logo


  1. Gerardo Orsi Rispondi
    Dato che preferisco viaggiare a velocita' moderate, utilizzo quanto piu' possibille la corsia di destra delle autostrade a tre corsie. Non trovo particolari difficolta' a marciare ad una velocita' leggermente superiore a quella dei camion in pianura. Semmai ogni tanto raggiungo veicoli che marciano piu' lentamente sulla corsia centrale, o che su quella sono costretti a rallentare. Se proseguo alla solita andatura, faccio un sorpasso a destra? Grazie.
    • La redazione Rispondi
      direi proprio di si..... Cordiali saluti MR
  2. Gianfranco Fabi Rispondi
    Carissimi, mi permetto di essere cordialmente, ma drasticamente contrario alle tesi esposte da Matteo Richiardi. Non entro nel merito delle simulazioni a cui si deve il massimo rispetto, ma che mi ricordano tanto i ragionamenti di don Ferrante sulla peste (""In rerum naturà, " diceva, " non ci son che due generi di cose: sostanze e accidenti...). Mi permetto solo di portare l'esperienza diretta e concreta di chi viaggia molto spesso su autostrade a tre o quattro corsie (come il tratto Milano-Lainate dell'A8) sia in automobile, sia in motocicletta. Ebbene una delle fonti maggiori di pericolo che mi è capitato spesso di affrontare riguarda il comportamento dei veicoli che marciano nella corsia centrale pur avendo a fianco chilometri di corsia a destra libera. Chi sopraggiunge alle spalle ed è più veloce ha due alternative: o sorpassare a destra o spostarsi di due corsie sulla sinistra, creando così condizioni pericolose. E' chiaro che se il traffico è intenso o scarso il problema praticamente non esiste, ma nell'80% dei casi il traffico è medio e in questi casi occupare la corsia a destra più libera può contribuire notevolmente a fluidificare il traffico. E inoltre rispetta una delle regole base della circolazione: il tenere la destra, appunto. E allora mi viene un dubbio: la preferenza per il centro non sarà, per caso, una scelta politica?
    • La redazione Rispondi
      Caro Fabi, non me ne abbia, ma nel rispondere a lei cercherò di offrire risposte anche agli altri lettori (grazie a tutti dei commenti!). Due i tipi di commento ricevuti: il primo riguarda l'utilizzo della simulazione, giudicato non scientifico. A prescindere dal fatto che chiunque può falsificare i risultati, in tutti i campi e con qualsiasi metodologia, è vero che l'utilizzo delle tecniche di simulazione sta ancora lottando per ottenere quella dignità scientifica che viene automaticamente accordata ad altre metodologie (approccio analitico, o econometrico...). Il discorso qui diventa lungo. Senza addentrarmi nei particolari (a chi interessa l'argomento, posso consigliare la lettura del paper di Roberto Leombruni, "The metodological status of agent-based simulations", scaricabile all'indirizzo http://www.labor-torino.it/workingpapers/wp19.htm) posso solo dire che esistono buoni e cattivi esercizi di simulazione, come esistono buoni e cattivi modelli analitici, o econometrici. Ci sono problemi per cui una soluzione analitica non esiste, o è di troppo ardua individuazione, e rifiutare l'approccio della simulazione per partito preso non è certo d'aiuto. Relativamente agli studi sul traffico, metodi analitici possono essere usati in casi relativamente semplici, in cui il comportamento dei singoli attori (i guidatori) non è modellato ad un livello di dettaglio elevato. Nel mio modello, è relativamente facile introdurre piccole aggiunte che rendano il comportamento delle vetture sempre più simile a quello reale. Il punto interessante è che i risultati principali non cambiano: la vecchia regola continua a risultare di norma superiore alla nuova. Il secondo tipo di commenti propone osservazioni individuali che contrastano con la tesi dell'articolo. In sostanza dicono: "Sarà, ma io non ci credo". E' interessante notare, al contrario, che molte persone reagiscono all'articolo con affermazioni del tipo "Lo sapevo, anche a me sembra stupido obbligare tutti a rientrare sempre a destra", anche se poi magari, concordando con i risultati dello studio, non manifestano la loro opinione inviando una lettera a lavoce.info. Entrambe queste reazioni sottolineano come un simile problema tende ad essere considerato troppo semplice per meritare un approfondimento (sarebbe a questo riguardo interessante sapere se e quali studi sono stati effettuati dagli esperti del Ministero dei Trasporti prima di proporre la nuova regola), e molti considerano il loro giudizio sulla riforma talmente indiscutibile da dover essere riconosciuto da tutti. Ma il fatto stesso che esistano reazioni opposte giustifica la necessità di un approfondimento. Che dire sul merito ? Sarà anche vero che la corsia di destra è spesso (quasi) vuota, ma bastano pochi veicoli lenti per renderne sconveniente l'utilizzo. Questo è quanto emerge dallo studio. Altre analisi in grado di dimostrare il contrario sono più che mai le benvenute.
  3. Flavio Favilli Rispondi
    I rallentamenti in autostrada avvengono principalmente quando un autotreno si sposta sulla corsia centrale viaggiando ai 90/100 km/h,infrangendo il codice, che prescrive gli 80km/h,lasciando conseguentemente libera per km e km la corsia di destra. Corsia quest'ultima che viene utilizzata dalle auto "pirata " che in tal modo riescono a superare i km di fila o addirittura di fermo autostradale che si crea quando il traffico è molto intenso. Il"fermo" poi si sblocca quando l'autotreno, effettuato il sorpasso, rientra nella corsia di destra. Il tutto poi riprende,rallentamenti o fermi ,quando un altro autotreno, o lo stesso, torna a sorpassare viaggiando alla velocità di 90/100 km e violando conseguentemente di nuovo il codice. Naturalmente l'effetto è lo stesso quando un auto viaggia ai 90/100km/h sulla corsia centrale:ovviamente non c'è violazione del codice ma sicuramente dell'"educazione stradale". Alla fin fine è sempre un problema di rispetto delle regole che se mancante ,per effetto domino, si ripercuote sull'intera circolazione con conseguente anche gravi.
  4. Francesco Rispondi
    Nulla da dire sull'analisi e sulla metodologia ma io che vivo stabilmente all'estero e capito in Italia quando vado in ferie, sono confrontato con questo strano comportamento italico del lasciare assolutamente libera la corsia destra. Venendo dall'estero, sono abituato a stare sulla corsia libera piu' a destra, andando a velocità moderate ed inferiori al massimo (diciamo tra 100 e 110 Km/h, velocità che comporta un basso consumo ed un basso inquinamento atmosferico ed acustico, rispetto a velocità superiori). Arrivando in Italia trovo a volte autostrade a tre corsie completamente libere che sono occupate ogni tanto da una sola autovettura nella corsia centrale, che va a 90. Sono costretto a sorpassarlo a sinistra, occupando l'unica corsia libera rimasta, proprio magari quando arriva alle mie spalle qualcuno a 130 o piu'. Il problema credo deve essere analizzato pensando che una autostrada a tre corsie ha si' piu' spazio ma anche piu' pericoli nei cambi di corsia. Per esempio se un veicolo tutto a destra decide di sorpassare mentre uno tutto a sinistra decide di riguadagnare la corsia centrale si crea un notevole momento di conflitto e potenziale pericolo. Cosa che non capita con due corsie. La soluzione dovrebbe essere quella di consigliare (il concetto di velocità consigliata) velocità differenti tra le tre corsie. Il cambio di corsia allora significherebbe anche un cambio di velocità. Bisognerebbe poi fare cartelli piu' intelligenti. In alcuni tratti si indicano i 50Km/h "In caso di nebbia". Ho visto turisti, ovviamente ignari dell'italico idioma, andare a 50 in luglio. Complimenti comunque per l'analisi. Saluti, Francesco
  5. L. Roberti Rispondi
    Ho letto questa notizia, poi l'ho riletta sempre più innervosito. Infine ho capito cosa mi disturbasse nella (legittima) posizione dell'autore. A sostegno della tesi secondo la quale "si stava meglio ecc.", viene presentato il risultato di uno studio scientifico e rigoroso, ma senza rigore. "Il bello delle simulazioni" sta nel fatto che bisogna indicare il tipo di simulazione effettuata, non presentare grafici che, per quanto ne sappiamo, potrebbero essere stati realizzati a mano dall'autore per sostenere la sua (sempre legittima) tesi. Insomma, se mi si dicesse che per ottenere quei risultati è stato applicato un rigoroso metodo già sviluppato e usato in altri studi probabilmente passerebbe il senso di fastidio che ora rimane dopo aver letto la notizia. Cordialità, L. Roberti