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  1. Simone Sereni
    Gentili amici de La Voce e gentile prof. Daveri, scrivo in relazione al suo articolo sulla proposta di legge sulla libertà religiosa. Da cristiano (cattolico) non mi spaventa affatto il contenuto della proposta né tanto meno quello che scriverò vuole andare a sostegno delle posizioni strumentali di della Lega (!). Vorrei però dissentire sulla ipotesi di fondo del suo articolo, ovvero che, anche nel "mercato delle religioni", la concorrenza ha effetti benefici, diciamo di incentivo all’efficienza. Vedo bene, per la mia formazione economica, la linearità del ragionamento, ma immaginare una qualsiasi religione (o come sarebbe meglio dire nel caso del Cristianesimo, una fede) come un settore economico tra gli altri, lo trovo inesatto e — a livello umano — deprimente. Questo per dire anche che qualsiasi valutazione “scientifica” (economica e non), non dovrebbe prescindere da premesse sociologiche e antropologiche un po’ meno generiche… almeno questa è una mia speranza. Infine, suggerisco attenzione a rimarcare così nettamente il proselitismo della Chiesa Cattolica: è una caratteristica secondaria, che talvolta ha prevalso nella storia della Chiesa e solo in certi settori, ma non merita di rappresentare l’unico elemento descrittivo di un “corpo” così complesso e ricco. Mi pare di non sorprendere nessuno dicendo che, in questo periodo di grande intolleranza generalizzata (a livello politico interno e internazionale, soprattutto, a destra come a sinistra e al centro) in occasione del conflitto iracheno, è stata la voce del Papa ha dire con forza che la guerra che cominciava non era una guerra di religione e che la Chiesa non se ne faceva affatto sostenitrice. Perdonate l’emotività delle riflessioni, ma trattare della fede che mi sostiene semplicemente come oggetto di ricerca economica mi ha colpito particolarmente. Con stima. Simone Sereni
    • La redazione
      Caro Simone: sollevi due punti importanti, che richiedono risposte separate. Primo, la concorrenza tra religioni in un mondo sempre più multietnico e globale è un fatto della vita, non un problema antropologico o sociologico. Il vantaggio di parlarne è che in questo modo siamo indotti a pensare che anche per i servizi religiosi esiste un problema di qualità di offerta del servizio, di cui i produttori del servizio (prima di tutto: la Chiesa Cattolica in Italia) devono farsi carico. Secondo, definendo il Cattolicesimo come una religione che si basa sul proselitismo - il che ancora mi appare un fatto - non avevo assolutamente in mente di negare l'importante ruolo ecumenico svolto dal Papa durante la recente guerra dell'Iraq. Il Pontefice parlava veramente a tutti gli uomini di buona volontà, non solo ai cattolici. Quando penso al proselitismo cattolico, tuttavia, mi viene in mente il modo in cui gruppi come Comunione e Liberazione hanno guadagnato influenza nelle parrocchie, nell'economia e nella società. Francesco Daveri