IL PERSONALE PRIMA E DOPO LA RIFORMA

La riorganizzazione amministrativa è uno degli aspetti meno dibattuti, ma più importanti, nel determinare le conseguenze dell’attuazione della legge 240 negli atenei. L’effettivo rafforzamento del vertice di ateneo è strettamente legato, oltre che alla ridefinizione degli organi centrali, alla reale capacità di governo dei processi amministrativi e di controllo del personale amministrativo dislocato nelle unità organizzative locali (dipartimenti e strutture di raccordo). E la costituzione dei dipartimenti ha rappresentato un’occasione importante per rivedere entrambi.
Prima della riforma il personale tecnico amministrativo (Pta) in servizio nelle università italiane operava per il 32,5 per cento nei dipartimenti, per l’11,4 per cento nelle facoltà e per il 56,1 per cento nell’amministrazione centrale. La disaggregazione per dimensione degli atenei mostra chiaramente che la concentrazione del Pta nei dipartimenti è direttamente proporzionale alle dimensioni, mentre la concentrazione nell’amministrazione centrale è inversamente proporzionale a esse.

Tabella 1 – Distribuzione del personale tecnico amministrativo per struttura di afferenza, prima e dopo la riforma (valori percentuali)

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Con la riforma si riscontra, come era possibile aspettarsi, una netta diminuzione del personale assegnato alle strutture di raccordo, che scende dall’11,4 per cento (assegnato alle facoltà) al 2,6 per cento, con un rafforzamento del personale assegnato ai dipartimenti, che passa dal 32,5 per cento pre-riforma al 37,9 per cento dopo la riforma, e in misura più contenuta del personale assegnato all’amministrazione centrale, che passa dal 56,1 al 59,5 per cento.
Si conferma e rafforza la tendenza per cui negli atenei più piccoli il personale è prevalentemente assegnato all’amministrazione centrale, mentre nelle università di maggiore dimensione il personale è prevalentemente inquadrato nei dipartimenti.
Dopo la riforma, tuttavia, l’analisi della distribuzione del personale amministrativo richiede di tenere in considerazione la presenza di tre differenti tipi di atenei: quelli che hanno istituito strutture di raccordo obbligatorie, quelli che hanno strutture di raccordo, ma non hanno vincolato i dipartimenti ad afferirvi e infine le università che non hanno istituito alcuna struttura di raccordo.

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Tabella 2 – Afferenza o meno dei dipartimenti alle strutture di raccordo (valori percentuali)

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Nei tredici atenei che hanno strutture di raccordo obbligatorie, l’8,2 per cento del Pta opera presso le strutture di raccordo stesse, il 45,7 per cento presso i dipartimenti e il rimanente 46 per cento presso l’amministrazione centrale. Anche in questi atenei pertanto il Pta assegnato alle strutture di raccordo è inferiore al dato medio riferito alle vecchie facoltà (pari, considerando tutti gli atenei statali, al 11,4 per cento).
Nei ventitré atenei che prevedono strutture di raccordo, ma senza l’obbligo dei dipartimenti di afferirvi, solo il 2,9 per cento del Pta è assegnato alle strutture di raccordo, il 46,6 per cento ai dipartimenti e il 50,5 per cento all’amministrazione centrale.
Infine, nei ventotto atenei che non si sono dotati di strutture di raccordo, il 27,5 per cento del Pta opera presso i dipartimenti, mentre il 72,5 per cento presso l’amministrazione centrale.
L’analisi sulla distribuzione del personale tecnico amministrativo consente di affermare perciò che la riforma non ne ha modificato la distribuzione tra dipartimenti e amministrazione centrale, che risulta tuttora prevalentemente legata alle dimensioni dell’ateneo.

LE DIFFERENZE TRA PICCOLI E GRANDI ATENEI

Un aspetto importante per confermare le tendenze emergenti è quello relativo all’esercizio dell’autorità gerarchica, anche ai fini della valutazione della performance individuale, sul personale assegnato ai dipartimenti.
In ventotto atenei la valutazione del Pta inquadrato presso i dipartimenti è affidata al responsabile amministrativo dei dipartimenti, in trentasei al direttore di dipartimento e in diciannove università a un dirigente (tra questi anche i casi in cui la valutazione è effettuata dal direttore generale). Si noti come in alcuni atenei la valutazione del Pta coinvolge sia i responsabili amministrativi o accademici sia i competenti dirigenti dell’amministrazione centrale.
Il dato nell’insieme conferma che il centro dell’ateneo ha ancora una presa piuttosto contenuta sul personale che opera nei dipartimenti. Così l’attuazione della legge 240/2010, che pure aveva tra i propri obiettivi il rafforzamento degli organi di vertice dell’ateneo, ha di fatto favorito l’incremento del personale amministrativo assegnato ai dipartimenti e in molti casi legato solo debolmente (e non in via gerarchica) alle funzioni amministrative di vertice dell’università.
Il fenomeno non è rilevante nei piccoli e medi atenei, dove la gran parte del personale amministrativo afferisce all’amministrazione centrale. Acquista invece un notevole significato organizzativo nelle grandi e grandissime università, dove la percentuale di personale che risponde ai dipartimenti è elevata.
I dati presentati, se letti in continuità con quanto rilevato nell’articolo di Marino Regini (LINK), confermano dinamiche organizzative disomogenee tra atenei di dimensione differente, a seguito della riforma. A parità di stili gestionali, nelle piccole e medie università, il vertice dell’ateneo ha un controllo più agevole e diretto sulle attività accademiche, sia perché queste sono organizzate in un numero limitato di dipartimenti, sia perché il vertice coordina direttamente la maggior parte del personale amministrativo. Viceversa, nei grandi e mega atenei, dove l’alto numero dei dipartimenti non rende semplici le interazioni dirette tra vertice e strutture intermedie, una percentuale elevata del Pta (talvolta anche superiore al 50 per cento) afferisce ai dipartimenti, e pertanto non fa riferimento diretto ai vertici dell’ateneo. Questa situazione richiede l’istituzione di procedure di coordinamento complesse tra personale amministrativo, dipartimenti e vertice dell’ateneo, che tuttavia sembrano per ora presenti solo in un numero limitato di università.

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