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Lavorare senza frontiere: un manifesto per il futuro dell’Europa

La libera circolazione dei cittadini e dei lavoratori all’interno dell’Unione Europea è uno dei pilastri dell’integrazione sancita dai trattati europei.
In un’Europa libera e integrata non c’è posto per cittadini di prima e seconda classe. Eppure, alcuni Stati membri e gruppi di interesse vorrebbero oggi riportare indietro le lancette dell’orologio, limitando il diritto dei cittadini a lavorare in altri paesi dell’Unione Europea.

Anche se sostenute solo da una minoranza all’interno del nostro mercato unico, queste posizioni destano crescente preoccupazione. Il tentativo di restringere il diritto fondamentale alla libera circolazione dei lavoratori va contro gli interessi di un’economia europea prospera e dinamica.

Per permettere a tutti i cittadini europei di lavorare senza frontiere occorre adottare una serie di misure specifiche:

1) È essenziale adeguare le norme che regolano i diritti previdenziali e la loro tassazione permettendo la portabilità tra paesi dei diritti previdenziali maturati.
2) Bisogna avere un sistema di collocamento a livello europeo, in modo tale che i lavoratori possano trovare facilmente opportunità di lavoro anche in aree geograficamente lontane.
3) Occorre sostenere questa mobilità con sussidi alla mobilità per chi cerca lavoro in altro paese dell’Unione, finanziati dal bilancio comune.
4) La mobilità a livello europeo va migliorata anche progettando validi servizi linguistici e di integrazione a prezzi accessibili. Un incentivo fondamentale per incoraggiare i lavoratori a trovare occupazione in un altro paese è quello di migliorare i programmi di scambio per apprendisti e lavoratori e rafforzare ulteriormente i modelli di successo come lo scambio internazionale degli studenti (programma Erasmus).
5) È necessario concordare norme che consentano il riconoscimento delle qualifiche professionali e dei titoli di studio in tutta l’Ue affinché i possessori di tali titoli possano lavorare ovunque desiderino.
6) Dobbiamo aprire le nostre menti a un’Unione Europea in cui i posti di lavoro, anche nel settore pubblico, possano essere occupati da candidati qualificati e provenienti da qualsiasi paese dell’Unione.
7) È necessario migliorare l’informazione diretta ai cittadini europei sui vantaggi che derivano dal lavorare all’estero e dall’avere migranti che lavorano nel proprio paese.

Sottoscritto da economisti del lavoro di 10 paesi europei:

Tito Boeri, Università Bocconi, Milano, Italia
Pierre Cahuc, Crest-Ensae, Parigi, Francia
Werner Eichhorst, Iza, Bonn, Germania
Juan F. Jimeno, Banca di Spagna, Madrid, Spagna
Pawel Kaczmarczyk, Università di Varsavia, Varsavia, Polonia
Martin Kahanec, Central European University, Budapest, Ungheria
Jo Ritzen, Università di Maastricht, Paesi Bassi
Monica Roman, Bucarest Università di studi economici, Bucarest, Romania
Nina Smith, Università di Aarhus, Aarhus, Danimarca
Alan Winters, Università del Sussex, Brighton, Gran Bretagna
Klaus F. Zimmermann, Iza e Università di Bonn, Germania

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  1. Enrico

    Condivido il manifesto al 100%. Purtroppo la bella proposta evidenzia anche i limiti interni di questo nostro povero Paese. Riuscissimo ad applicarla anche solo parzialmente in Italia sarebbe un successo. Ad esmpio: in rif. al punto 1) vedere il marasma per il ricongiungimento a pagamento tra enti previdenziali diversi. In rif. al punto 2) Il sistema di collocamento italiano serve a dare lavoro solo a chi vi è impiegato. Scusate la nota polemica, ma all’indomani delle europee non ho lo spirito giusto per commenti costruttivi.

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