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  1. Carlo D'Ippoliti Rispondi
    Nessun dubbio sulla necessità di fronteggiare il futuro aumento della spesa pensionistica. Ma sembra chiaro a tutti che la soluzione risieda nel trasferimento di una parte del sistema previdenziale al mercato. Non vorrei sembrarle sarcastico, credo veramente che in quanto studente io sia ancora un pò ingenuo: dov'è il mio errore quando penso che questo trasferimento sia socialmente ottimale solo se i privati si dimostrano più efficienti del pubblico? Poichè vari papers pubblicati dalla World Bank sostengono il contrario per fenomeni di adverse selection e moral hazard, e per economie di scala nei costi amministrativi, incentivare questo trasferimento mi sembra abbia basi molto più politiche che economiche. Le differenze che vedo tra questo provvedimento e il semplice aumento delle aliquote contributive sono due (a parte l'effetto sugli elettori di un ulteriore aumento delle tasse): -garantire una volontarietà del maggior risparmio, cosicchè possa dipendere almeno in parte dalle preferenze di consumo intertemporali; -o addossare il maggior onere sui lavoratori, in quanto i contributi (anche quelli nominalmente a carico loro) sono un costo per le imprese -senza ricorrere a contrattazione tra le parti. Volendo essere pessimisti e abbracciare la seconda tesi, non sarebbe almeno necessaria un'analisi dell'impatto macroeconomico della minore spesa per consumi, da comparare all'impatto che invece avrebbe un maggior carico contributivo sulle imprese?
    • La redazione Rispondi
      Concordo con lei sul fatto che i guadagni di efficienza devono essere documentati. Dal punto di vista individuale, comunque, il passaggio ad un sistema previdenziale misto (con una componente privata a capitalizzazione) consente al lavoratore una diversificazione del rischio (tra cui anche il rischio politico di trovarsi in un sistema insostenibile e vedersi cambiare le regole di calcolo della sua pensione). Non mi sembra tuttavia che l'oggetto del contendere sia la privatizzazione del sistema pensionistico, quanto l'accelerazione del passaggio al nuovo regime (contributivo) introdotto dalla riforma Dini.