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  1. stefano Rispondi
    Non capisco il senso "tecnico" dell'intervento. Mi sembrano solo considerazioni squisitamente "politiche". Un dividendo distribuito (se non si spiegano implicazioni di altra natura, es. imposte, asimmetrie info, costi di agenzia, etc) è cassa che diminuisce gli asset della banca e non potrà essere distribuita in seguito. quindi distribuendo cassa oggi non potrò farlo in futuro. conseguenza? le quote che eccedono il 3% potranno essere cedute in futuro ad un valore inferiore. Quindi? Modigliani (nobel per l'economia) docet.
  2. MG_in_Progress Rispondi
    A dire il vero non si capisce nemmeno perché ci debbano essere questi dividendi. Di fatto si distribuisce a banche private sia l'utile da signoraggio e sia quello di altre attività proprie della Banca d’Italia che in nessun caso hanno natura riveniente da attività privata e privatistica della Banca d'Italia e quindi non sono di banche private o loro dovrebbero beneficiarne come dividendi.
  3. Michele Giardino Rispondi
    Analisi convincente e aliena da fastidiose considerazioni di natura non tecnica. Tra le due ipotesi circa le future scelte di pay out della Bi, non mi sembra dubbio che valga la seconda, per molte ragioni. Tra le quali, a parte l'inclinazione propria di ogni Banca Centrale a privilegiare soluzioni comunque ed in ogni senso finalizzate alla stabilità, credo prevalga l'attitudine non tradizionale e la nuova attenzione manifestate dall'attuale Direttorio ai costi della gestione dell'Istituto, Ne danno testimonianza testuale le inconsuete pagine introduttive delle Considerazioni Finali di quest'anno. Il cambiamento, molto significativo ma sinora almeno poco apprezzato dai commentatori, è assai probabilmente indotto precisamente dal fatto nuovissimo (fortemente voluto da molti, ciascuno per ragioni diverse) della "circolazione" delle proprie quote in un mercato circoscritto e vincolato, ma pur sempre mercato. Dovrebbe derivarne in futuro una concreta attenzione da un lato a gestire ciascun esercizio - fatta salva, è ovvio, l'indipendenza delle decisioni di ordine istituzionale - senza trascurare la questione della remunerazione dell'investimento nel proprio capitale, complicata dalle aspettative del Mef, a sua volta materialmente interessato. Dall'altro, ad evitare scelte che al di là delle intenzioni, di fatto spostino quell'investimento sul terreno proprio della speculazione. Un problema, del tutto nuovo e non facile, sia per il "giovane" Direttorio che per il Consiglio Superiore, i Sindaci e ogni altro soggetto preposto ai controlli: speriamo non troppo intimiditi dall'essere costretti a sentirsi e misurarsi (vedremo come) attori di mercato, ma con riferimento ad un bene, i titoli di proprietà della Banca Centrale, che resta evidentemente peculiare.