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  1. Alessandro Savorana Rispondi
    Egregio Professore, Non mi trovo pienamente allineato sulla sua posizione, che pur apprezzo. Vero che la norma parla di esaminare, ma economicamente, a mo parere, questo significa una critica valutazione della situazione, tanto che, almeno in Italia, una situazione come quella ex art. 2447 c.c. costituisce causa di scioglimento della società ex art. 2448. L'art. 17 della direttiva non ci dice che non dobbiamo fare nulla. In caso di grave perdita l’assemblea deve essere convocata affinché una decisione sia comunque presa: sciogliere la società o prendere altri provvedimenti. Dunque, se non si delibera lo scioglimento occorre comunque adottare tempestivi provvedimenti strutturali. Per l’Italia la copertura di gravi perdite costituisce una adeguata tutela dei terzi, in perfetta linea con le direttive in materia societaria e dei conti annuali che individuano nell’integrità dal capitale una garanzia “minima” per i creditori sociali. Leggerò con interesse il suo articolo e la ringrazio per l’attenzione. Dr. Alessandro Savorana Dottore commercialista Consigliere dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano e Delegato della Commissione Normative Comunitarie.
    • La redazione Rispondi
      ogni norma ammette piu' interpretazioni. posso solo dirle che nella letteratura in lingua inglese (non solo nella dottrina inglese) sull'argomento l'interpretazione che Le ho dato per pacifica e' effettivamente tale. cordiali saluti. l.e.
  2. Paolo Bertoletti Rispondi
    Premesso che 120.000 euro di capitale sociale per una società per azioni non mi sembrano molti (soprattutto per una società di calcio del Campionato italiano di serie A), mi pare che non occorra essere esperti di contabilità per capire che il bilancio ha anche (se non soprattutto) un ruolo informativo che non puo' essere messo tra parentesi senza rischi, neppure se i mercati sono perfettamente efficienti, come mi pare faccia il suggerimento di cancellazione dell'articolo 2447 del codice civile. Inoltre, la norma non puo' essere letta anche come una tutela per gli azionisti di minoranza (per non parlare dei dipendenti)? Cordialmente, Paolo Bertoletti
    • La redazione Rispondi
      Caro Bertoletti, nessuno dubita del ruolo informativo del bilancio. E' solo che non e' (esclusivamente) dal bilancio che si capisce se una societa' e' INSOLVENTE, come si deve fare in Italia, invece, a causa dell'art. 2447 il bilancio fornira' certo dei segnali significativi ai creditori, ma da qui a imporre una ricapitalizzazione sulla base dei soli valori di bilancio ce ne corre. 120.000 euro sembrano pochi se si pensa che il minimo sia zero. Ma zero non e' il minimo. Molte societa', nei paesi in cui questa regola non esiste, sopravvivono tranquillamente con patrimonio netto negativo. Inoltre, la norma non puo' essere letta anche come una tutela per gli azionisti di minoranza (per non parlare dei dipendenti)? Gli azionisti di minoranza che vantaggio ne traggono se devono partecipare a una ricapitalizzazione (plausibilmente non necessaria, altrimenti non avrebbero bisogno del 2447 per farla) ovvero rischiare di essere diluiti, se non addirittura di perdere la qualita' di socio, ove non siano in grado di sottoscrivere l'aumento di capitale? E se i soldi per la ricapitalizzazione non si trovano e la societa' va liquidata, chi ci guadagna? di certo non i dipendenti. La liquidazione non e' di sicuro la migliore delle condizioni per preservare il valore della societa' come going concern (cioe' per conservare il posto di lavoro etc.). cordiali saluti. l.e.
  3. Alessandro Savorana Rispondi
    Non è proprio vero che nessuna direttiva comunitaria ci impone una norma tipo quella del nostro codice civile (l’articolo 2447). Sul fatto che non abbia equivalenti in diversi altri Stati membri dell’Unione europea non posso esprimermi, ma sembra particolarmente strano tenuto conto degli obiettivi e delle finalità della SECONDA DIRETTIVA DEL CONSIGLIO del 13 dicembre 1976 (77/91/CEE), imperniata sulla tutela (e informazione) dei soci e dei creditori sociali. L’art. 17 della direttiva recita, infatti che 1. In caso di perdita grave del capitale sottoscritto, l’assemblea deve essere convocata nel termine previsto dalla legislazione degli Stati membri, per esaminare se sia necessario sciogliere la società o prendere altri provvedimenti. 2. La legislazione di uno Stato membro non può fissare a più di metà del capitale sottoscritto l’importo della perdita considerata come grave ai sensi del paragrafo 1. A prescindere da ogni considerazione di carattere economico della nostra disposizione e ancor più sulla determinazione e formazione della perdita, la ragione che le banche possano essere creditori privilegiati nella prima informazione e agiscano in tutela di tutti i creditori non appare soddisfacente in via di principio. L’istituto del 2447 c.c. è strumento necessario per porre in essere una adeguata tutela nei confronti di tutti i terzi che intrattengono rapporti commerciali con la società e che possono anche non aver accesso, in via preventiva, alle informazioni sullo stato di salute della società. La procedura si risolve così in una preventiva valutazione da parte degli organi sociali sui presupposti per una concreta continuazione dell’attività sociale. Non sono contrario al decreto “salvacalcio”. Ma credo che siano altre le ragioni da sostenere. Alessandro Savorana
    • La redazione Rispondi
      l'art. 2447, e' un tema sul quale reasonable minds may differ, per dirla in inglese. ma nel valutare se la tutela dei terzi sia "adeguata" bisogna tener conto anche dei costi che la regola porta con se', non solo dei benefici hce ne possono ricavare i terzi. Mi permetto, in ogni caso, di rinviare al mio articolo in riv. soc. per qualche argomentazione in piu'. grazie del commento e cordiali saluti. luca enriques