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Le critiche all’Istat

Da qualche tempo l’operato dell’Istat è al centro di un dibattito che ha posto in discussione…Da qualche tempo l’operato dell’Istat è al centro di un dibattito che ha posto in discussione l’affidabilità della sua produzione in tema di contabilità nazionale, valutazione del sommerso, prezzi e inflazione. Consideriamo che un dibattito anche aspro, ma serio e documentato, contribuisca a far crescere la qualità dell’informazione statistica e a rendere tutti consapevoli della necessità di rafforzare un’istituzione indispensabile per l’azione di governo, per la ricerca e per l’informazione. Dobbiamo però constatare che molte voci, di opposto orientamento, provenienti sia dal mondo della politica che da quello dei media, sono ispirate ad aperto sensazionalismo, a strumentalizzazione di parte e a intenti manipolatori. Troppo scarse sono state le risposte chiarificatrici, le serie messe a punto, le assunzioni di responsabilità da parte delle istituzioni. Si vanno così alimentando gravi pregiudizi nei confronti di un Istituto cui è affidata la statistica ufficiale, bene pubblico inestimabile e ormai consolidato nella storia del Paese.
L’indipendenza e l’imparzialità rispetto a interessi di parte, l’ autonomia nella raccolta e analisi delle informazioni, il rigore nel rispetto della qualità scientifica delle operazioni e delle migliori regole metodologiche internazionalmente vagliate -coordinate di riferimento che devono essere riconosciute da tutti come indispensabili per l’Istat – ammettono e sollecitano critiche, informate e competenti, per migliorare le sue funzioni conoscitive e informative. Ma non possono sopravvivere a delegittimazioni, che, se accolte da un’opinione pubblica informata in modo distorto, indeboliscono i rapporti di fiducia con i cittadini, le imprese e le altre istituzioni: cioè con i soggetti che concorrono a creare la conoscenza, poi tradotta in indispensabile produzione statistica. Delegittimazioni che possono, inoltre, costituire alibi per mutilare le aree conoscitive indagate anche attraverso tagli finanziari o per giustificare la disarticolazione dell’assetto istituzionale. E’ in direzione contraria che si deve andare, rafforzando l’autorevolezza e la responsabilità dell’Istat nelle azioni di produzione, coordinamento e indirizzo che i nuovi impegni di informazione richiedono.

Come studiosi e come cittadini, convinti che la statistica ufficiale sia un bene pubblico, sentiamo il dovere di impedire che sotto lo schermo di polemiche scomposte passi inosservata la vera partita in gioco. Essa consiste nell’incrinare l’autorevolezza dell’Istat – che pur si fonda, tra l’altro, su un severo vaglio scientifico internazionale –rendendo manipolabile il sistema informativo pubblico. E questo sistema, noi firmatari, vogliamo che sia criticamente rafforzato, e non delegittimato, per la maggiore consapevolezza e libertà di tutti.

14 maggio 2003

Mario ARCELLI, Arnaldo BAGNASCO, Marzio BARBAGLI, Giacomo BECATTINI, Tito BOERI , Graziella CASELLI, Onorato CASTELLINO, Alessandro CAVALLI, Bernardo COLOMBO, Giuseppe COSTA, Carlo D’ADDA, Daniela DEL BOCA, Paolo DE SANDRE, Ilvo DIAMANTI, Maurizio FERRERA, Carlo FILIPPUCCI, Benito V. FROSINI, Luciano GALLINO, Silvio GARATTINI, Giuseppe GESANO, Franco GIUSTI, Renato GUARINI, Carlo GUARNIERI, Giuseppe LETI, Massimo LIVI BACCI, Giuseppe MICHELI, Luigi PASINETTI, Alfredo RIZZI,
Alessandro RONCAGLIA, Antonio SANTINI, Chiara SARACENO, Italo SCARDOVI, Giovanni B. GRITTA, Paolo SYLOS LABINI, Gianni TONIOLO,
Ugo TRIVELLATO

Referenti: barbagli@scform.unibo.it; giuseppe.costa@epi.piemonte.it;
paolodesandre@hotmail.com; livi@ds.unifi.it; saraceno@cisi.unito.it;
trivell@stat.unipd.it

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2 commenti

  1. Sabino Ardito

    Ho letto l’intervento a difesa dell’istat, e sono rimasto francamente sconcertato anche dai nomi altisonanti che firmavano l’articolo. Mi sarei aspettato una dimostrazione, magari su un singolo argomento, della corretezza scientifica dell’operato dell’Istat. Invece l’argomentazione è: “le critiche costruttive ed informate possono servire a migliorare l’attività dell’Istat ma non può essere delegittimata strumentalmente di fronte al paese”. Ovvero: “si accettano critiche ma non fino al punto da dire che l’Istat non sa fare il suo lavoro”.
    Ora, che le approssimazioni statistiche vengano usate a fini politici può essere deprecapile ma in una democrazia è ovvio che accada (e magari l’anomalia italiana fosse solo questa). Quanto alla presunta delegittimazione cosa si vuole? Che i cittadini, o altre più qualificate istituzioni, accettino per fede le conclusioni dell’Istat perchè non può essere delegittimata, pena l’arretramento economico del paese? Non possono pensare che per ragioni varie i “calcoli” siano sbagliati o semplicemente opinabili? Insomma l’Istat è un potentato intoccabile? Duisemberg si è preso critiche fortissime per la sua gestione della moneta, critiche che lo hanno sostanzialmente dipinto come un freno all’economia europea. E allora? La stampa deve avere paura di delegittimarlo?
    E la banca d’Italia, altro bastione fortificato di potere che predica giorno e notte la flessibilià degli altri mentre i suoi dipendenti prendono finanziamenti al 2% possiamo criticarla? Possiamo domandarci perchè ha in portafoglio partecipazioni di società varie anche non bancarie? O la delegittimiamo facendo crollare l’economia del paese?

    • La redazione

      Gli appelli sono necessariamente brevi e non possono entrare nel merito di questioni tecniche, cosa necessaria per difendere in modo argomentato l’Istat. Lo abbiamo fatto, comunque, ripetutamente su questo sito, fornendo ragioni di fondo per difendere l’Istat da molte critiche ingiuste. Le critiche non superficiali sono, invece, non solo legittime, ma anche e soprattutto utili. Abbiamo usato l’arma della critica spesso su questo sito, spesso anche rivolta agli “intoccabili”. Abbiamo, anche, criticato l’Istat. Ma mai in modo superficiale e soprattutto mai con ‘intento di promuovere le ricerche — prive di alcun rigore scientifico — di un altro istituto.

      Cordiali saluti.
      Tito Boeri

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