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  1. Giorgio Pellegatti Rispondi

    Il fatto che l'evasione fiscale sia molto alta, fa sì che non si possa parametrare alcun intervento seguendo il criterio del reddito dichiarato. Giorni fa la moglie di un notaio del mio paese sottoscriveva il diritto all'esenzione dal ticket avendo superato i 65 anni. Ogni volta che la vedo ha una pelliccia nuova con nuovo corredo di scarpe, borsa, cappello. Abita in villa con il marito che, quando si pubblicavano i redditi, risultava dichiarare un miliardo e mezzo annuo di imponibile. Ho protestato allo sportello, ho chiesto chiarimenti alla direzione dell'Asl e mi pare di aver capito che i controlli si fanno a salto e non senza difficoltà: 6 mesi se li prende il comune per fornire i dati del nucleo famigliare, 6 mesi se li prende anche l'Agenzia delle Entrate per fornire i dati del caso. Insomma, la ricca signora ha molte probabilità di farla franca. E questo senza contare soggetti che fanno vita da nababbi e dichiarano redditi da manovali precari. E gli va bene perché quelli che conosco io al mio paese, hanno lo stesso andazzo da anni e anni. Io ne ho 75 e ho il sensorio in ordine. Non sopporto di pagare anche per i molti che sono 10, 100 volte + ricchi di me.

  2. Antonio Gasperi Rispondi
    Approfitto della cortese ospitalità de "la voce" per unirmi al collega Moncada di Palermo nel condannare la prassi dell'acquisto dei diplomi presso alcuni istituti scolastici a scopo di lucro: indicativamente il prezzo di mercato di un diploma di scuola superiore è intorno ai 10-11.000 Euro, ma a mio parere è destinato a scendere velocemente proprio per la mancanza di qualsiasi controllo sullo svolgimento degli Esami di Stato nei ben noti "diplomifici". Infatti è del tutto prevedibile che l'offerta di questo servizio da parte di determinate scuole (legalmente riconosciute, paritarie, parificate, autorizzate?) aumenti velocemente, in maniera inversamente proporzionale alla qualità del servizio stesso. Per questo nella mia analisi della legislazione veneta (reperibile nel sito www.gildaprofessionedocente.it) invitavo le scuole confessionali a non allearsi con certa imprenditoria priva di scrupoli. Cordiali saluti
  3. Giuseppe Moncada Rispondi
    Innanzitutto è doveroso un grazie all'autore per la lucida e illuminante analisi sugli effetti del buono scuola. Ho letto anche le altre considerazioni degli intervenuti che condivido in pieno. Ciò che mi preme far rilevare è che, le scuole cattoliche il cui insegnamento è positivo e che pagano i docenti che insegnano nei loro Istuti, saranno certamente danneggiate dai cosiddetti diplomifici che sono molti e nei quali spesso risultano iscritti alunni che non frequentano e i docenti sono mal pagati. Ciò avviene perchè non viene effettuato alcun CONTROLLO. Per gli esami di Stato di quest'anno i candidati esterni , pur dovendo pagare una tassa esosa , si sono presentati tutti presso le NON STATALI e sono stati tutti promossi. In una di queste scuole, in Provincia di Palermo si sono presentati un così alto numero di esterni che quasi non sapevano dove ubicarli, si sono seduti due per banco. Son sicuro che chi ha il compito di verificare una tale anomalia non ha fatto alcun controllo.
  4. antonio gasperi Rispondi
    Ringrazio la redazione per l'ospitalità. A ulteriore commento delle precisazioni di Alessandro Fontana vorrei ricordare che la L. n. 62/00 oltre ad includere le scuole paritarie nel sistema nazionale d'istruzione, prevedeva l'istituzione di un organismo nazionale di controllo dei requisiti delle scuole paritarie. la legislazione veneta ha bypassato il problema con una norma che cito testualmente. "Fino alla definizione del percorso triennale per la parificazione delle scuole di cui alla legge 10 marzo 2000 n. 62, sono destinatari degli interventi pubblici previsti dalla presente legge le famiglie degli alunni residenti nel territorio regionale, frequentanti le scuole statali e non statali che siano legalmente riconosciute, paritarie, parificate, autorizzate, atte a garantire l’adempimento dell’obbligo scolastico e la successiva frequenza della scuola secondaria superiore". Quindi, come ammette lo stesso Fontana, l'erogazione dei bonus prima della definizione delle scuole paritarie (e di quelle non paritarie per esclusione) è "scorretto". A mio parere si tratta di una gravissima scorrettezza, che in termini giuridici si può meglio chiamare illegittimità costituzionale. Cordiali saluti
  5. Alessandro Fontana Rispondi
    Concordo pienamente con le considerazioni degli autori e con le loro conclusioni ma mi sento di fare alcune precisazioni al fine dare, se possibile, maggiore chiarezza alla questione. Tempi L’incentivo, così come è stato definito nel decreto, non inciderà sulla scelta di iscrivere i figli alla scuola privata non solo nell’anno scolastico che sta iniziando, come sottolineano gli autori, ma anche negli anni successivi. Quindi si rende il bonus “intenzionalmente” neutrale nella scelta di iscrivere i figli alla scuola privata. Infatti, anche per gli anni a seguire la procedura di rimborso prende inizio ad anno scolastico avviato quando la scelta della scuola è già stata compiuta. E’ vero che il rimborso potrà essere stimato da ciascuna famiglia sulla base di quello che ha ricevuto l’anno prima, ma in generale vista la variabilità del finanziamento assegnato e la generale ignoranza riguardo agli stanziamenti di bilancio decisi in finanziaria è difficile che ciò sia fatto da parte di coloro che probabilmente ne avrebbero più bisogno. Non si tratta di semplice inefficienza o di cattiva programmazione da parte del Ministero di Viale Trastevere ma della decisione di rimborsare chi oggi ha già scelto la scuola privata. Beneficiari Qualche precisazione merita la stima degli iscritti alle scuole private paritarie, che rappresentano i potenziali beneficiari del bonus. 1) Il Ministero ha avviato l’anagrafe delle scuole non statali, ma allo stato attuale non è ancora chiaro quale sia il numero delle scuole paritarie e a maggior ragione di quelle, i cui iscritti hanno diritto al bonus; questo rende difficoltosa l’effettiva applicazione del decreto. In realtà, dopo il terzo anno scolastico successivo all’entrata in vigore della legge n. 62/2000 sulla parità scolastica incombeva sul Ministero, l’obbligo di darne effettiva applicazione nella parte in cui si riconducono tutte le scuole non statali alle due categorie di cui parla il decreto: paritarie e non paritarie. Sarebbe stato più corretto definire la classificazione delle scuole non statali in paritarie e non e poi procedere alla determinazione del bonus. Il risultato è che allo stato attuale esistono due classificazioni in vigore delle scuole non statali: quella vigente prima della legge n. 62/2000 e quella in paritarie e non. 2) Parte delle scuole non statali, beneficia di un contributo statale assegnato sulla base di opportune convenzioni mediante le quali, le scuole beneficiarie si sono impegnate a non richiedere agli iscritti alcuna retta scolastica. Per esempio, tra le scuole elementari non statali, le parificate beneficiano di un contributo finanziario statale. Poiché il bonus è destinato a rimborsare chi una retta l’ha pagata, è da escludere che tra i beneficiari del bonus possa includersi chi è iscritto ad esempio, alle scuole elementari paritarie parificate. La consistenza delle scuole parificate, come abbiamo detto non è disponibile, ma tutto lascia pensare che non siano poi così poche rispetto alle scuole elementari paritarie. Questo renderebbe l’ammontare unitario del bonus probabilmente più elevato e forse (ma lo sapremo solo a gennaio) in grado di abbassare la barriera di accesso alla scuola privata. Si pone però un altro problema. Infatti, gli iscritti alle scuole elementari parificate, stante il divieto stabilito nelle convenzioni, di fatto, pagano una vera e propria retta, quando le uniche spese che dovrebbero pagare sono quelle relative alle attività extrascolastiche (mensa, scuola pomeridiana, ecc). Il risultato finale è che, ad esempio, alle elementari, la platea dei potenziali beneficiari è piuttosto ristretta, ma una grossa fetta di esclusi finisce per pagare comunque una retta che non gli viene rimborsata da nessuno. Concordo pienamente con le considerazioni degli autori e con le loro conclusioni ma mi sento di fare alcune precisazioni al fine dare, se possibile, maggiore chiarezza alla questione. Tempi L’incentivo, così come è stato definito nel decreto, non inciderà sulla scelta di iscrivere i figli alla scuola privata non solo nell’anno scolastico che sta iniziando, come sottolineano gli autori, ma anche negli anni successivi. Quindi si rende il bonus “intenzionalmente” neutrale nella scelta di iscrivere i figli alla scuola privata. Infatti, anche per gli anni a seguire la procedura di rimborso prende inizio ad anno scolastico avviato quando la scelta della scuola è già stata compiuta. E’ vero che il rimborso potrà essere stimato da ciascuna famiglia sulla base di quello che ha ricevuto l’anno prima, ma in generale vista la variabilità del finanziamento assegnato e la generale ignoranza riguardo agli stanziamenti di bilancio decisi in finanziaria è difficile che ciò sia fatto da parte di coloro che probabilmente ne avrebbero più bisogno. Non si tratta di semplice inefficienza o di cattiva programmazione da parte del Ministero di Viale Trastevere ma della decisione di rimborsare chi oggi ha già scelto la scuola privata. Beneficiari Qualche precisazione merita la stima degli iscritti alle scuole private paritarie, che rappresentano i potenziali beneficiari del bonus. 1) Il Ministero ha avviato l’anagrafe delle scuole non statali, ma allo stato attuale non è ancora chiaro quale sia il numero delle scuole paritarie e a maggior ragione di quelle, i cui iscritti hanno diritto al bonus; questo rende difficoltosa l’effettiva applicazione del decreto. In realtà, dopo il terzo anno scolastico successivo all’entrata in vigore della legge n. 62/2000 sulla parità scolastica incombeva sul Ministero, l’obbligo di darne effettiva applicazione nella parte in cui si riconducono tutte le scuole non statali alle due categorie di cui parla il decreto: paritarie e non paritarie. Sarebbe stato più corretto definire la classificazione delle scuole non statali in paritarie e non e poi procedere alla determinazione del bonus. Il risultato è che allo stato attuale esistono due classificazioni in vigore delle scuole non statali: quella vigente prima della legge n. 62/2000 e quella in paritarie e non. 2) Parte delle scuole non statali, beneficia di un contributo statale assegnato sulla base di opportune convenzioni mediante le quali, le scuole beneficiarie si sono impegnate a non richiedere agli iscritti alcuna retta scolastica. Per esempio, tra le scuole elementari non statali, le parificate beneficiano di un contributo finanziario statale. Poiché il bonus è destinato a rimborsare chi una retta l’ha pagata, è da escludere che tra i beneficiari del bonus possa includersi chi è iscritto ad esempio, alle scuole elementari paritarie parificate. La consistenza delle scuole parificate, come abbiamo detto non è disponibile, ma tutto lascia pensare che non siano poi così poche rispetto alle scuole elementari paritarie. Questo renderebbe l’ammontare unitario del bonus probabilmente più elevato e forse (ma lo sapremo solo a gennaio) in grado di abbassare la barriera di accesso alla scuola privata. Si pone però un altro problema. Infatti, gli iscritti alle scuole elementari parificate, stante il divieto stabilito nelle convenzioni, di fatto, pagano una vera e propria retta, quando le uniche spese che dovrebbero pagare sono quelle relative alle attività extrascolastiche (mensa, scuola pomeridiana, ecc). Il risultato finale è che, ad esempio, alle elementari, la platea dei potenziali beneficiari è piuttosto ristretta, ma una grossa fetta di esclusi finisce per pagare comunque una retta che non gli viene rimborsata da nessuno.
    • La redazione Rispondi
      Ringraziamo il lettore per gli utili commenti. La lettera conferma che al momento la normativa e il campo di applicazione del decreto sono quanto mai incerti, e che l'effetto del buono scuola sarà quello di sussidiare in modo indifferenziato solo chi ha già optato per la scuola privata. Cordiali saluti
  6. antonio gasperi Rispondi
    in nota all'eccellente articolo vorrei aggiungere che - almeno nel Veneto per il quale ho analizzato la legislazione di applicazione della legge sulla parità scolastica - non esiste a tutt'oggi alcuna selezione delle scuole cosiddette parificate, per cui il contributo viene assegnato anche per la frequenza nei ben noti "diplomifici". Da un punto di vista strettamente economico ciò significa che il servizio istruzione - nella misura in cui non possiede più un dignitoso livello qualitativo - non riveste nemmeno quelle caratteristiche di esternalità positiva che i vecchi manuali di finanza usavano per giustificare l'esistenza dell'intervento statale nella scuola. In tal modo il cerchio si chiude e diventa chiaro il reale obiettivo politico che è quello di riservare all'istruzione una quota decrescente di risorse pubbliche, in quanto non la si considera evidentemente più di interesse strategico.