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  1. Osvaldo Forzini Rispondi
    Articolo interessante. Leggendo il paragrafo "Le scorie" mi ero allarmato, troppo ottimismo. Poi però il parafrago sotto ha "riequilibrato" in modo convincente. Dunque. La questione a mio parere è "semplice": i rischi del nucleare a fissione sono troppo elevati, la questione scorie è un'incognita perché non abbiamo esperienza di millenni, e quando hai creato un problema (scorie che decadono almeno in centinaia d'anni) poi non puoi non affrontarli (cioè pagarli), ed i costi di dismissione sono esagerati e mal (e talvolta mai) conteggiati. Quanto al fatto che "l’energia atomica è in forte crescita nei paesi in via di sviluppo con consumi elettrici in grande espansione, come Cina, Russia, India e paesi del Medio Oriente", mi suggerisce un'osservazione. Già all'epoca della discussione in Italia, c'è chi diceva "ma che senso ha non averle, tanto siamo circondati da quelle svizzere, francesi, slovene, se succede qualcosa...". Che ragionamento è: se succede a Marsiglia, non è è la stessa cosa se succede a Roma. A Marsiglia avranno dei problemi, a Roma forse, ma di ben altro tenore. Il "tabula rasa" del territorio e delle falde, che si protrae per decenni, ovviamente riguarda per lo più il territorio più vicino al luogo dell'incidente. Per cui non è affatto la stessa cosa avere i reattori qui o averli "un po' più in là". Infine, sulla sicurezza alimentare, una battuta: da quanto riportato sui giudizi degli Enti USA e svizzero, sembra quasi che quelle di Fukushima siano acque termali, grazie dell'ospitalità. Saluti
  2. info Rispondi
    I reattori di quarta generazione sono ancora in fase di studio e le attuali centrali e le prossime non potranno che essere simili a quella di Fukushima. Che poi ci sia qualcuno che garantisce che ci sono stoccaggi garantiti per milioni di anni è ridicolo visto che non riusciamo nemmeno a calcolare se e dove avverrà un terremoto; senza contare che abbiamo a che fare, comunque, con opere umane con tutti i rischi dovuti alla corruzione ed alla malversazione. Non a caso lo sviluppo del nucleare si prevede in paesi a bassa o bassissima democrazia come Cina, Russia e Medio Oriente: la prima può permettersi morìe a milionate vista la potenzialità del turn-over, la seconda è governata da uno zar la cui principale preoccupazione è ricreare una superpotenza modello Urss, il terzo è un'accozzaglia di paesi medievali a gestione oligarco-teocratica.
  3. Lorenzo Luisi Rispondi
    "Di pancia" erano le discussioni che trent'anni fa (lei forse non era nemmeno nato) si accendevano sulle rinnovabili. Il partito del nucleare e del petrolio diceva "le rinnovabili non potranno sostituire l'attuale sistema" e con un solo verbo, sbagliato, incutevano il timore di un medioevo energetico. Oggi le rinnovabili integrano efficacemente, e in alcuni "spot moment" potrebbero anche sostituire il fossile. Contrariamente al nucleare, le rinnovabili hanno dei costi bassissimi di smaltimento a fine vita anche perché i materiali utilizzati sono riciclabili anch'essi e una volta smontate le infrastrutture, lo stato dei luoghi torna tal quale com'era. Che dire, ci è andata bene perché fortunatamente (per noi) l'incidente di Fukushima è avvenuto poco prima del referendum altrimenti Berlusconi e Scajola ora sarebbero alla testa della lobby nucleare e l'Italia sarebbe ancora nel dilemma partire o non partire. Meglio, molto meglio così, certo anche per la decisione, davvero sensata, di uscire sempre più fuori del tornaconto di petrolieri e nuclearisti.