ecc.)

  11. Paolo Pasqualis

    Vorrei provare a rispondere alle tre semplici questioni poste dal prof. Giavazzi.

    1. Eliminazione dell’obbligo della firma da parte di un notaio, con relativa parcella, nella compravendita di auto usate.
    Risposta: Sì, purché si trovi un sistema altrettanto sicuro ed efficiente per poter avere una “banca dati” costantemente aggiornata e certificata sulla titolarità dei veicoli, elemento che, a sentire chi si occupa di pubblica sicurezza, costituisce un punto di partenza fondamentale per lo svolgimento delle indagini criminali nei settori più diversi. A questo proposito può essere utile ricordare come anche in questo (limitato) settore, prima di presentare una ricetta buona per migliorare l’efficienza economica, si debba tener conto delle effettive esternalità: quali sarebbero per il sistema i costi complessivi? Questo è un dato che andrebbe costantemente considerato parlando dell’intervento dei notai che, nella maggior parte dei casi, ripara inefficienze strutturali della pubblica amministrazione (e non solo) e fornisce un risultato complessivamente di minor costo per la collettività (basti pensare al sistema del credito ipotecario, oggi determinante nell’acquisto della prima casa, che si regge sulle certificazioni di proprietà attestate alle banche da parte dei notai).

    2. Eliminazione dell’obbligo di frequenza di una laurea specialistica per esercitare la professione di commercialista: un diploma in ragioneria e tre anni di università sono più che sufficienti per tenere i conti di uno negozio di medie dimensioni.
    Risposta: già oggi la contabilità di un negozio può essere tenuta da chi non è commercialista, la può tenere anche il titolare di persona, suo figlio, la moglie, il cognato, ecc., la verità è che il sistema creato dalla legislazione vigente è tale da richiedere (quasi sempre) l’intervento di uno specialista.

    3. Eliminazione degli albi professionali e, tanto per cominciare, eliminazione dell’albo dei giornalisti. Risposta: gli albi vanno potenziati e rinnovati: che vantaggi ci sarebbero ad abolirli? Si parla di loro come causa di “preclusioni all’accesso”, ma siamo il paese che colloca il maggior numero di laureati nelle libere professioni (16-17%) ed è recente un’indagine secondo la quale negli ultimi dieci anni circa 450.000 giovani hanno trovato lavoro come professionisti (con percentuali impensabili in ogni altro settore). In Italia non vi è carenza di professionisti in nessun settore. I problemi in futuro saranno quelli del controllo di qualità e della formazione, della responsabilità civile (assicurazione obbligatoria) e disciplinare, della previdenza. In tutti questi settori l’albo dovrà funzionare egregiamente, non mancare. Quello dei giornalisti, poi, non impedisce certo a nessuno di pubblicare tutti gli articoli che vuole!

    Paolo Pasqualis

  12. pasquale andreozzi

    A parte il fatto che i notai e i commercialisti non spiegano e non garantiscono, mi si perdoni l’espressione, un tubo di niente. Tutte le volte che ho comprato un’auto non l’ho mai neppure visto il notaio, faceva tutto la segretaria dell’agenzia, però lo pagavo. E quando ho comprato casa, il nostro professionista mi ha letto quello che avevo già accertato per conto mio, prima di procedere nell’affare.
    E poi gli strani liberisti, come Brunetta ma non solo lui ovviamente, da un lato, sul mercato del lavoro, ad esempio, sostengono le ragioni della flessibilità del lavoro, delle nuove forme giuridiche del contratto, dell’eliminazione dei privilegi degli insiders che gioverebbe alla competitività del paese, della libera circolazione delle persone, professionalità e competenze, nel quadro, manco a dirlo del mercato e del mercato dell’unione…ma sulle professioni sostengono il “quadro” delle vecchie corporazione. Nonno Adam e nonno Alfred non sarebbero molto contenti, no?

  13. Raffaele Ferro

    Chiarissimo Prof. Brunetta,

    mi trova perfettamente d’accordo quando afferma che il mercato funziona se vi è la giusta dose di regole. Del resto è stato un giurista il Prof. Natalino Irti, nel suo bel libro “L’ordine giuridico del mercato”, a dimostrare la falsità dell’assunto secondo il quale il mercato sarebbe un luogo naturale che auto-produce le sue regole. L’origine eteronoma delle norme che governano gli scambi è un dato inconfutabile, ed è stato proprio un grande liberale come Luigi Einaudi ad affermare che il mercato sono innanzitutto i carabinieri che ne fanno rispettare le regole.

    Epperò da quì a dimostrare la necessità degli ordini professionali per la tutela del mercato ce ne corre. Anzitutto, mi sembra, si ricade nell’equivoco per cui sono (devono?) essere gli operatori stessi a darsi le proprie regole: ma non è sufficiente l’intervento dello Stato, che per definizione dovrebbe armonizzare la galassia degli interessi privati per cavarne fuori il famoso interesse pubblico?

    E poi: come mai il bisogno di ordini professionali è tanto più avvertito quanto più sono lucrative le professioni coinvolte? Perchè non si crea, ad esempio, un ordine professionale dei rivenditori di frutta e verdura, con laurea in biotecnologie alimentari, corsi ecm (educazione permanente in medicina) obbligatori, ed accesso per esami di Stato, rigorosamente a numero chiuso parametrate alle cosiddette esigenze dell’utenza?

    Si potrebbe dire: perchè una simile pletora di barriere non è necessaria per tutelare i consumatori. Bene, allora sa dirmi perchè la professione di ottico, che fino ad oggi può essere esercitata da un diplomato geometra che abbia frequentato un corso biennale di abilitazione (a Napoli ci sono scuole private che fanno questi corsi i fine settimana), da domani per legge (guardi il sito http://www.federottica.it) dovrà essere esercitata da un laureato (ovviamente con corso di laurea a numero chiuso)? A tal proposito vorrei fare due osservazioni: 1 non mi sembra che finora l’utenza abbia sentito l’esigenza dell’ottico laureato; 2 per gli ottici attualmente esercenti sono previste, come è ovvio, norme di salvaguardia che permettono loro di continuare a lavorare con la previsione, nel più severo dei disegni di legge, di corsi di optometria obbligatori organizzati da scuole autorizzate dalla Regione (e qui fiorisce un altro business…).

    Ancora qualche osservazione: la legge 281/98, che pone il cosiddetto statuto dei diritti del consumatore e dell’utente, non menziona neanche una volta gli ordini professionali. Non Le pare significativo questo silenzio? Io ritengo che sia la prova provata del fatto che gli ordini professionali non hanno niente a che vedere con la tutela dei consumatori.

    Una domanda, per finire. L’art. 1469sexies del codice civile consente di esperire l’azione inibitoria contro i professionisti che facciano uso di clausole abusive nei contratti del consumatore sia alle associazioni dei consumatori che agli ordini professionali ed alle camere di commercio. La norma in questione è nel nostro ordinamento dal 1996. Ha notizia, per caso, di inibitorie proposte dagli ordini professionali contro i propri iscritti?

    cordiali saluti

  14. Mirko Briganti

    Ma i nostri baldi Forzitaliani non erano i Thatcheriani d’Italia ?
    Pare che le regole del dio mercato non siano applicabili nel nostro paese.
    Salvo al mercato del lavoro.
    Lì si, assistiamo da anni a battaglie iperliberiste.
    Flessibilità, flessibilità: l’Italia è ingessata !

    Ma le professioni, che sono una tassa occulta per consumatori e aziende e una rendita per gli eletti iscritti agli albi, sono intoccabili.

    Chissà, forse l’utilità dell’Esperienza politica di Brunetta è proprio qui: lo ha portato a comprendere che gli albi sono Lobbies di un certo peso.

    Ma bando alle polemiche:
    Vogliamo parlare dei dentisti ?
    Segmento del sistema sanitario ormai privatizzato da decenni e per il quale il mercato è un oggetto non identificato come Carneade per don abbondio:
    Chi era costui ?

    E di esempi di rendita in Italia se ne potrebbero fare a bizzeffe ( mi viene in mente lo scandalo planetario della PAC e le rendite che genera per gli agricoltori europei a discapito dei soliti consumatori…soprassediamo).

    Strano: quando ho iniziato l’Università mi hanno insegnato (Istituzioni di Economia Politica, primo anno) che le rendite sono una perdita secca di benessere per la società.

    Forza Italia !

  15. Vincenzo Valori

    Caro Giavazzi,
    vivo in Toscana, non ho molti amici che si dichiarino elettori del Polo. Qualcuno però lo conosco. Tra questi, oltre ad alcuni commercianti ed imprenditori ad una pensionata e a due dipendenti pubblici, vi sono svariati commercialisti ed avvocati, tre farmacisti, un tassista (ovvero la maggioranza dei commercialisti ed avvocati, tutti i farmacisti e l’unico tassista che io conosca). Sui notai non so che dire perché non ve ne sono fra le mie intime conoscenze.

    Il mio è ovviamente un campionamento distorto ma sarei pronto a scommettere che si tratti comunque di una fotografia abbastanza fedele della realtà; almeno nella parte che suggerisce che gli aderenti a determinate categorie professionali siano in misura maggioritaria elettori del Polo delle Libertà. Ne consegue che il problema che Brunetta si trova ad affrontare non è né economico né sociale ma prettamente politico.

    Argomenti quali “gli ordini e le associazioni professionali tutelano gli utenti” fanno solamente sorridere chiunque abbia avuto la sventura, non dico di comprare un auto usata, ma anche solo di provare a cercare un taxi il Sabato sera a Firenze (e anche il Lunedì mattina le cose non vanno un granché meglio). Tali argomenti risultano ancor più curiosi se provengono dall’esponente di un partito il cui leader proprio oggi ha paragonato l’Europa ad un “Gulliver pieno di lacci” e che per di più ha fatto della “prevalenza dalla sostanza sulla forma” un dogma utile a giustificare decisioni ed atti ben difficilmente difendibili in punta di diritto: non dovrebbe essere necessario precisare che la sostanza dell’attività delle corporazioni, almeno in Italia, è prevalentemente quella di difendere gli interessi degli associati. Se a questo si aggiunge la presenza nel governo di Alleanza Nazionale, che le corporazioni ce le ha nel DNA, il cerchio si chiude.

    Si potrebbero aggiungere altre osservazioni. Mi si dovrebbe per esempio spiegare in che modo il numero chiuso (dei notai, dei farmacisti, dei tassisti e così via) dovrebbe essere strumentale all’offerta di servizi migliori ai cittadini. E’ fuor di dubbio che in questo modo vi saranno molte più auto di lusso fra i taxi, personalmente però preferirei poter coprire il chilometro di strada che separa la stazione da casa mia pagando 3-4 euro e viaggiando in R4 piuttosto che 10 euro per 2 minuti di Mercedes.

    Chiudo osservando che anche i governi precedenti non hanno ritenuto in alcun modo di dover affrontare seriamente la questione e del resto sulle inadempienze in materia da parte del centro sinistra basta l’esemplare vicenda dei tassisti fiorentini.

    Comunque Brunetta sembra aver accettato la sfida; non resta che aspettare. Non so voi, ma io vado a mettermi comodo!

  16. Riccardo Menchetti

    Sono parte in causa perchè svolgo la tanto vituperata professione di notaio.
    Come segnalato dal prof. Brunetta, ritengo anche io che l’autentica sui passaggi auto, per come è oggi strutturata, sia di poca utilità.
    Ma credo che il rimedio giusto sia l’opposto di quello proposto dal prof. Giavazzi: non eliminare l’intervento notarile, ma estenderlo anche alla verifica dei diritti di proprietà del venditore e di libertà da gravami del bene, così come oggi avviene per le compravendite immobiliari.
    Del resto ci sono oggi in circolazione auto che valgono quanto un piccolo appartamento.
    Molti non sanno (ma tra questi non può esservi certamente il prof. Giavazzi) che il sistema di notariato latino, lungi dall’essere una rarità tutta italiana, è in realtà diffuso in tutto il mondo e si sta diffondendo sempre più; vedi per ultimi i casi della Cina, di gran parte dei paesi dell’Est Europa (Russia in testa), ma anche di alcuni stati dei tanto liberisti USA, quali la Florida.
    Perchè? Perchè il notariato latino, con la sua tipica ed esclusiva funzione di garante, ha una funzione socialmente inestimabile: prevenire le liti ed il contenzioso.
    Concludo (ho scritto anche troppo) con una piccola curiosità.
    Lo sapete qual’è l’onorario lordo di un notaio per l’autentica su un passaggio auto?
    Fatevi un’idea prima di leggere il prossimo rigo:
    …..
    da un minimo di 8 fino ad un massimo di 37,50 euro.
    Sorpresi?

  17. Alfredo D'Antonio

    Caro Giavazzi,
    a chi parla di rendita di posizione, o peggio ancora parassitaria, rispondo che, almeno per quanto concerne il notariato, è evidente la ignoranza (non so se voluta o meno) della utilità sociale del notaio, la cui opera e la cui responsabilità creano “pace sociale”. Il bisogno di legalità, di equilibrio e di certezza dei rapporti giuridico-economici è proprio di tutte le epoche e di tutte le società, più o meno evolute che siano; ebbene nel nostro ordinamento il notaio è il primo garante della soddisfazione di tali bisogni. In altri ordinamenti (quelli anglosassoni) la soddisfazione di tali bisogni è demandata all’Autorità Giudiziaria, ed infatti il contenzioso nei campi nei quali altrove si svolge l’attività notarile è ivi elevatissimo. In sostanza, quello che lì non fanno i notai lo fanno i giudici (e gli avvocati, che costano non poco). Mi pare che in Italia sia per lo meno inopportuno pensare di riformare il sistema tendendo verso modelli anglosassoni: il sistema Giustizia non sarebbe in grado di sopportarne l’impatto. Chi non si rende conto di questo non può ragionare in termini corretti e realistici delle funzioni notarili e delle prospettive di riforma (che va senz’altro fatta) della professione notarile.

  18. marco

    Aggiungo una osservazione: molti autori di questi commenti prima di parlare si informino e non facciano di” tutta l’erba un fascio”. La riforma delle professioni è un argomento delicato non solo perchè coinvolge molti interessi ma anche perchè queste vanno tutelate come una delle maggiori risorse del nostro Paese. Ogni professione va analizzata e riformata a se. Il confronto deve partire dalla “conoscenza” e non da luoghi comuni e toni di voce alti che hanno il solo effetto di alzare lo scontro sociale. Non se ne può più di leggere i giornali con editoriali contenenti analisi della nostra società in cui vi è un pò di tutto tra cui molte informazioni non esatte. C’è, come dire, tra coloro che dovrebbero informare,una volontà comune di “puntare il dito” verso qualcuno, in alcuni casi, quasi di umiliarlo. Beh, a mio personalissimo giudizio, questo non è il modo di confrontarsi su argomenti nell’interesse di nessuno, tantomeno dell’Italia ma piuttosto quello di scontrarsi. Se si parte da questo presupposto non arriveremo ad alcuna riforma!

  19. giacomo domenico stncone

    l’abolizione dei minimi tariffari ha aperto la strda ai delinquenti e ai demagoghi di apparato, per intenderci, quelli che nelle libere professioni ci sono sempre stati, con tanto di n.ro di iscrizione. ma nascosti sapientemente dietro la politica la burocrazia i sindacati, categoria queste non certo all’apice delle repsonsabilita e del rischio singolo. i professionisti seri li avete e li state torturando. in nome de che del prezzo economicamente piu basso? delle cineserie fatte di imbrogli, falsi incopemtenti, protetti di apparato che come i politici promettono ( il famigerato preventivo obbligatorio, si con la sfera di cristallo accanto, forse un giorno potro azzardarmi, ma la sfera quella datemela voi politici di professione abituati da sempre e per puro potere a promettere senza mai mantenere.in pratica sono obbligato col vostro firigismo alla maduro, a dire prima quali saranno le ore necessarie a compiere diligentemente, il mio lavoro, con quanto burocrati messi li da voi, dovre scontrarmi, quale sara il grado di complessita della prestazione, gli imprevisti le varianti i continui capricci dei commiottente che di cono di aver capito e oinvece non ci capiscono nulla di quello che gli dici eo peggio, capiscono come fa comodo a loro. davvero un pogrom illiberale la vostra famigerata bersani, e certo da un cominista d’apparatao, cosa ci si puo aspettare se non un lucido arrogante progetto di distruzione delle professioni. lui il burocrate d’apparato è coerentre, è un falce

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