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Cosa cercano gli italiani. In rete e non solo

La crisi economica del nostro paese trova origine anche in una filosofia di vita che porta gli italiani a privilegiare il buon vivere rispetto al lavoro? Un confronto tra i primi risultati che emergono da google.it e da google.com fa nascere il sospetto che non si tratti solo di un luogo comune.

GLI ITALIANI E LA BELLA VITA

L’economia italiana, lo sappiamo, cresce poco o niente da circa vent’anni. Sul perché si è discusso tanto, arrivando a valide spiegazioni: il vasto debito pubblico che necessita una tassazione punitiva; la rigidità del mercato del lavoro; una burocrazia asfissiante; e così via. Un’intera generazione di giovani ne ha pagato (e continuerà a pagarne) le conseguenze.
Il pessimismo è condiviso da molti, ma non da tutti. I paladini della “decrescita” sottolineano i lati negativi della crescita economica: l’eccessiva attenzione alla produttività a esclusione dei rapporti umani, la alienazione del lavoro, il rompersi di legami e tradizioni passate, l’insostenibilità ecologica del nostro modello economico. Secondo loro, la qualità della vita non è pienamente rappresentabile dal prodotto interno lordo; la disoccupazione può altresì vedersi come tempo libero; e, insomma, non è una tragedia se il Pil non cresce.
Per quel poco o tanto che conosco gli italiani, mi sembra che questa seconda prospettiva non sia fra di noi rara. Quando sono in Italia mi capita spesso di sentirmi dire “sì, il lavoro è importante, ma ricordati che si lavora per vivere, non si vive per lavorare”. Questo discorso in America non viene fatto, tant’è che l’espressione corrispondente in inglese non l’ho mai sentita.
Se è vero che gli italiani ricercano meno il successo economico personale e sono più interessati alla qualità della vita, allora forse si comincia a capire come mai possiamo avere il 40 per cento di disoccupazione giovanile senza che scoppi la rivoluzione per le strade – cosa di cui gli americani non si capacitano. Ma è proprio vero che gli italiani aspirano a qualcosa di diverso rispetto al resto del mondo?

GOOGLARE L’ALFABETO

Per rispondere a questa domanda vi propongo un’analisi pop, leggera per l’estate: un confronto fra l’output dei motori di ricerca google.it (la versione italiana) e google.com (la versione internazionale con enfasi sugli Usa). L’idea è che i risultati dei due motori di ricerca riflettano, a grandi linee, ciò che è più popolare nelle due comunità, italiana e internazionale. Una delle possibili fonti di errore in questa analisi è che i risultati di google sono ordinati (anche) per maggior somiglianza alla ricerca effettuata. Ne consegue che, facendo una ricerca per lettera, come mi appresto a fare, i primi risultati saranno quelli che presentano la maggior corrispondenza con la singola lettera (e non le parole più popolari che iniziano con quella lettera).
Il metodo di ricerca: in ognuno dei due motori di ricerca imposto una ricerca per ogni lettera dell’alfabeto (prima la A, poi la B, e così via) Poi seleziono il primo risultato proposto dal motore. Se è lo stesso in tutti e due i motori non lo registro – così per esempio non registro i risultati della ricerca per la lettera C perché entrambi danno come primo risultato il linguaggio di programmazione C. Ometto anche quelle lettere i cui primi risultati, sebbene diversi fra i due motori, non mi pare illustrino una differenza interessante: la G, per esempio, in google.it restituisce “grammo” e in .com ritorna “gmail”, una differenza difficilmente interpretabile. Fatta questa scrematura, ecco i confronti residui che mi paiono interessanti.
Partiamo dalle lettere A e B. In Google Italia sono, e ce lo potevamo aspettare, la serie A e B di calcio. In Google.com invece sono l’algoritmo di programmazione A* di computer e la rivista accademica “Physical Review B.” Ci dice qualcosa su cosa gli italiani ricercano rispetto agli americani? Secondo me, sì.
Sulla stessa linea, infatti, troviamo i risultati per la lettera D: google.it ci restituisce “D Repubblica: consigli moda e bellezza, segreti su amore, sesso, vita di coppia e famiglia, ricette di cucina e news su arredamento, casa e design”. Invece google.com rimanda a un linguaggio di programmazione informatica (chiamato appunto “D”). Tutto ciò sembra confermare che le ricerche degli italiani sul web sono focalizzate sul “leisure”, quelle degli americani sul “work”.
Per la lettera “I” google.it offre “I borghi più belli d’Italia”, mentre google.com restituisce “I”, il soggetto di prima persona singolare nella lingua inglese. Si può leggere qui una maggiore attenzione alla qualità della vita in Italia, e in America al contrario un maggiore focus sull’ego? Decidete voi. Se sì, allora siamo 3-0 per l’ipotesi che stiamo verificando.
La lettera L è significativa: da google.it emerge l’ideologia di sinistra (L’Unità); capitalismo invece in google.com (con la multinazionale L’Oreal). Un contrasto simile si trova alla lettera P. Google.com indica il codice di borsa della compagnia Pandora Media. Google.it, incredibilmente, dà come primo risultato l’emoticon 😛 perché incluso nel link “Guarda il video «Educazione sessuale a scuola in Giappone :P»”. Insomma, sembra proprio che i risultati in google.it siano meno orientati alla sfera del lavoro e più a quella del sociale (se vogliamo classificare il video di educazione sessuale a scuola in Giappone come appartenente alla sfera del sociale).
La lettera N in google.it restituisce come primo risultato “Decreto ministeriale 5 febbraio 2014 n. 85. Modalità e contenuti delle prove di ammissione ai corsi di laurea e laurea magistrale a ciclo unico ad accesso programmato a livello nazionale a.a. 2014-15”. Burocrazia, ma quanto ci ossessioni? In google.com invece troviamo, più piacevolmente, N+, un gioco di computer con personaggi ninjia. Anche questo mi sembra dare un’idea della differenza fra la vita in Italia e negli Stati Uniti.
La ricerca per la lettera S in google.it rimanda a un’auto di lusso, il modello S della Tesla. Google.com invece restituisce @S, la handle di Twitter che dà le più recenti news scientifiche. Che gli italiani siano interessati ai motori non è una novità, è più sorprendente, almeno per me, che gli americani si occupino di scienza. Infine, la lettera V restituisce su google.it un periodo storico, il “Quinto secolo” e su google.com “v/”, una chatroom dedicata alla discussione di videogame.
In conclusione, questa ricerca altamente non-scientifica conferma il pregiudizio iniziale. Gli italiani si interessano di temi legati alla qualità della vita, alla sfera del sociale e al consumo: automobili, borghi d’Italia, storia, calcio, segreti su amore e sesso. E poi, giocoforza, burocrazia. Gli americani, o comunque chi utilizza la versione “internazionale” di google, ricerca invece temi legati alla sfera del lavoro: linguaggi di programmazione software, quotazioni di borsa, ricerca scientifica. E videogiochi.
Possiamo concludere che gli italiani vogliono qualcosa di diverso dagli americani? Non con certezza. Però il confronto è divertente; fatelo anche voi e fatemi sapere cosa trovate.

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16 commenti

  1. A me sembra appunto un divertimento. Si è tenuto conto in qualche modo delle differenze linguistiche fra italiano e inglese? Forse andando sulle scelte successive alla prima si poteva trovare qualche elemento interessante. Chissà?

  2. Sergio Ascari

    Interessante. Avevo fatto una ricerca in qualche modo simile, sul tema dell’immagine della donna (e del sesso, se volete), guardando i portali dei principali quotidiani italiani e di altri paesi europei, di qualità (Corriere, Times, Figaro ecc.), nonché i portali di qualche multinazionale con siti in varie lingue. Quelli italiani hanno invariabilmente molti più rimandi ad immagini di giovani donne più o meno discinte. Non so se questo vada nella stessa direzione.
    Però in inglese c’è un modo di dire, me lo dissero gli amici inglesi quando andai là a studiare: “You Italian live to eat, we eat to live” Forse puoi sostituire “We Italians work to live, others live to work” Ciao!

  3. umberto

    Bello e originale.
    Considerazioni che offrono davvero un punto di vista nuovo per “capire” il paese Italia.
    Bravo !

  4. M.S.

    È un giochetto interessante per tutti quelli che studiano o lavorano all’estero, ma risiedono in Italia, vivendo così due realtà socio-culturali differenti. Questo gruppo può porsi più facilmente la fatidica e difficile domanda: sono le attività che svolgiamo che determinano la cultura, intesa come “quello che possiamo pensare” nella quotidianità, o viceversa?
    La parola cultura non indica solo “l’ammontare delle cose che sappiamo”, ma rappresenta sopratutto, psicologicamente, “ciò che pensiamo” e “ciò che possiamo pensare”: questo non dipende solo dal “come abbiamo imparato” le cose fondamentali (lingua, matematica, etc.), ma anche da ciò che ci è lecito pensare, da come possiamo o non possiamo esprimerci nelle interazioni umane che ci hanno formato, e in quelle che possiamo avere in un certo contesto socio-culturale.
    In una data realtà possiamo discutere certi argomenti, ma in un’altra non possiamo farlo, perché la cultura del gruppo o del luogo costruisce barriere invisibili, anche attraverso meccanismi “sottili” (importanza, priorità).
    E se in un certo luogo studiamo, o facciamo ricerca scientifica, abbiamo attraverso quella via (attività) la possibilità e la necessità di porci nuove sfide intellettuali, mentre nell’altro il medesimo atteggiamento non è apprezzato, e siamo invitati solo a “rilassarci”, “goderci la vita”, o “parlare di calcio”, e lasciare che altri pensino per noi.

    • Sono d’accordo. Questo vale anche per gli Invalsi e ciò a cui viene detto di pensare alle ragazze e ai ragazzi da parte dell’ambiente in cui crescono, ciò che viene detto loro o trasmesso che sono liberi di pensare, e magari anche di agire anche se non è autorizzato dall’ambiente, o ciò su cui sono liberi di ragionare perché lo decidono loro, se hanno il carattere per decidere ciò che vogliono considerare (possibilmente in linea con il politically correct degli Invalsi).

      • M.S.

        Non so se siamo d’accordo. Non a caso non ho usato un’espressione come “liberi di pensare”, ma invece “avere possibilità di pensare”. Le barriere invisibili poste da un contesto socio-culturale possono essere superate quando si hanno capacità che una cultura formale, e scientifica, permette di sviluppare. A me sembra che quelle barriere siano più spesso nella cultura informale, popolare, etc. che ci rende dipendenti (spesso inconsapevolmente) da una quantità di rappresentazioni stereotipate.
        Siamo sempre molto liberi di assumere la cultura nella quale siamo immersi, cioè di farci determinare completamente da un contesto, ma possiamo modificarla solo attraverso lo sviluppo di capacità/risorse cognitive e conoscenze scientifiche.
        Non entro nel merito dei test INVALSI, ma non sono affatto contrario allo sviluppo di una rilevazione sistematica delle competenze/risorse cognitive che gli studenti acquisiscono nella scuola (a fini di ricerca e per migliorare il sistema dell’istruzione).

  5. L’idea è molto carina, e Persico giustamente insiste nel ricordare che non è uno studio scientifico. “Purtroppo” però i risultati di Google sono fortemente personalizzati in base al comportamento dell’utente. Google ci identifica non solo attraverso i cookie e l’account, ma anche attraverso l’indirizzo IP. Facendo una ricerca da finestra anonimizzata di Chrome o Firefox io ottengo, per esempio suggerimenti completamente diversi da quelli indicati nell’articolo. Essendo uno dei pochi italiani che si rifiuta di leggere il sito di repubblica, digitando “d” a me compare “diretta” –D di repubblica viene giustamente snobbato. Stessa cosa per altre lettere.

    • rob

      ..infatti è uno “studio” sui “luoghi comuni” di cui noi Italiani siamo maestri insuperabili.

  6. Marcomassimo

    Ma non sarà semplicemente che i testi scientifici di tutto il mondo sono scritti in inglese, ce ne sono una caterva e quindi google li sbatte da tutte le parti? Se l’italiano fosse una lingua culturale internazionale come fu nel Rinascimento il discorso sarebbe l’opposto. Comunque sanno tutti che in italia si leggono pochi libri e che la cultura scientifica è poco battuta a livello di massa; viene prediletta la cultura giuridica e quella umanistica e di questo che si pappa principalmente la nostra burocrazia; nel confronto fra logica e cavillo normativo il secondo vince sempre perchè la normazione viene considerato una metafisica a parte;
    le cause di questo sono tristemente note a livello storico; in Italia l’Illuminismo trovò il bastione della controriforma ed attecchì di gran lunga meno che in Germania, in Francia, in Inghilterra; Detto questo la cultura media generale di un italiano è superiore a quella pari americana, anche a livello universitario; gli americani hanno una maggiore attitudine specialistico-pratica; quando indaga i fenomeni sociali cortesemente cerchi di dargli una prospettiva storico-sociologica.

  7. Ataru Moroboshi

    “L’economia italiana, lo sappiamo, cresce poco o niente da circa vent’anni. Sul perché si è discusso tanto, arrivando a valide spiegazioni: il vasto debito pubblico che necessita una tassazione punitiva; la rigidità del mercato del lavoro; una burocrazia asfissiante; e così via. Un’intera generazione di giovani ne ha pagato (e continuerà a pagarne) le conseguenze”.

    Ma perché continuano con queste “ricette”? Friedman e il monetarismo ancora docent? O per altri motivi? (ditemi quali sono per favore, ve ne sarò grato)

  8. Paolo

    Se la ricerca è fatta sul computer dell’autore senza nessun accorgimento, quello che viene proposto è frutto di un equivoco e completamente privo di valore generale. Google personalizza i risultati anche in base alla storia dell’utente che fa le richieste. Io ho provato ad esempio sulla mia macchina ed ho ottenuto risultati completamente diversi. Non è semplicemente che Nicola Persico usa l’italiano per il tempo libero e l’inglese per il lavoro?

  9. Enrico

    Probabilmente i risultati sono falsati dalle modalità con cui google personalizza la ricerca sull’utente (cookie, indirizzo IP, magari anche indirizzo MAC). Però il discorso che apre il prof. Persico mi sembra decisamente interessante ed è sostanzialmente in linea con la mia personale percezione. Ho avuto l’opportunità di lavorare USA per un periodo e devo dire che si percepisce che c’è un concezione del lavoro diversa.

  10. Ho provato a fare anch’io delle ricerche con i SEO, in ambito di beni culturali, siti archeologici e reperti che poi non sono catalogati e pubblicati spesso solo se in musei, e quindi museografia, esposizione e diffusione del patrimonio museale: è stato un disastro, sia perché le parole chiave sono variabili più per scelta di chi fa i siti e i motori di ricerca che per gli oggetti corrispondenti, le loro caratteristiche e dati inerenti, sia perché i link dopo un po’ non riportano alle stesse pagine, sia perché la comunità accademica ancora in parte è molto legata alla ricerca libresca.

  11. Gianni

    A mio parere la ricerca così impostata dall’autore risente più del campo semantico delle parole associate alla singola lettera dell’alfabeto nelle due lingue che non a ciò che cercano le persone. Per avere un’idea secondo me più vicina al vero vi propongo una variante del gioco. Andate su google.it e digitate nella maschera di ricerca la lettera a. Saranno elencate le prime 4 parole inizianti per a più cercate; nel mio caso: alice mail, amazon, ansa, aruba.
    Andate su Google.com/ncr (l’url serve a impedire che veniate reindirizzati sul sito italiano) e fate lo stesso; ecco i risultati: amazon, aol, american airlines, apple; se avete paura che i risultati vengano influenzati dalle vostre preferenze, probabilmente è sufficiente una finestra di navigazione anonima. Ecco la lettera b:
    IT: booking, borsa italiana, beppe grillo, bnl
    US: bank of america, best guy, bing, bed bath and beyond

    • ALFA

      Secondo me questa divertente ricerca fatta dal dott. Persico, pur tenendo conto delle dovute eccezioni, dimostra quello che è già noto : gli italiani sono un popolo dedito al “leisure” ovvero al cazzeggio. Il problema è che purtroppo l’Italia è destinata sempre più a sprofondare nella recessione e nella miseria, quindi dove gli italiani troveranno i soldi per dedicarsi al “leisure” staremo a vederlo.

  12. Lorenzo

    Capisco che non sia un’analisi scientifica bensi’ scherzosa. In ogni caso non credo sia giusto usare google.com. Quanti italiani lo usano proprio x cercare cose non italiane? Se proprio si vuole fare questo tipo di analisi, nemmeno originali, esistono diversi articoli online su questa falsariga (non sono andato a vedere quale e’ apparsa prima) una volta google pubblicava questi dati, resi scorporabili x paese, genere, eta’ e altri parametri. Ora probabilmente bisogna avere un account su adwords o similia. E’ possibile ricorrere a plug in come questo (personalmente non ancora testato ma trovato in 5 secondi grazie a google.co.uk) https://www.redflymarketing.com/internet-marketing-tools/google-global/
    Personalmente credo che il commento di Paolo 20/07/2014 alle 17:23 aiuti a mettere nella giusta prospettiva questo articolo e come l’autori usi google 🙂

    PS scusate gli accenti/apostrofi ma uso una tastiera non italiana

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