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  1. Vincenzo Mattina Rispondi
    Molto interessante l'articolo sui co.co.co. Mi permetto di sollecitare la riflessione di uno o più esperti sull'articolo 29 del decreto che regola gli appalti di servizio. Mi sembra che la somministrazione a tempo indeterminato (staff leasing) sia stata molto ingabbiata e in qualche modo abbia assorbito i vincoli che in precedenza regolavano gli appalti di servizio. Ma mi chiedo cosa diviene l'appalto di servizio? chi ne è il soggetto gestore? potrebbe essere finanche un singolo che apra una partita IVA? e potrà il nuovo appalto di servizi estendersi a tutte le attività (fino ad oggi è stato escluso per le attività interne al ciclo produttivo)? E l'obbligo della parità di trattamento retributivo e contributivo, che è giustamente previsto per le aziende di somministrazione a tempo determinato e indeterminato, vale anche in caso di appalto di servizi? Non è che avremo una esplosione del fenomeno, tutt'altro che trasparente e corretto, delle cooperative di lavoro? E non c'è il rischio che le impres si frantumino in una miriade di appalti di servizio, che gestiscono linee di produzione, servizi ecc? e non potrebbe capitare che, nella medesima azienda, diversi appaltatori applichino ciascuno salari diversi dall'altro? Saluti Enzo Mattina
    • La redazione Rispondi
      Le sue osservazioni hanno un serio fondamento. Molti appalti di servizi sono, in realtà, mere forniture (d'ora in poi somministrazioni) di manodopera, ed è pertanto comprensibile il tentativo del decreto di riassorbirli all'interno del nuovo regime autorizzatorio della somministrazione,a tempo determinato o indeterminato. E'ovvio,tuttavia, che gli appalti di servizi continueranno ad esistere,ed il criterio distintivo tra essi e la somministrazione (v. art.29 del decreto) rimarrà, grosso modo, quello attualmente in uso.C'è quindi il rischio di un mero spostamento della frontiera dell'elusione, anche perché le imprese appaltatrici di servizi, che attualmente debbono applicare ai loro dipendenti il medesimo trattamento degli interni, qualora l'appalto sia inerente al ciclo produttivo tipico della committente,saranno in futuro esonerate da tale obbligo, che permarrà solamente per le imprese di somministrazione. La corsa verso gli appalti di servizi, ad es. tramite le cooperative di lavoro, potrebbe quindi accentuarsi, anziché cessare. Riccardo Del Punta
  2. giorgio bassi Rispondi
    All'art.1 co.2 dello schema del decreto legislativo presentato dal governo viene precisato che il "decreto non trova applicazione per le pubbliche amministrazioni e per il loro personale". Vuol dire che nella pubblica amministrazione sopravviveranno i co.co.co. ? Da quanto mi risulta non sono mica pochi! Voi come interpretate questo aspetto?
    • La redazione Rispondi
      "Non c'è dubbio che il nuovo decreto non sarà applicabile ai lavoratori pubblici, ai sensi dell'art.1 co.2 ricordato dal lettore. La ragione di questa scelta, già prefigurata dalla legge delega (che peraltro disponeva l'esclusione delle misure in essa contenute per il solo personale "alle dipendenze" delle pubbliche amministrazioni, e quindi a rigore non per i co.co.co.; ma il decreto non ha raccolto questa possibilità), è che la specificità del lavoro pubblico richieda una regolazione ad hoc, che il Ministro per la funzione pubblica dovrebbe incaricarsi di promuovere entro sei mesi dall'entrata in vigore del decreto (art.86 co.6). Ne segue che i co.co.co. continueranno ad esistere nei comparti pubblici, con un indubbio passo indietro sulla strada della privatizzazione. L'unica ed eccezionale ipotesi di immediata applicabilità della nuova normativa al lavoro pubblico riguarderà la disciplina della somministrazione di lavoro a tempo determinato (art.86 co.7), rimanendo invece esclusa quella della somministrazione a tempo indeterminato o staff leasing; d'altra parte, venendo abrogati gli articoli della legge Treu (n.196/1997) sul lavoro interinale, quest'ultimo non poteva essere lasciato privo - relativamente alle pubbliche amministrazioni - di una base normativa. r.d.p.
  3. Dan M. Rispondi
    Da profano, mi pongo un paio di domande: - cambierà realmente con la riforma Biagi la situazione degli attuali co.co.co, "falsi dipendenti", (che come si è detto sono la generalità) oppure semplicemente anche a loro, come giustamente per i professionisti, si provvederà ad architettare un "fasullo" progetto ad hoc, se non addirittura a trasformarli in associati in partecipazione o in lavoratori sommersi? - Non vi è il rischio che, pur imponendo un termine al contratto (progetto), questo possa comunque essere aggirato, utilizzando artifizi, o quantomeno proroghe, se previste, e mantenendo quindi inalterata nella sostanza la posizione attuale del collaboratore? Mi associo ai complimenti per il sito e rinnovo gli auguri di una lunga e proficua esistenza. Grazie
    • La redazione Rispondi
      "E' molto probabile che si verifichino fenomeni come quelli paventati dal lettore, anche perché l'art.61 dello schema di decreto prevede che le future collaborazioni coordinate e continuative siano riconducibili "a uno o più progetti o programmi di lavoro o fasi di esso determinati dal committente". Si tratta di nozioni molto ampie (i "programmi" ancor più dei "progetti"), che consentiranno probabilmente di "salvare" la maggior parte dei co.co.co., altrimenti destinati a rientrare nell'alveo del lavoro subordinato. Nè sono previsti (e questo in pratica sarà molto importante) limiti alla prorogabilità dei progetti.E' dunque possibile che la rigidità della norma si attenui di molto, nei fatti, dando peraltro la stura a nuove pratiche elusive. r.d.p."