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  1. Mariano D'Antonio Rispondi
    La soluzione che Giovanni Dosi propone per rafforzare la ricerca universitaria, mi pare ragionevole e realistica. Mi chiedo poi perchè sovente si trascurino i possibili collegamenti tra ricerca universitaria e fabbisogni di formazione e di applicazione della ricerca nelle Amministrazioni pubbliche sia in quelle locali sia in quelle nazionali. Mi riferisco in particolare alla ricerca universitaria nelle cosiddette scienze dell'uomo tra cui includo anche le scienze dell'economia. La ricerca economica, specie nell'economia dello sviluppo, ha raggiunto su scala internazionale risultati di rilievo per il settore pubblico. Si pensi all'enfasi che si pone oggi da più parti, ad esempio dalla Banca Mondiale, sul ruolo delle istituzioni pubbliche intese non più come agenti che redistribuiscono reddito o procurano servizi collettivi e meno che mai come proprietarie d'imprese di mercato, bensì come "catalizzatori" di sviluppo mediante regole appropriate e diffusione d'informazioni rivolte agli agenti di mercato. La ricerca in questi campi è di carattere fondamentale, pura o applicata che sia, e le Università andrebbero incoraggiate ad almeno comunicarne i risultati a politici e burocrati mantenendo le Università la propria autonomia e badando bene i ricercatori universitari a non trasformarsi in piazzisti a caccia di commesse pur che siano ottenute dalle Amministrazioni pubbliche. Il collegamento tra Università ed Enti pubblici andrebbe curato particolarmente a livello locale perchè, dovunque approdi la discussione sul decentramento amministrativo, gli Enti locali assorbiranno sempre più compiti prima riservati ai Ministeri specie nelle cosiddette politiche industriali, e amministreranno notevoli risorse pubbliche. Non sempre gli Enti locali sono attrezzati a valutare gli effetti di tali politiche e la valutazione implica l'uso di modelli sofisticati che gli economisti hanno elaborato e continuano ad affinare. E' fuorviante che gli studiosi dell'economia s'impegnino a diffondere questo patrimonio di conoscenze ai decisori politici locali (sindaci, presidenti di province e di regioni)? Senza avere la pretesa di istruire il pupo e badando bene a non distogliere le proprie energie dagli studi per metterle a supino servizio dei potentati politici. Mariano D'Antonio
  2. massimo ampola Rispondi
    Mi sembra una sintetica ma rigorosa analisi della situazione. Unica aggiunta: la prassi di feudalità, che finisce per inchiodare alcuni come bravi ed altri come mediocri, è trasversale ma discontinua a seconda delle aree, quindi ogni soluzione giuridica ha in più il problema dell'elasticità e della verificabilità.
    • La redazione Rispondi
      Personalmente non credo si possa migliorare "per legge" la qualità del reclutamento. Qualsiasi norma viene ovviamente aggirata ed anzi usata per giustificare le peggiori brutture. A mio avviso l'unica possibilità, come argomentato nell'articolo, è far pagare alle università le scelte che fanno. Giovanni Dosi