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  1. Lorenzo Rispondi
    Capisco che non sia un'analisi scientifica bensi' scherzosa. In ogni caso non credo sia giusto usare google.com. Quanti italiani lo usano proprio x cercare cose non italiane? Se proprio si vuole fare questo tipo di analisi, nemmeno originali, esistono diversi articoli online su questa falsariga (non sono andato a vedere quale e' apparsa prima) una volta google pubblicava questi dati, resi scorporabili x paese, genere, eta' e altri parametri. Ora probabilmente bisogna avere un account su adwords o similia. E' possibile ricorrere a plug in come questo (personalmente non ancora testato ma trovato in 5 secondi grazie a google.co.uk) https://www.redflymarketing.com/internet-marketing-tools/google-global/ Personalmente credo che il commento di Paolo 20/07/2014 alle 17:23 aiuti a mettere nella giusta prospettiva questo articolo e come l'autori usi google :-) PS scusate gli accenti/apostrofi ma uso una tastiera non italiana
  2. Gianni Rispondi
    A mio parere la ricerca così impostata dall'autore risente più del campo semantico delle parole associate alla singola lettera dell'alfabeto nelle due lingue che non a ciò che cercano le persone. Per avere un'idea secondo me più vicina al vero vi propongo una variante del gioco. Andate su google.it e digitate nella maschera di ricerca la lettera a. Saranno elencate le prime 4 parole inizianti per a più cercate; nel mio caso: alice mail, amazon, ansa, aruba. Andate su Google.com/ncr (l'url serve a impedire che veniate reindirizzati sul sito italiano) e fate lo stesso; ecco i risultati: amazon, aol, american airlines, apple; se avete paura che i risultati vengano influenzati dalle vostre preferenze, probabilmente è sufficiente una finestra di navigazione anonima. Ecco la lettera b: IT: booking, borsa italiana, beppe grillo, bnl US: bank of america, best guy, bing, bed bath and beyond
    • ALFA Rispondi
      Secondo me questa divertente ricerca fatta dal dott. Persico, pur tenendo conto delle dovute eccezioni, dimostra quello che è già noto : gli italiani sono un popolo dedito al "leisure" ovvero al cazzeggio. Il problema è che purtroppo l'Italia è destinata sempre più a sprofondare nella recessione e nella miseria, quindi dove gli italiani troveranno i soldi per dedicarsi al "leisure" staremo a vederlo.
  3. Eccettodoveindicatoaltrimenti Rispondi
    Ho provato a fare anch'io delle ricerche con i SEO, in ambito di beni culturali, siti archeologici e reperti che poi non sono catalogati e pubblicati spesso solo se in musei, e quindi museografia, esposizione e diffusione del patrimonio museale: è stato un disastro, sia perché le parole chiave sono variabili più per scelta di chi fa i siti e i motori di ricerca che per gli oggetti corrispondenti, le loro caratteristiche e dati inerenti, sia perché i link dopo un po' non riportano alle stesse pagine, sia perché la comunità accademica ancora in parte è molto legata alla ricerca libresca.
  4. Enrico Rispondi
    Probabilmente i risultati sono falsati dalle modalità con cui google personalizza la ricerca sull'utente (cookie, indirizzo IP, magari anche indirizzo MAC). Però il discorso che apre il prof. Persico mi sembra decisamente interessante ed è sostanzialmente in linea con la mia personale percezione. Ho avuto l'opportunità di lavorare USA per un periodo e devo dire che si percepisce che c'è un concezione del lavoro diversa.
  5. Paolo Rispondi
    Se la ricerca è fatta sul computer dell'autore senza nessun accorgimento, quello che viene proposto è frutto di un equivoco e completamente privo di valore generale. Google personalizza i risultati anche in base alla storia dell'utente che fa le richieste. Io ho provato ad esempio sulla mia macchina ed ho ottenuto risultati completamente diversi. Non è semplicemente che Nicola Persico usa l'italiano per il tempo libero e l'inglese per il lavoro?
  6. Ataru Moroboshi Rispondi
    "L’economia italiana, lo sappiamo, cresce poco o niente da circa vent’anni. Sul perché si è discusso tanto, arrivando a valide spiegazioni: il vasto debito pubblico che necessita una tassazione punitiva; la rigidità del mercato del lavoro; una burocrazia asfissiante; e così via. Un’intera generazione di giovani ne ha pagato (e continuerà a pagarne) le conseguenze". Ma perché continuano con queste "ricette"? Friedman e il monetarismo ancora docent? O per altri motivi? (ditemi quali sono per favore, ve ne sarò grato)
  7. Marcomassimo Rispondi
    Ma non sarà semplicemente che i testi scientifici di tutto il mondo sono scritti in inglese, ce ne sono una caterva e quindi google li sbatte da tutte le parti? Se l'italiano fosse una lingua culturale internazionale come fu nel Rinascimento il discorso sarebbe l'opposto. Comunque sanno tutti che in italia si leggono pochi libri e che la cultura scientifica è poco battuta a livello di massa; viene prediletta la cultura giuridica e quella umanistica e di questo che si pappa principalmente la nostra burocrazia; nel confronto fra logica e cavillo normativo il secondo vince sempre perchè la normazione viene considerato una metafisica a parte; le cause di questo sono tristemente note a livello storico; in Italia l'Illuminismo trovò il bastione della controriforma ed attecchì di gran lunga meno che in Germania, in Francia, in Inghilterra; Detto questo la cultura media generale di un italiano è superiore a quella pari americana, anche a livello universitario; gli americani hanno una maggiore attitudine specialistico-pratica; quando indaga i fenomeni sociali cortesemente cerchi di dargli una prospettiva storico-sociologica.
  8. mario Rispondi
    L'idea è molto carina, e Persico giustamente insiste nel ricordare che non è uno studio scientifico. "Purtroppo" però i risultati di Google sono fortemente personalizzati in base al comportamento dell'utente. Google ci identifica non solo attraverso i cookie e l'account, ma anche attraverso l'indirizzo IP. Facendo una ricerca da finestra anonimizzata di Chrome o Firefox io ottengo, per esempio suggerimenti completamente diversi da quelli indicati nell'articolo. Essendo uno dei pochi italiani che si rifiuta di leggere il sito di repubblica, digitando "d" a me compare "diretta" –D di repubblica viene giustamente snobbato. Stessa cosa per altre lettere.
    • rob Rispondi
      ..infatti è uno "studio" sui "luoghi comuni" di cui noi Italiani siamo maestri insuperabili.
  9. M.S. Rispondi
    È un giochetto interessante per tutti quelli che studiano o lavorano all'estero, ma risiedono in Italia, vivendo così due realtà socio-culturali differenti. Questo gruppo può porsi più facilmente la fatidica e difficile domanda: sono le attività che svolgiamo che determinano la cultura, intesa come "quello che possiamo pensare" nella quotidianità, o viceversa? La parola cultura non indica solo "l'ammontare delle cose che sappiamo", ma rappresenta sopratutto, psicologicamente, "ciò che pensiamo" e "ciò che possiamo pensare": questo non dipende solo dal "come abbiamo imparato" le cose fondamentali (lingua, matematica, etc.), ma anche da ciò che ci è lecito pensare, da come possiamo o non possiamo esprimerci nelle interazioni umane che ci hanno formato, e in quelle che possiamo avere in un certo contesto socio-culturale. In una data realtà possiamo discutere certi argomenti, ma in un'altra non possiamo farlo, perché la cultura del gruppo o del luogo costruisce barriere invisibili, anche attraverso meccanismi "sottili" (importanza, priorità). E se in un certo luogo studiamo, o facciamo ricerca scientifica, abbiamo attraverso quella via (attività) la possibilità e la necessità di porci nuove sfide intellettuali, mentre nell'altro il medesimo atteggiamento non è apprezzato, e siamo invitati solo a "rilassarci", "goderci la vita", o "parlare di calcio", e lasciare che altri pensino per noi.
    • Eccettodoveindicatoaltrimenti Rispondi
      Sono d'accordo. Questo vale anche per gli Invalsi e ciò a cui viene detto di pensare alle ragazze e ai ragazzi da parte dell'ambiente in cui crescono, ciò che viene detto loro o trasmesso che sono liberi di pensare, e magari anche di agire anche se non è autorizzato dall'ambiente, o ciò su cui sono liberi di ragionare perché lo decidono loro, se hanno il carattere per decidere ciò che vogliono considerare (possibilmente in linea con il politically correct degli Invalsi).
      • M.S. Rispondi
        Non so se siamo d'accordo. Non a caso non ho usato un'espressione come "liberi di pensare", ma invece "avere possibilità di pensare". Le barriere invisibili poste da un contesto socio-culturale possono essere superate quando si hanno capacità che una cultura formale, e scientifica, permette di sviluppare. A me sembra che quelle barriere siano più spesso nella cultura informale, popolare, etc. che ci rende dipendenti (spesso inconsapevolmente) da una quantità di rappresentazioni stereotipate. Siamo sempre molto liberi di assumere la cultura nella quale siamo immersi, cioè di farci determinare completamente da un contesto, ma possiamo modificarla solo attraverso lo sviluppo di capacità/risorse cognitive e conoscenze scientifiche. Non entro nel merito dei test INVALSI, ma non sono affatto contrario allo sviluppo di una rilevazione sistematica delle competenze/risorse cognitive che gli studenti acquisiscono nella scuola (a fini di ricerca e per migliorare il sistema dell'istruzione).
  10. umberto Rispondi
    Bello e originale. Considerazioni che offrono davvero un punto di vista nuovo per "capire" il paese Italia. Bravo !
  11. Sergio Ascari Rispondi
    Interessante. Avevo fatto una ricerca in qualche modo simile, sul tema dell'immagine della donna (e del sesso, se volete), guardando i portali dei principali quotidiani italiani e di altri paesi europei, di qualità (Corriere, Times, Figaro ecc.), nonché i portali di qualche multinazionale con siti in varie lingue. Quelli italiani hanno invariabilmente molti più rimandi ad immagini di giovani donne più o meno discinte. Non so se questo vada nella stessa direzione. Però in inglese c'è un modo di dire, me lo dissero gli amici inglesi quando andai là a studiare: "You Italian live to eat, we eat to live" Forse puoi sostituire "We Italians work to live, others live to work" Ciao!
  12. Paolo Rispondi
    A me sembra appunto un divertimento. Si è tenuto conto in qualche modo delle differenze linguistiche fra italiano e inglese? Forse andando sulle scelte successive alla prima si poteva trovare qualche elemento interessante. Chissà?