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  1. Massimo Fubini Rispondi
    Credo che Darwin abbia ragione. O cambiamo o moriremo... quindi vediamo di cambiare :-)
  2. Enrico Rispondi
    Ottime idee, mi fa venir voglia di tornare studente
    • Massimo Fubini Rispondi
      anche a me :-) - mi piacerebbe vederne qualcuna realizzata. Mi fa impressione aver ricevuto in privato commenti positivi su questa tematica da parte di professori che tuttavia non vogliono "esporsi" sul tema!
  3. Massimo Fubini Rispondi
    Parto dalla fine, ingegneria gestionale e' una bellissima facoltà, che sicuramente prepara persone con un maggiore mix di competenze. Ma l'idea non e' quella di trovare la facoltà' perfetta, ma di promuovere maggiormente la cooperazione l'incontro. Di sicuro le proposte fatte non sono la ricetta per trasformare la padana valley in una nuovasilicon, credo pero' che siano proposte tecnicamente facilmente attuabili e che non abbiano alcuna controindicazione. Non e' questione di "avere veramente voglia di fare ricerca", e' una questione di promuovere l'incontro.. prima che l'incontro e la voglia magari avvenga all'estero spingendo le persone con voglia ad esprimersi fuori dai confini.
    • rob Rispondi
      Fubini c'è una classe politica che sentendo la Sua teoria ha letteralmente terrore. La sua visione presuppone una cultura di apertura mentale quasi utopica (io sono affascinato e nella mia piccola azienda cerco questa mentalità) ma se per un secondo ci caliamo nella realtà quotidiana le cose sono diverse. La "cooperazione d'incontro" vuol dire avere capacità di ascoltare, di "rubare" una idea e immediatamente giocarserla, vuole dire curiosità. Io mi colloco in una minoranza senza essere spocchioso, ma in giro vedo tanto conformismo e poco terreno di coltura
      • Massimo Fubini Rispondi
        Essendo decisamente più' facile viaggiare, la competizione di queste università cambia. Competono sempre più' con l'estero che tra di loro. E poi parliamo di università' a numero chiuso che hanno da sempre più' richieste dei posti disponibili. Non perderebbero nulla a cooperare in alcuni punti e tutti, loro in primis, ci guadagnerebbero. - I supermercati tra di loro hanno fatto i gruppi di acquisto no? - Gli editori concorrenti tra di loto hanno societa' miste che gestiscono gli abbonamenti (e quindi i dati delle persone) - i costruttori di automobili fanno piattaforme in comune. Sono solo alcuni esempi. In questo caso solo "cost-saving" ma pensiamo alle raccolte punti... basta guardare gli esempi di nectar o payback... hanno soppiantato decine di programmi individuali che funzionavano comunque. Perché'? perché' danno più' vantaggi! Ecco poli e bocconi dovrebbero prendere esempio da questi signori!
        • rob Rispondi
          Fubini le porto un'altra testimonianza a sostegno di quello che dice: 50 anni fa i ristoratori e gli albergatori di Rimini crearono le piattaforme di acquisto, in pratica si acquistavano dai pomodori ai detersivi spuntando prezzi eccezionali visto le quantità e le modalità di consegna che abbassava i costi e poi ogni albergatore faceva la propria politica. 50 anni or sono!
  4. marco Rispondi
    Attenzione. Non esistono ricette facili che sicuramente funzionano. Ad Oxford ingegneri, filosofi, biologi, matematici, economisti, storici mangiano tutti allo stesso tavolo nel college e spesso hanno anche lo studio porta con porta. Nella vicina Londra ci sono tutti i capitali necessari per finanziare nuove iniziative. Perché la valle del Thames non è diventata una Silicon Valley? Perché a tavola molto spesso questi accademici parlano di altro e non di progetti innovativi...E perché l'Inghilterra non è l'America? Cambiamo la cultura. Se veramente hai voglia di far ricerca con un ingegnere, il fatto di dover prendere un autobus o la metropolitana non è mai stato un problema insormontabile. E se non hai voglia, condividere lo stesso tavolo può essere addirittura controproducente! Di fatto questa idea non dovrebbe già esistere e chiamarsi "ingegneria gestionale"?
  5. rob Rispondi
    Un Paese con i biglietti da visita con su scritto: Prof. Dott. Ill.mo etc. Un Paese in cui i clienti sono chiamati utenti. Un Paese in cui se vinci un concorso la prima cosa che ti chiedono è " chi conoscevi, chi ti ha raccomandato". Un Paese dove il direttore sanitario di una azienda pubblica lo decide un partito (Fosse anche analfabeta). Un Paese...un Paese....potrei andare avanti un mese.
    • Massimo Fubini Rispondi
      Un paese meraviglioso, in parte da cambiare. mettiamocela tutta :-)
      • rob Rispondi
        Condivido nonostante la mia critica, ma spesso in momenti di stanchezza, vedi cose e atteggiamenti come se ti trovassi di fronte un macigno insuperabile e oltre lo scoramento ti prende anche una rabbia perché questo è davvero un Paese meraviglioso che non apprezziamo.
  6. giuseppe Rispondi
    anni luce separano i nostri atenei dagli obiettivi sperati dall'autore. i corsi in alcune nostre università, anche private, milanesi sono compartimentate per lettere dell'alfabeto, chi appartiene ad una fascia non può seguire il professore che fa lezione ad un altra fascia dell'alfabeto: figuriamoci pensare che l'organizzazione interna riesca a consentire l'ingresso di studenti di altre università. Quanto ai pensionati, cominciamo ad aprirli anche agli studenti residenti nello stesso comune.
    • Massimo Fubini Rispondi
      Solo iniziando a solleticare e/o punzecchiare forse qualche cosa si potrà' smuovere. Io rimango fiducioso.