Le piccole e medie imprese italiane, il tessuto produttivo su cui si fonda l’intera nostra economia, non devono fronteggiare solo una seconda profonda recessione dopo quella del 2009. Sono alle prese anche con una stretta creditizia. I dati Bce relativi a giugno 2012, segnalano che le Pmi italiane pagano circa quattro decimi di punto percentuale in più rispetto alla media dell’area euro per contrarre un nuovo finanziamento bancario. È tempo che l’industria bancaria italiana riveda finalmente la sua struttura organizzativa.

Gli ultimi dati sull’accesso ai finanziamenti bancari da parte delle imprese italiane non sembrano segnalare alcuna inversione di tendenza. Anzi, le indicazioni che sono fornite dai confronti su base europea vedono l’Italia, e nello specifico le piccole e medie imprese, particolarmente svantaggiate rispetto alle aziende concorrenti. LePmi italiane pagano, secondo i dati Bce relativi a giugno 2012, circa quattro decimi di punto percentuale in più rispetto alla media dell’area euro per contrarre un nuovo finanziamento bancario. (1) Il divario si allarga progressivamente se si considera la Germania (0,5 punti percentuali), la Francia e l’Olanda (0,7 punti), la Finlandia (0,8 punti) e l’Austria (1,1 punti). Solo nei confronti dei paesi Pigs, le Pmi italiane riescono a strappare condizioni migliori: 2 decimi di punto nel caso delle imprese spagnole e irlandesi, circa 2 punti con riferimento a quelle portoghesi. (2)

IL DIFFERENZIALE TRA I TASSI ALLE GRANDI IMPRESE E ALLE PMI

Un termometro della febbre, almeno sul piano finanziario, che sta affliggendo le piccole e medie imprese italiane può essere desunto considerando il differenziale tra i tassi applicati alle grandi imprese e quelli invece che vertono sulle Pmi. Queste ultime, avendo una minore forza contrattuale rispetto alle imprese di maggiori dimensioni, subiscono generalmente da parte delle banche incrementi nelle condizioni economiche più pesanti nei casi in cui il sistema creditizio necessiti di aumentare la propria redditività in tempi brevi. Una tale strategia può essere attuata dall’industria bancaria senza un’eccessiva perdita di quote di mercato nel caso in cui il livello diconcorrenza che si deve fronteggiare non sia estremamente elevato. Dai dati di confronto internazionale si può constatare come in Italia il maggior onere finanziario pagato dalle Pmi rispetto alle grandi imprese sia nettamente cresciuto negli ultimi due anni, con un salto ancor più pronunciato negli ultimi dodici mesi (grafico 1).

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Grafico 1

Se nel 2010 il differenziale dei tassi tra grandi e medio-piccole imprese era allineato a quello medio dell’area euro, nella metà del 2012 si è attestato su un livello più alto di oltre il 50 per cento. Un’evoluzione simile a quella italiana si è riscontrata solo in Portogallo e Spagna. Da notare il caso dell’Olanda, che ha mantenuto negli ultimi due anni un differenziale superiore a quello italiano. Un’evidenza che si può forse spiegare con la forte presenza di grandi imprese multinazionali, che riescono quindi a strappare condizioni economiche di particolare favore.

L’ACCESSO AL CREDITO

Un’ulteriore conferma della difficile situazione finanziaria che le Pmi italiane devono fronteggiare si può ottenere anche dalla survey sulle condizioni di accesso ai finanziamenti condotta dalla Commissione europea e dalla Bce. Secondo i dati più recenti, la percentuale netta di piccole e medie imprese che nel nostro paese hanno subito unpeggioramento nelle condizioni di accesso al credito bancario è stata pari al 27 per cento, contro il 9 per cento delle imprese di maggiore dimensione (grafico 2). (3) Un divario più ampio tra Pmi e grandi imprese rispetto a quello italiano si rileva soltanto in Irlanda.

 Grafico 2

Rilevante è poi la percentuale netta di piccole e medie imprese che hanno segnalato un incremento dei tassi d’interesse: quasi l’80 per cento in Italia contro la media del 40 per cento circa dell’area euro; in Germania, poi, il saldo netto indica un miglioramento delle condizioni economiche applicate in media alle Pmi domestiche (grafico 3). (4)
Il tessuto produttivo su cui si fonda l’intera economia italiana, le piccole e medie imprese, oltre a dover fronteggiare una seconda profonda recessione dopo quella del 2009, è alle prese con un altro temibile nemico: la restrizione creditizia. Per quanto tempo le imprese riusciranno ad assorbire questi due duri colpi, è difficile prevederlo. La speranza è che l’industria bancaria italiana, messa alle strette dal peggioramento del quadro macroeconomico, riveda finalmente la sua struttura organizzativa, e in particolare le sue teste pensanti, in linea anche con quanto auspicato dal governatore Visco in tema di snellimento degli organi amministrativi.

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(1) Qui, e nel proseguo dell’articolo, si fa riferimento ai finanziamenti alle Pmi nel caso in cui l’importo erogato sia compreso tra i 250mila e 1 milione di euro. Sono considerati finanziamenti alle grandi imprese nel caso in cui l’importo erogato superi il milione di euro.
(2) Non sono disponibili dati relativi alla Grecia.
(3) Pari alla differenza tra la percentuale di imprese che hanno segnalato un peggioramento e quelle che invece hanno indicato un miglioramento nell’accesso al credito negli ultimi 6 mesi (dati relativi al periodo ottobre 2011-marzo 2012).
(4) Pari alla differenza tra la percentuale di imprese che hanno segnalato un incremento dei tassi e quelle che invece ne hanno indicato una riduzione negli ultimi 6 mesi (dati relativi al periodo ottobre 2011-marzo 2012).

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