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Più luci che ombre su Basilea 2

La proposta di revisione dei requisiti patrimoniali delle banche ha suscitato critiche. Ma molte sono ingiustificate. La presenza di uno sconto per gli istituti di credito che hanno una clientela di piccole e medie aziende limita i rischi di riduzione di prestiti a queste imprese. E tutela anche le banche medio-piccole. Un problema più serio è che i nuovi coefficienti potrebbero amplificare gli effetti recessivi in un momento di crisi. Ma non è detto che ciò accada.

La proposta di revisione dei requisiti patrimoniali sulle banche  ha suscitato molte reazioni , spesso assai critiche (vedi gli articoli segnalati nello spazio “Per saperne di più”). Dapprima, le preoccupazioni sono arrivate dal settore bancario (che per la verità è stato sollecitato dallo stesso Comitato di Basilea a esprimersi, nella fase di consultazione), poi dal mondo delle imprese, soprattutto quelle di minore dimensione. Infine, la polemica ha investito il dibattito politico, registrando anche l’intervento del ministro Giulio Tremonti, il quale ha ottenuto – al vertice di Deauville del 17 maggio – l’impegno dei ministri finanziari del G-7 a “monitorare” il lavoro dei tecnici (leggasi: le banche centrali). Questo intervento politico rischia di allungare ulteriormente i tempi di definizione della nuova normativa (che ha già richiesto alcuni anni) e di compromettere il delicato lavoro svolto in sede tecnica.

Per capire se le critiche siano giustificate o no, occorre tenere presenti le finalità di Basilea 2, che sono essenzialmente due. Primo, rendere la dotazione patrimoniale di ciascuna banca più rispondente al rischio effettivamente sostenuto nell’attività di prestito. Secondo, incentivare (si noti: non obbligare) le banche ad adottare metodi più moderni e oggettivi nella misurazione e gestione del rischio di credito.

Effetti collaterali

Questi obiettivi sono condivisibili, e inducono a una valutazione complessivamente positiva del nuovo accordo.

Accanto agli aspetti positivi, vi possono essere alcuni effetti collaterali di Basilea 2, che vanno considerati attentamente.

1. Banche medio-piccole. Temono di essere penalizzate, per il fatto che presumibilmente adotteranno il metodo dei ratings esterni (più semplice), e quindi non potranno usufruire dello “sconto” previsto per il metodo dei ratings interni (che verrà invece utilizzato dalle grandi banche). A smentire questa preoccupazione ci sono i risultati di una simulazione condotta dal Comitato di Basilea in collaborazione con il sistema bancario (su un campione di 188 banche dei Paesi del G-10 e di 177 banche di altri 30 Paesi) (1). Per le banche medio-piccole che utilizzeranno i ratings esterni, l’incremento di requisito patrimoniale sarà esiguo: infatti usufruiranno maggiormente dello “sconto” previsto per la clientela retail, dato che la composizione del loro portafoglio – prestiti è più sbilanciata verso i piccoli clienti. Qualora poi una banca medio-piccola utilizzasse i ratings interni, otterrebbe un significativo allentamento del requisito patrimoniale, ben maggiore di quello ottenuto dalle grandi banche.

2. Imprese medio-piccole. Temono di subire un aumento del costo e/o una minore disponibilità di credito (maggiore razionamento). L’aumento di costo potrebbe derivare dal fatto che queste imprese sono generalmente “unrated”: ciò potrebbe comportare un requisito patrimoniale più elevato – quindi un maggiore costo per la banca – rispetto a un’impresa che goda di un buon rating. Tuttavia, la più recente proposta del Comitato di Basilea prevede un significativo “sconto” per queste imprese. D’altro canto, Basilea 2 dovrebbe indurre le banche a una misurazione più precisa del rischio di credito delle controparti e quindi contribuire a ridurre il razionamento del credito, che notoriamente è dovuto alla pratica di raggruppare nella stessa classe di rischio debitori che in realtà sono diversi tra di loro.

3. Pro-ciclicità. Con Basilea 2, il requisito patrimoniale a cui una banca è soggetta diventerà più “volatile”, cioè potrà variare sensibilmente a seconda delle fasi del ciclo economico. Ad esempio, durante una fase recessiva la rischiosità media dei debitori aumenta, portando a un incremento del requisito. Questo, a sua volta, potrebbe aggravare la recessione, in due modi. Primo, perché causerebbe un aumento del costo del credito. Secondo, perché alcune banche potrebbero trovarsi “vincolate” (cioè con un rapporto patrimonio/attivo ponderato molto vicino all’8 per cento), e così costrette a limitare la loro offerta di credito (“credit crunch”). Il primo effetto è più plausibile. Il secondo meno, perché generalmente le banche detengono capitale in eccesso rispetto al requisito minimo (il cosiddetto “buffer capital”), proprio per evitare di trovarsi in una situazione vincolata.

I rischi di selezione avversa

In conclusione, l’unica critica che trova qualche fondamento è quella relativa alla pro-ciclicità. A questa si può aggiungere un’altra preoccupazione: che possa verificarsi un fenomeno di selezione avversa, con una concentrazione di debitori rischiosi presso quelle banche che adotteranno il metodo dei ratings esterni.

Infatti, un’impresa a basso rischio sarà incentivata a indebitarsi presso una banca che adotti i ratings interni, sperando di ottenere una buona valutazione e di ricevere credito a minor costo. Al contrario, un soggetto ad alto rischio potrebbe essere indotto a indebitarsi presso una banca che utilizza i ratings esterni: nel peggiore dei casi, gli verrebbe assegnato un “risk weight” comunque inferiore a quello che riceverebbe da una banca che, basandosi sui suoi ratings interni, formulasse un giudizio negativo.

(1) Si veda: Quantitative Impact Study 3 (Qis 3), disponibile sul sito della Bri.

Per saperne di più

Alcune considerazioni su “Basilea 2”  (a cura di giovanni Stringa)

Da gennaio 2007 entreranno in vigore le nuove regole del sistema bancario europeo, conosciute con il nome di Basilea 2, con l’obiettivo di affinare quanto previsto dalla precedente Basilea 1 a proposito di copertura finanziaria delle banche contro i rischi del capitale prestato. Anche se l’opinione degli operatori è generalmente positiva, non mancano alcune critiche alle nuove direttive. Se ne riportano le più rilevanti:
 – Se i nuovi criteri di calcolo di copertura contro il rischio fossero stati utilizzati già nel marzo del 1998, il rapporto medio tra capitali di copertura e monte-prestiti sarebbe allora stato del 4%. Effettuando un ricalcalo di questo rapporto nel febbraio 2003 (cioè in tempi più critici), il coefficiente passa a circa il 12%. Questo può voler dire che i coefficienti calcolati con i criteri di Basilea 2 possono essere non abbastanza severi (marzo 1998) per evitare successivi prestiti a rischio o rivelarsi troppo alti (febbraio 2003) per agevolare il credito nei momenti di maggior bisogno.
– Secondo le autorità USA i criteri di Basilea 2 non saranno automaticamente applicati per tutte le banche americane operanti a livello internazionale, cosa cui invece l’Unione Europea tiene molto.
– Basilea 2 dovrà comunque essere implementata dai 15-25 Stati membri dell’UE, con il rischio della discrezionalità da parte delle diverse autorità nazionali di vigilanza.

Da “Bank regulation – deep impact”, The Economist, 16 maggio 2003, pag.68

 

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2 commenti

  1. Alessio Liquori

    Le veloci considerazioni di Angelo Baglioni non mi convincono del tutto: continuo a pensare che non sarà solo la pro-ciclicità uno dei possibili effetti collaterali dei nuovi accordi, ma anche l’insorgere di nuovi e diffusi problemi per le PMI. In così poco spazio è difficile argomentare, anche brevemente. Mi limiterò, quindi, a un solo punto, del tutto ignorato da Baglioni: l’accordo di Basilea prevede alcuni requisiti anche per le tecniche di mitigazione del rischio, le quali, se non rispetteranno tali standard, non potranno essere considerate nel calcolo del rating da assegnare all’affidato. I requisiti richiesti – questo è il punto – rischiano di fare fuori uno strumento decisivo per facilitare l’accesso al credito delle PMI italiane: la prestazione di garanzie da parte dei Confidi.
    Per chiarire meglio il mio pensiero, invio un mio articolo a redazione@lavoce.info (ormai un po’ vecchio, risale a marzo scorso), pubblicato da “Gli Argomenti Umani” e di taglio, quindi, più generico e “politico” che propriamente tecnico.

    • La redazione

      Grazie per la puntualizzazione. Ho due obiezioni.
      1. Basilea 2 dovrebbe indurre le banche ad una più attenta valutazione del merito di credito delle imprese, anche di quelle medio-piccole. In quest’ottica, la pratica tradizionale (tipicamente italiana) di subordinare la concessione di un credito alla prestazione di garanzie deve cambiare. Anche le PMI dovranno abituarsi al fatto che il credito bancario verrà concesso sulla base di una valutazione della loro rischiosità: il ricorso alle garanzie, anche tramite i Confidi, è necessariamente destinato a perdere rilevanza.
      2. Basilea 2 è un accordo di portata internazionale. Come tale non può farsi carico di un problema tipicamente locale (italiano), come quello dei Confidi. Altrimenti, torneremmo ad avere una pluralità di regolamentazioni, una per ogni paese. Viceversa, un accordo internazionale mira proprio ad armonizzare le regole tra un paese e l’altro, in modo da creare condizioni concorrenziali uniformi (“levelling the playing field”).

      A.B.

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