Dal progetto di Trattato traspare un faticoso compromesso più che un disegno comune sulle competenze di politica economica da attribuire alla Ue. Ma la strada indicata è quella giusta. La politica monetaria resta affidata alla Bce. Il Parlamento europeo acquista un ruolo maggiore, soprattutto sul bilancio. La Commissione guadagna poteri formali di iniziativa nella denuncia delle violazioni delle politiche comuni, mentre all’euro-gruppo viene affidato il coordinamento della disciplina di bilancio.

Le competenze di politica economica dell’Unione non mutano significativamente nel progetto di Trattato della Convenzione. Le novità più rilevanti riguardano il funzionamento del Consiglio dei ministri economici e finanziari (Ecofin), i poteri della Commissione e le procedure decisionali in materia di bilancio.

Priorità al mercato interno e alla concorrenza

La gerarchia degli obiettivi è fissata nell’articolo I-3. Subito dopo la pace e i valori dei popoli, l’Unione “offre ai suoi cittadini uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere interne e un mercato unico nel quale la concorrenza è libera e non distorta”. Gli altri obiettivi economici vengono dopo: nell’ordine, l’Unione “si adopera per lo sviluppo sostenibile”; “combatte l’esclusione sociale e le discriminazioni (…)”; “promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli stati membri”.

La politica monetaria

La politica monetaria resta affidata alle mani indipendenti della Banca centrale europea, mentre la responsabilità primaria per le altre politiche economiche rimane agli Stati membri. Tuttavia, questi considerano le rispettive politiche economiche “una questione di interesse comune” e le coordinano nell’ambito del Consiglio dei ministri; l’Unione sorveglia l’esecuzione degli indirizzi comuni (articolo III-71).

Le altre politiche economiche

Il coordinamento si realizza attraverso gli “indirizzi di massima”, contenuti in una raccomandazione del Consiglio europeo, della quale questo “informa” il Parlamento (articolo I-14). Non vi sono poteri operativi di coordinamento delle politiche di bilancio.

Nelle procedure di sorveglianza, la Commissione acquista il potere di rivolgere un avvertimento allo Stato membro che non rispetti gli indirizzi concordati, senza interpellare il Consiglio; nonché quello di proposta riguardo alla decisione del Consiglio di rendere pubbliche le proprie raccomandazioni allo Stato membro. Curiosamente, il potere di proposta non si estende al contenuto delle raccomandazioni (articolo I-71).

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La procedura dei disavanzi eccessivi

Gli Stati membri “devono evitare disavanzi pubblici eccessivi” (articolo III-76). Il progetto di Trattato innova attribuendo alla Commissione: (a) il potere di trasmettere un proprio parere allo Stato membro per il quale essa ravvisi un rischio di disavanzo eccessivo; e(b) il potere di proposta nella decisione del Consiglio che constata l’esistenza di un disavanzo eccessivo.

Il potere di proposta non si estende alle fasi successive della procedura, relative all’applicazione delle sanzioni.

Varato l’euro-gruppo

Il Consiglio dei ministri economici e finanziari dell’area dell’euro, l’euro-gruppo, trova esplicito riconoscimento nel Trattato.

Si prevede che l’euro-gruppo “adotti misure (…)” per (…) rafforzare il coordinamento della disciplina di bilancio e la sorveglianza della medesima” dell’area, seppure assicurandone la coerenza con quelli dell’insieme dell’Unione (articolo III-88). Un apposito protocollo dovrà fissarne le regole di funzionamento (articolo III-99). L’euro-gruppo potrà adottare posizioni comuni per “garantire la posizione dell’euro nel sistema monetario internazionale (…) e le misure opportune per garantire una rappresentanza unificata nell’ambito delle istituzioni e delle conferenze finanziarie internazionali” (articolo III-90).

Opportunamente, non ha avuto seguito la proposta di istituzionalizzare le riunioni tra l’euro-gruppo e la Banca centrale europea, concepita per rafforzare l’influenza dei ministri dell’Economia sulla politica monetaria.

Novità nelle procedure di bilancio

Quanto alle procedure di bilancio dell’Unione, si distinguono tre decisioni. Il limite massimo delle risorse proprie, oggi pari all’1.27 per cento del pil comunitario, e le categorie delle entrate saranno fissati da una legge europea del Consiglio dei ministri, deliberata all’unanimità, previa consultazione del Parlamento europeo. All’interno del tetto delle risorse proprie, il quadro finanziario pluriennale delle spese e delle entrate sarà deliberato con legge europea del Consiglio dei ministri, previa approvazione a maggioranza da parte del Parlamento europeo. Il prossimo quadro finanziario sarà ancora adottato con le vecchie regole, secondo l’impegno assunto dal Consiglio europeo a Berlino nel 1999. Infine, il Parlamento e il Consiglio europeo approveranno il bilancio annuale dell’Unione, su proposta della Commissione (metodo comunitario). Poiché è stata abolita la categoria delle spese obbligatorie, questo regime si applicherà anche alle spese agricole, finora decise all’unanimità dal Consiglio agricoltura.

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Nel complesso, prosegue la marcia di avvicinamento del bilancio comunitario al metodo comunitario di decisione. Sottraendo al Parlamento la decisione sul limite massimo delle risorse proprie dell’Unione, non si consente la sua piena assunzione di responsabilità per il bilancio davanti all’elettorato. L’aver riservato agli Stati questa decisione rischia di perpetuare la visione nazionalistica, centrata sul calcolo dei trasferimenti netti dai bilanci statali a quello dell’Unione.

La direzione è giusta, ma si avanza a fatica

Nell’insieme, si è mantenuto l’impianto esistente, che nel complesso è valido, e le poche modifiche adottate vanno nella direzione giusta. Il Parlamento acquista un ruolo rispetto alle politiche economiche e, soprattutto, al bilancio comunitario. La Commissione guadagna poteri formali di iniziativa nella denuncia delle violazioni delle politiche comuni, ma non nelle conseguenti decisioni del Consiglio. L’istituzionalizzazione dell’euro-gruppo e dei suoi poteri di coordinamento delle politiche di bilancio sono una risposta probabilmente obbligata al timore che si allarghi stabilmente la quota dei Paesi dell’Unione fuori dall’euro. Proprio per questo, però, evocano un pericolo di fratture nell’unità delle politiche comuni dell’area. In definitiva, un faticoso, complicato compromesso più che un disegno comune.

 

 

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