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L’Italia tripolare in cerca di una legge elettorale

L’Italicum riuscirà a garantire rappresentatività e governabilità? I risultati di un confronto tra la legge elettorale in discussione al Parlamento, il maggioritario a turno unico e il sistema proporzionale in vigore dopo la sentenza della Consulta. 

SISTEMI ELETTORALI E INCENTIVI

In Parlamento si discute la nuova legge elettorale, battezzata dal suo stesso autore “Italicum”. Già approvata alla Camera, affronta ora il passaggio al Senato.
La nuova legge garantirà la rappresentatività e la governabilità del paese? Utilizzando i voti ottenuti dai partiti alle elezioni politiche del 2013 per la Camera dei deputati, abbiamo effettuato alcune simulazioni con le quali confrontare tre sistemi elettorali che generano incentivi differenti sia per i partiti che per gli elettori: l’Italicum; un sistema maggioritario a turno unico caratterizzato da collegi uninominali e dalla formula del “first past the post”; il Consultellum, il sistema elettorale attualmente in vigore, dopo che la sentenza della Corte costituzionale ha di fatto abolito il Porcellum. (1)
Il comportamento dei partiti e degli elettori dipende dalla legge elettorale in vigore e si modifica al suo variare: le forze politiche si aggregano in modo diverso e, pertanto, gli elettori votano in modo diverso. Nei sistemi maggioritari, per esempio, i partiti sono incentivati a unirsi e la presenza dei collegi uninominali spinge gli elettori a dare maggiore peso al candidato e alle sue caratteristiche personali. Nei sistemi proporzionali, invece, si tende a votare per un partito e viene meno l’incentivo a formare coalizioni. Per questi motivi, non è possibile effettuare alcuna predizione utilizzando l’ultima distribuzione dei voti disponibile. Tuttavia, se assumiamo che i partiti e i voti espressi dagli elettori rimangano invariati in tutti i casi considerati, è possibile produrre delle simulazioni con le quali confrontare un sistema elettorale ibrido come l’Italicum, che unisce elementi proporzionali e maggioritari, con formule più pure ed estreme. I nostri risultati vanno quindi interpretati alla luce di questa assunzione.

LE ELEZIONI POLITICHE DEL 2013 CON L’ITALICUM

Se nel 2013 si fosse votato con la legge elettorale attualmente all’esame del Parlamento e se la distribuzione dei voti fosse rimasta identica a quella ottenuta con il Porcellum, nessun partito o coalizione sarebbe stato in grado di superare la soglia del 37 per cento e di aggiudicarsi il premio di maggioranza al primo turno.
Nel caso di una competizione elettorale tra singoli partiti, il Pd e il Movimento 5 Stelle si sarebbero dovuti sfidare al ballottaggio per aggiudicarsi il premio di maggioranza, che li avrebbe portati al 53 per cento dei seggi.
Se consideriamo invece una competizione elettorale tra coalizioni di partiti, gli sfidanti al secondo turno sarebbero stati il centro-sinistra di Pier Luigi Bersani e il centro-destra di Silvio Berlusconi.
È quindi necessario analizzare quattro casi potenziali: 1) competizione elettorale tra singoli partiti non coalizzati con vittoria del Pd al ballottaggio; 2) competizione tra partiti e vittoria del M5S al ballottaggio; 3) sfida tra coalizioni e vittoria del centro-sinistra al ballottaggio; 4) sfida tra coalizioni e vittoria del centro-destra al ballottaggio.
Le figure 1 e 2 descrivono la situazione che si sarebbe creata nel caso di una competizione tra singoli partiti; le figure 3 e 4, il quadro politico che si sarebbe generato nel caso di una competizione tra coalizioni. (2)

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In tutti e quattro i casi, solo quattro partiti sarebbero riusciti entrare in Parlamento. Il vincitore del ballottaggio avrebbe avuto a disposizione 327 seggi, 24 in più del resto delle opposizioni e un vantaggio di 194-198 seggi rispetto all’avversario principale.

LE ELEZIONI POLITICHE DEL 2013 CON IL MAGGIORITARIO

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Con un sistema maggioritario puro, caratterizzato da collegi uninominali e dalla formula del “first past the post” non sarebbe emersa una maggioranza. (3) I risultati che si sarebbero ottenuti se i partiti si fossero presentati senza formare alcuna coalizione sono descritti dalla figura 5, mentre la figura 6 illustra il quadro politico che si sarebbe generato nel caso di una competizione tra coalizioni.

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Fatta eccezione per i pochi seggi ottenuti da partiti caratterizzati da un alto grado di localismo (Lega Nord, Svp), la Camera dei deputati sarebbe stata dominata da tre soggetti politici sia nel caso di una competizione tra partiti che di una tra coalizioni. (4) Nel primo caso, il Pd avrebbe ottenuto 258 seggi contro i 372 delle restanti opposizioni e i 223 del M5S. Con i partiti associati in coalizione, il centro-destra avrebbe ottenuto 283 seggi contro i 347 delle opposizioni e i 247 del centro-sinistra.

LE ELEZIONI POLITICHE DEL 2013 CON IL CONSULTELLUM

La figura 7 riporta il risultato di un’ipotetica elezione avvenuta nel 2013 con il Consultellum, un sistema elettorale di tipo proporzionale con soglie di sbarramento del 2 per cento per i partiti coalizzati e del 4 per cento per quelli non coalizzati.

Cattura

Sarebbe emerso un quadro politico altamente frammentato: la distanza tra il primo e il secondo partito sarebbe stata di soli tre seggi, il primo schieramento del Parlamento avrebbe avuto a sua disposizione 170 seggi, contro i 460 del resto delle opposizioni. (5)

RAPPRESENTATIVITÀ E GOVERNABILITÀ

Nel caso in cui gli elettori e i partiti non avessero cambiato le strategie assunte con il Porcellum, il Consultellum è il sistema elettorale che avrebbe garantito maggiore rappresentatività, permettendo anche a micro-soggetti politici di entrare in Parlamento. L’Italicum e il maggioritario si sarebbero invece comportati in maniera similare, permettendo rispettivamente a quattro e a tre schieramenti politici di ottenere seggi alla Camera dei Deputati. La grande differenza tra i due sta nel fatto che con il maggioritario a turno unico Scelta Civica, che nel 2013 ha ottenuto ben l’8,3 per cento dei voti, non sarebbe entrata in Parlamento.
Il costo della rappresentatività garantita dal Consultellum sarebbe stato tuttavia altissimo: governare con un tale livello di frammentazione politica sarebbe stato molto complicato, se non impossibile; sarebbero state necessarie intese ancor più larghe di quelle emerse nel 2013 con il Porcellum.
Per quanto concerne la governabilità, l’Italicum è l’unico sistema elettorale che, in caso di una distribuzione dei voti invariata rispetto a quella prodotta dal Porcellum, avrebbe generato una chiara maggioranza. Se il Senato fosse già stato cancellato o modificato riguardo alle sue funzioni principali, lo schieramento vincitore sarebbe stato in grado di governare da solo, forte di un numero di seggi superiore alla somma di tutte le opposizioni messe assieme.
Con il maggioritario, al contrario, nessun schieramento sarebbe stato in grado di ottenere più del 50 per cento dei seggi, e le larghe intese sarebbero state inevitabili. Le nostre simulazioni sembrano quindi dare ragione a Roberto D’Alimonte, secondo il quale l’Italicum rappesenterebbe una soluzione realistica per il quadro politico italiano, tenendo presente come le larghe intese non si siano fin qui dimostrate in grado di produrre le riforme necessarie. (6)
L’adozione di un sistema elettorale misto, con elementi sia proporzionali che maggioritari, sembra quindi consigliabile, dato un quadro politico pressoché tripolare. (7)
Va tuttavia ricordato che la legge approvata alla Camera non sarà applicata al Senato, per il quale al momento rimane in vigore il Consultellum. Le nostre simulazioni mostrano come governare con tale legge elettorale sia quasi impossibile. Se i partiti non estenderanno la nuova legge elettorale alla camera alta, il Senato dovrà essere necessariamente cancellato o modificato nelle sue funzioni, permettendo così all’Italia di superare la logica del bicameralismo perfetto. Se così non sarà, alle prossime elezioni potremmo ritrovarci con una maggioranza chiara alla Camera e un quadro altamente incerto al Senato, in una situazione politica di ingovernabilità del paese non diversa da quelle generate nel passato dal Porcellum.

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(1) Nelle nostre simulazioni non abbiamo preso in considerazione il sistema maggioritario a doppio turno in quanto, nonostante i numerosi benefici che sembrano caratterizzarlo, è altamente improbabile che i partiti italiani possano prenderne in considerazione l’adozione. Lo stesso discorso potrebbe valere oggi per il maggioritario a turno unico, che però nel passato ha costituito il 75 per cento della legge Mattarella con cui gli italiani hanno votato nel 1994, nel 1996 e nel 2001. Per i pregi del maggioritario a doppio turno si vedano gli articoli di Paolo Balduzzi e Massimo Bordignon e di Massimo Bordignon e Guido Tabellini.
(2) In tutte le figure il totale dei seggi è pari a 630; tuttavia, i nostri conti sono basati su 617 seggi, poiché 13 seggi, uno assegnato alla Valle d’Aosta e 12 alla circoscrizione estero, vengono attribuiti secondo una regola differente. Quei 13 suddetti vengono riportati in tutte le figure come “Altri” e come “VdA+Estero” nella simulazione sul Consultellum.
(3) Per sviluppare questa simulazione abbiamo utilizzato i collegi uninominali della legge Mattarella, secondo la quale 474 seggi della Camera venivano assegnati ai partiti utilizzando un sistema maggioritario a turno unico. Abbiamo in seguito normalizzato il numero dei seggi di ogni partito in modo da ottenere un totale di 617 seggi. Per ogni collegio abbiamo sommato i voti presi dai partiti a livello comunale alle elezioni politiche del 2013. A quei collegi che costituivano una parte di una grande città abbiamo assegnato i voti presi dai partiti in tutta la città.
(4) Non teniamo in considerazione gli eventuali effetti collaterali di un maggioritario a turno unico descritti da Tommaso Nannicini in questo articolo. Il riferimento è in particolare al potere di ricatto dei partiti minori nei confronti di quelli più grandi.
(5) Per il Consultellum non abbiamo considerato le coalizioni, perché, in assenza di un premio di maggioranza, i partiti sono meno incentivati a formarle. In ogni caso, anche se tenessimo conto delle coalizioni il quadro risulterebbe altamente frammentato.
(6) Si veda l’articolo di Roberto D’Alimonte sul Sole -24Ore del 31 gennaio 2014.
(7) L’obiettivo del nostro articolo è quello di analizzare le conseguenze “macro” (rappresentatività, frammentazione e governabilità) delle leggi elettorali, e non quelle “micro” (selezione dei politici, accountability). Si rimanda ad altra sede l’analisi di queste ultime. Per una discussione della conseguenze “micro” del maggioritario si veda l’articolo di Nannicini.

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  1. Pomilio

    Si tace sul fatto che estendendo l’Italicum al Senato se non venisse abolito potremmo avere camera e senato con due maggioranze diverse. E si tace sull’incostituzionalità palese dell’Italicum stesso.

  2. Luigi Oliveri

    Politica non è forzare i risultati delle elezioni con formule matematiche, utili di volta in volta per favorire qualche partito o coalizione. E’ prendere atto dei risultati, che vanno filtrati attraverso meccanismi elettorali, e attivare in parlamento alleanze e governi. Curarsi di sistemi che in modo più o meno palese favoriscano alcuni, in un certo momento storico, invece di altri, al di là dei problemi di costituzionalità evidentissimi dell’italicum, non è la strada giusta.

  3. Jacopo Piletti

    Se si abbassassero un po’ le soglie dell’Italicum, s’istituissero i collegi uninominali e si ponesse la soglia al 40%, potremmo avere una legge quasi costituzionale.

  4. Eddhie

    Un esempio di sistema misto è quello proposto dal M5S, un sistema di base proporzionale corretto secondo il metodo del divisore rettificato e sbarramento al 5%, sarebbe interessante una simulazione, la legge dettagliata dovrebbe già essere depositata alla camera.

  5. Andreas

    Mi sembra largamente esagerata l’opinione che con il proporzionale “non si possa governare”. In concreto qual è la distanza tra Renzi e Alfano? E’ quasi inesistente. Ad esempio, il decreto Poletti ha incontrato resistenze ben maggiori nel PD stesso che non negli alleati di governo.

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