La Corte dei conti ribadisce che i teatri d’opera devono guardare ai privati per cercare nuovi flussi di risorse. Se si eccettuano l’Arena di Verona e la Scala, oggi per ogni euro di finanziamento pubblico, riescono ad attrarre mediamente solo 53 centesimi da fonti private, botteghino compreso. Quali possono essere gli incentivi per ottenere una più ampia diversificazione delle entrate? Necessario un cambiamento del sistema di finanziamento statale alle fondazioni. E vanno previste agevolazioni fiscali per sponsor e donatori. Ma va anche dato rilievo al fundraising.

Ancora una volta la relazione della Corte dei conti sulla gestione finanziaria delle fondazioni lirico sinfoniche(delibera n. 85/2012) sottolinea la necessità che i teatri d’opera italiani trovino ‘nuovi flussi di ricavo anche attraverso nuove forme di sponsorizzazione e partnership, sia locali, sia nazionali che internazionali’ per coprire i propri costi di gestione. La considerazione deriva dall’analisi dei bilanci dei teatri d’opera finanziati dal Fondo unico per lo spettacolo: la maggior parte delle fondazioni lirico sinfoniche ricorre infatti prevalentemente a fonti di finanziamento pubbliche con una strutturale incapacità ad attrarre risorse private (vedi tabella 1).

Tabella 1. Entrate da privati per ogni euro di finanziamento pubblico

Elaborazioni sui dati di tredici fondazioni lirico sinfoniche per l’anno 2010.

(*)I ricavi da botteghino del teatro dell’opera di Roma non sono disponibili

Per ogni euro di finanziamento pubblico, i teatri d’opera italiani riescono ad attrarre mediamente solo 53 centesimi da fonti private siano esse ricavi da botteghino o altre attività commerciali collaterali o sponsorizzazioni e donazioni private. Arena di Verona e Teatro alla Scala rappresentano eccezioni di rilievo rispetto ai bassissimi livelli di autofinanziamento nel comparto. In particolare, l’istituzione scaligera è il teatro che realizza le più consistenti entrate da privato nella forma di donazioni, sponsorizzazioni o attività commerciali: per ogni euro di contributo pubblico, il Teatro alla Scala raccoglie 79 centesimi da privati. Al contrario, Arena di Verona raggiunge ottime performance sul mercato (1 euro e 76 centesimi per ogni euro di finanziamento pubblico) grazie a elevati ricavi da botteghino. Sicuramente il risultato è determinato anche da una capienza potenziale molto elevata – sebbene limitata al periodo estivo – e alla capacità di intercettare maggiormente i flussi turistici e i gusti più popolari.
Se non si considerano queste due istituzioni, la capacità di attrazione di risorse private da parte di altri teatri si abbassa notevolmente, attestandosi a 33 centesimi di risorse raccolte sul mercato (18 centesimi se si esclude il botteghino) per ogni euro di finanziamento pubblico.

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INCENTIVI PER FINANZIARE I TEATRI

La situazione preoccupa non solo perché, come sottolinea la Corte, in un contesto di riduzione delle risorse pubbliche la sostenibilità finanziaria delle fondazioni lirico sinfoniche (e la loro stessa sopravvivenza) è a rischio, ma anche perché può segnalare un certo ripiegamento dei teatri verso se stessi: una maggiore diversificazione delle fonti di entrata evidenzia infatti una capacità del teatro nel rendersi ‘indispensabile’ all’interno della propriacomunità locale, tanto da incentivare i privati a contribuire economicamente per la sopravvivenza dell’istituzione stessa. Peraltro, un livello di contribuzione privata elevato dovrebbe verificarsi più facilmente per i teatri d’opera che, in tutti i paesi occidentali, offrono un genere di spettacolo di particolare gradimento alle fasce più ricche della popolazione. (1) In questa prospettiva, modificare il rapporto fra contribuzione da mercato e contribuzione pubblica potrebbe calmierare l’effetto regressivo di sussidi a istituzioni che non sono frequentate dalle classi meno abbienti (che tuttavia pagano per esse con i propri tributi).
Quali possono essere gli incentivi per spingere i teatri d’opera a una maggiore diversificazione delle proprie entrate e una maggiore apertura ai finanziamenti privati?
Un primo incentivo potrebbe sicuramente essere assicurato attraverso un cambiamento (anche parziale) del sistema di finanziamento statale (e in generale pubblico) alle fondazioni lirico sinfoniche. Il finanziamento statale è oggi sostanzialmente accordato sulla base della qualità della programmazione e il livello dei costi di produzione artistica. Un passaggio graduale verso forme di finanziamento che premiano la capacità dei teatri di raccogliere contributi privati potrebbe spingere a una maggiore imprenditorialità degli stessi in questo senso. Come osservato in altre occasioni queste forme di matching grants sono largamente diffuse negli Stati Uniti dove il finanziamento pubblico nella forma di sussidi diretti all’offerta è pressoché inesistente (e peraltro ciò non comporta una qualità delle produzioni sempre inferiore a quella di alcuni teatri italiani).
È ovvio che tale intervento deve accompagnarsi a maggiori agevolazioni fiscali concesse a favore di chi dona o sponsorizza i teatri d’opera. Da molto tempo si auspica un cambiamento dei regimi di esenzione e sembra che oggi i tempi siano maturi per introdurre importanti forme di deducibilità fiscale delle donazioni per istituzioni che sviluppano e diffondono l’opera, ‘lo’ spettacolo italiano per eccellenza. Peraltro, la decisione di introdurre agevolazioni fiscali è strettamente correlata alle più recenti politiche fiscali: è coerente con aliquote fiscali elevate o in costante aumento in quanto tale è anche il beneficio e l’incentivo che il privato ha nel donare.
Un’ultima azione per modificare lo status quo potrebbe consistere nel porre le premesse affinché si sviluppino una maggiore propensione e migliori competenze di fundraising all’interno delle istituzioni lirico sinfoniche. L’investimento in competenze è legato alla necessità di attivare nuove progettualità mirate a creare relazioni di lungo periodo con i finanziatori privati in una dimensione più collaborativa, coinvolgendoli in termini di partecipazione e non solo di esborso di denaro. Peraltro la nomina di membri del consiglio di amministrazione che siano maggiormente responsabilizzati (e capaci) nell’attivare una rete di potenziali donatori e nel controllare l’operato del sovrintendente oppure la definizione di contratti che premino il sovrintendente non solo rispetto al mantenimento della qualità artistica delle produzioni operistiche italiane, ma anche al raggiungimento di determinati obiettivi di raccolta di fondi privati non solo migliorerebbero lo scenario attuale, ma renderebbero anche meno stringente il richiamo fatto dalla Corte dei conti a ‘rendere trasparente l’entità dei costi comunque sostenuti per i componenti degli organi delle fondazioni, in particolare di quelli corrisposti ai sovrintendenti, che (…) non sempre sono riportati con esaustività nei documenti annessi ai bilanci d’esercizio”.

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(1) Si veda Falk M., Falk, R. “An Ordered Probit Model of Live Performance Attendance for 24 EU Countries” Working paper Austrian Institute of Economic Research (WIFO)

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