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  1. Rocco G. Maltese Rispondi
    sono insegnante di 65 anni e da 2 temporanemente sospeso dalla funzione docente per invalidità all'80% la Fornero mi ha impedito la quota 96 e dovrei attendere il 2017 per la pensione. vi è qualche spiraglio di uscita?
  2. Andrea Chiari Rispondi
    La legge Fornero prevedeva già che “l'accesso alla pensione anticipata è consentito esclusivamente se risulta maturata un'anzianità contributiva di 42 anni e 1 mese per gli uomini e 41 anni e 1 mese per le donne, con riferimento ai soggetti che maturano i requisiti nell'anno 2012. Tali requisiti contributivi sono aumentati di un ulteriore mese per l'anno 2013 e di un ulteriore mese a decorrere dall'anno 2014 (più l'aspettativa di vita).Sulla quota di trattamento relativa alle anzianità contributive maturate antecedentemente il 1º gennaio 2012, è applicata una riduzione percentuale pari ad 1 punto percentuale per ogni anno di anticipo nell'accesso al pensionamento rispetto all'età di 62 anni; tale percentuale annua è elevata a 2 punti percentuali per ogni anno ulteriore di anticipo rispetto a due anni”. Più chiaro di così! Come mai si dice che oggi con il decreto Madia-Renzi si può andare in pensione 4 anni prima della Fornero e senza penalizzazione purchè 1) si abbiano maturati 62 (61) anni di età e 42 anni più 6 mesi di contribuzione? Ma cosa stiamo dicendo? Non è cambiato niente! Ma i giornalisti oltre ad usare il taglia-incolla sanno usare il cervello?
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  4. Andrea Chiari Rispondi
    Posso fare una domanda schietta e precisa? La domanda è questa: se con il metodo contributivo io avrò indietro, al momento di incassare l'assegno pensionistico, esattamente i soldi che avrò versato (e quelli versati dal datore di lavoro come da contratti), per quale motivo dovremmo essere vincolati al regime Inps? Se lo stato (come avveniva in passato) era generoso e ci dava indietro, in base a calcoli favorevoli, di più di quello che avevamo versato, OK, mi va bene l'Inps e qualsiasi strumento pensionistico governativo. Ma se i soldi che mi tornano indietro sono esclusivamente quelli da me versati perchè non posso scegliermi uno strumento differente, un fondo pensionistico assicurativo o bancario o qualsiasi altro istituto o fondo da me scelto? Non sono ingenuo e capisco la risposta: se si potesse scegliere il fondo pensionistico l'Inps salterebbe per aria e non garantirebbe le attuali pensioni in versamento. ma è indubbio che il metodo contributivo toglie prestigio e indispensabilità all'istituto monopolistico pubblico.
  5. Enrico Rispondi
    Come citava Massimo nel commento di ieri: si è dimostrata la possibilità di cambiare le regole, anche pesantemente, in corsa, per cui non si può fare alcuna assunzione in merito. Tra i miei conoscenti quasi-quarantenni, laureati (quindi entrati più tardi nel mercato del lavoro) l'opinione pressoché unanime è la seguente: - la pensione non ci sarà più quando toccherà a noi (70 anni) - i fondi integrativi di categoria mangeranno per 30 anni sulla montagna di denaro che gli si versa mensilmente, ma quando verrà l'ora di cominciare ad erogare seriamente le pensioni (cioè per un numero consistente di persone) salteranno fuori buchi di bilancio etc etc, non sarebbe una novità in Italia. Ci lasciassero almeno scegliere se versare all'Inps o tenerceli e gestirceli.
  6. massimo gandini Rispondi
    I cambiamenti del sistema previdenziale italiano sono ormai talmente frequenti che nessuno può sapere quando andrà in pensione. Anche per il futuro è plausibile prevedere continue rivoluzioni peggiorative quindi è inutile preuccuparsi di questo aspetto. Questa situazione ha creato una sfiducia totale nei giovani che ormai ritengono che la questione non li riguardi in quanto loro una pensione non la vedranno mai.
  7. Alice Rispondi
    Gentile Dott. Massimo Baldini, ho letto con vivo interesse il Suo articolo. Però ho qualche dubbio. Dato che risulta estremamente complesso percepire la capacità di comprensione che gli italiani hanno delle numerose riforme pensionistiche che si sono succedute negli ultimi anni in Italia. Perché non aggirare il modo di risoluzione del problema andando a considerare "nel concreto" quali sono i comportamenti compensativi effettivi nelle scelte di consumo e o di offerta di lavoro? La ringrazio per l'attenzione. Cordialità
  8. Lorenzo Faglia Rispondi
    Articolo che certifica la mancanza di informazione che i cittadini hanno sul loro futuro. Sono iscritto ad un fondo previdenziale che ogni anno distribuisce un consuntivo con stato dei contributi, valore cumulato in base alla gestione finanziaria, pensione maturata con i contributi versati e pensione che verrebbe maturata in futuro sulla base di certe ipotesi. Possibile che l'Inps non sia in grado di fare altrettanto? Viene il sospetto che lo Stato nasconda queste informazioni perché con l'attuale sistema in realtà parte dei contributi versati non serva a costruire la pensione del lavoratore, ma venga utilizzato per fare cassa.
  9. Piero Fornoni Rispondi
    Per una pianificazione "razionale" della propia vita ,sapere i diritti di pensione accumulati ed una previsione basata sui rendimenti storici e' secondo me fondamentale . In Olanda prima della dichiarazione dei redditi (da presentare prima del primo aprile ) ogni persona riceve un prospetto pensionistico che mostra il diritto acquisito e la proiezione a 67 anni della pensione con versamenti correnti ed a rendimenti storici massimi e minimi. Questo prospetto e' obbligatorio per ogni fondo pensione, assicurazione vita (che puo' essere o non essere trasformata poi in annuity ) o per qualsiasi forma "pensionistica" integrativa . Molti miei amici e noi abbiamo calibrato i nostri versamenti per la pensione integrativa su queste informazioni .Devo precisare che parte dei versamenti per la pensione integrativa posso ridurre il reddito tassabile .
  10. Gabriele Rispondi
    Gli italiani avranno compreso poco o niente della riforma ma a me piacerebbe sapere chi ci ha capito qualcosa. Questa è la mia esperienza: a fine 2012 mi viene assicurato che, in base alla mia anzianità contributiva, con gennaio 2013 posso andare in pensione (sono un artigiano e mi rivolgo all'esperto della mia associazione). Ma siccome sono uno dei fessi (sono del '53) che la riforma ha penalizzato più o meno (a tal proposito mi piacerebbe esporre alcune considerazione sui diritti acquisiti di alcuni e non di altri, ma non è questa la sede) la domanda viene respinta perchè mancano tot settimane. Le tot settimane sono ormai trascorse ma nel frattempo ci sono ulteriori penalizzazioni per cui la mia pensione dovrebbe decorrere da agosto 2014, ma "del doman non v'è certezza" in quanto i pareri sono discordi per cui non ti resta che rifare domanda all'Inps sperando che vada bene. Ma non è finita qui; vorrei proseguire, una volta in pensione, la mia attività lavorativa (lo posso fare) ma sono obbligato a versare contributi pensionistici. Mi sta bene ma quanto renderanno i miei contributi quando dopo cinque anni ci sarà il ricalcolo della pensione? La risposta più esatta che ho potuto avere è questa: " Poco ".
  11. Massimo Rispondi
    Francamente non mi sembra un articolo particolarmente interessante. La conclusione è che oggi i lavoratori non sanno più quando (e se) andranno in pensione, perché i governi cambiano le regole in corsa e non c'è più nessuna certezza. E con quanti (o quali) soldi. E purtroppo sanno che le regole cambieranno ancora, quindi essere informati serve solo a essere informati, non ad avere nessuna certezza o garanzia.
  12. Francesco Iacometti Rispondi
    Gentile dottor Baldini, ho letto con interesse il suo articolo. Tuttavia, a mio avviso, manca nelle sue considerazioni un aspetto cruciale per il futuro sistema pensionistico. Il fatto cioè che attualmente il 40% dei giovani è disoccupato, questione che non può non essere omessa. Con il termine giovani in italia si intende una fascia amplissima (20-40 anni circa). Tale dato è ormai consolidato da alcuni anni ed il trend non sembra rallentare , anzi aumentare specie nelle aree meridionali del nostro paese. Poiché la normativa prevede la maturazione della pensione a circa 41 anni + alcuni mesi dovuti alle finestre di pensionamento (mi corregga se sbaglio) io mi chiedo: se un "ragazzo" a 35 anni è disoccupato o co.co.co (per fare un esempio che è attualmente la norma per tante persone) i dati che ha presentato non sono più validi in quanto, l'età pensionabile si alza notevolmente e il valore della pensione (calcolata come % dello stipendio) diminuisce. Ciò che mi chiedo è quanto segue (faccio un esempio per praticità): se una persona trova un lavoro dipendente a tempo indeterminato - supponiamo a 35 anni - a quanti anni può andare in pensione? A circa 75-77 anni? In tal caso è facile immaginare quale possa essere il dato di produttività medio della forza lavoro che si produrrà (ma la Ue non ha chiesto tra le priorità l’aumento della produttività per il sistema Italia?). Qualora una persona richiedesse di andare in pensione prima di quell'età, a quanto ammonterebbe la pensione in percentuale dello stipendio? Io ho sempre pensato che questa legge sia stata fatta solo per tappare dei buchi di natura finanziaira nel breve / medio periodo, ma senza tener conto del reale impatto sulla vita delle persone nel lungo periodo. Andremo a lavoro accompagnati dalla badante e staremo molto spesso in malattia aumentando le spese previdenziali in attesa di una pensione molto bassa. Mi piacerebbe conoscere il suo parere in merito. Grazie per l'attenzione.
    • bobcar Rispondi
      Guardi che si sbaglia, i giovani cui ci si riferisce sono solo i 16-24 anni, e naturalmente non è affatto vero che il 40% di loro è disoccupato, bensì il tasso di disoccupazione è del 40%, sono due cose totalmente diverse.