logo


  1. Piero Rispondi
    Renzi ha solo una via d'uscita sia in Italia che in Europa, le vie devono essere imboccate contemporaneamente. In Italia deve riavvicinare il cittadino alla "buona" politica, non vi potranno esserci più sconti ai politici che hanno infranto la morale, qui il primo intervento deve essere fatto sulla magistratura politicizzata, occorre una riforma lampo che responsabilizzi il Pm, contemporaneamente fare la riforma sulla pubblica amministrazione, deve essere più produttiva, poi ridurre i costi della politica, subito riduzione del 50% degli stipendi dei parlamentari e consiglieri regionali! Sono misure semplici! Per la produttività della pubblica amministrazione e' sufficiente applicare al contratto pubblico quello privato, e' un semplice articolo, non si comprende perché l'impiegato pubblico abbia uno status giuridico dal lavoratore del settore privato. In Italia per bloccare la mortalità delle imprese che alla fine sono quelle che possono fare crescere il Pil, occorre risolvere il problema del credit crunch, occorre un po' di coraggio, penso che a Renzi ciò non manchi, deve essere utilizzato il fondo centrale di garanzia per le imprese in modo automatico, l'impresa deve garantire il mantenimento occupazionale e deve certificare il bilancio, l'intervento deve essere pari ad almeno 150 miliardi, ricordo che il governo con Monti non ha esitato a concedere la garanzia alle banche sul collaterale dato alla Bce per il prestito all'1%, non facendo nessun accantonamento nel bilancio statale, adesso Renzi deve fare la stessa manovra con decreto legge senza rinvio a decreti attuativi. A livello europeo, avendo fatto i compitini a casa nostra come ci ha ordinato la Merkel tramite Draghi, dobbiamo chiedere per iscritto, che la politica economica dell'unione sia rivolta a combattere l'attuale crisi e quindi si deve fissare un obiettivo di inflazione del 4%, per la durata di 10 anni, la Bce dovrà adeguarsi immediatamente a take obiettivo con strumenti non convenzionali, preferibilmente con acquisto sul secondario proquota dei titoli di stato dei paesi euro per un importo di 500 miliardi annui per circa dieci anni, senza naturalmente sterilizzarne gli effetti. Naturale che il fiscal compact deve essere rispettato, i paesi euro non avranno difficoltà a mantenere gli obbiettivi del fiscal compact, verranno aiutati dai tassi bassi sul debito dalla crescita del Pil nominale e dal conseguente incremento del l'esportazione che avverrà inevitabilmente al deprezzamento dell'euro. Se la Merkel non scende su tale indirizzo, sarebbe preferibile che Renzi la inviti ad uscire dall'euro.