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  1. Vincesko Rispondi
    Quale educazione? A chi? E quando? Ciascuno di noi è il prodotto di due fattori: i geni e l’educazione: il primo è una variabile non controllabile, un dato immodificabile, a meno che non si prenda in considerazione l’eugenetica; il secondo è invece una variabile controllabile, attraverso l’interazione con l’ambiente: familiare, scolastico, sociale. Possiamo chiamare questa interazione “educazione”. Il processo educativo dovrebbe svolgersi considerando, nell’ordine indicato, questi tre ambiti. Le evidenze scientifiche ed empiriche attestano che si può andare oltre la grande intuizione montessoriana. L’educazione deve cominciare in famiglia già durante la gravidanza e nei primi 3 anni del bambino, periodo in cui, soprattutto, si sviluppano i collegamenti tra i neuroni (sinapsi ed assoni), che però si “fissano” soltanto a condizione che essi vengano stimolati dall’ambiente, cioè dall’educazione, altrimenti si atrofizzano. Io ho fatto applicare tale metodo da mia figlia: funziona! Posso sinteticamente dire che le azioni sono state: - lettura alla bimba già durante la gravidanza (è molto importante farlo con voce dolce ed espressiva); - fissazione, ripetizione ed applicazione del concetto base: “molto amore e disciplina congrua, la cui combinazione costruisce un carattere forte, che procurerà molto meno problemi alla madre (e al padre) in futuro”; - assistenza effettuata da me telefonicamente per contrastare e battere – solo col dialogo - una leggera “depressione” post parto; - fondamentale è il rapporto empatico. PROGETTO EDUCATIVO La mia proposta (che ho inviato l’anno scorso anche a “Save the Children”) è questa: in Italia ogni anno nascono 500.000 bambini, quindi ci sono 500.000 madri in gravidanza, occorre e conviene investire su di loro, attraverso un programma strategico pluriennale di assistenza a domicilio alle mamme in gravidanza e nei primi 3 anni di vita dei figli (e ovviamente ai padri), che poi, su questa solida base, si svilupperà – ma solo dopo – attraverso la scuola e gli altri organismi sociali. A tale scopo, verrebbe selezionato e formato rigorosamente (con stage anche all’estero), attingendo tra gli psicologi, i pedagoghi, gli assistenti sociali, ecc., un piccolo esercito di 25.000-50.000 Assistenti-educatori a domicilio (sulla falsariga degli Health Visitor finlandesi), diretti secondo standard elevati di efficacia-efficienza-qualità e basandosi sul concetto di prevenzione, più semplice ed efficace e meno costoso degli interventi ex post. Per la copertura finanziaria (500 mln?), si potrebbero sia utilizzare risorse preesistenti, sia riorientare gli ingenti fondi attualmente (o almeno prima della crisi economica) spesi in progetti educativi inefficaci, mirati a bambini e bambine dai 6 anni in su (quando è già troppo tardi), gestiti da Regioni, Province, Comuni, organismi terzo settore, laici e religiosi, in tutte le Regioni italiane (!). Che cosa dovrebbero fare gli Assistenti-educatori? A mio avviso, principalmente, tre cose: 1. Educare che è l'amore incondizionato della madre e del padre il “mattone” fondamentale della personalità di un bambino, la materia prima per farne un individuo “forte”. Qualcuno obietterà: ma è necessario farli andare a domicilio? Io rispondo: sì, perché – come scrisse Michele Serra su "la Repubblica" e come l’esperienza insegna - “l’amore non è obbligatorio mai, nemmeno tra genitori e figli”. Solo un rapporto diretto, empatico è capace di “sciogliere” le non rare resistenze. 2. Educare ad impartire ai figli una disciplina congrua: né poca né troppa, a cui va aggiunta la trattazione di temi come: il rispetto delle regole, il senso civico, la propensione al rischio e l'abitudine negativa alla lamentela (la lamentela è peccato!). 3. Educare a dare un'informazione sessuale, o meglio, secondo Freud, in particolare per le bambine, una non repressione delle curiosità sessuali (ovviamente quando queste saranno esplicitate). Il resto, lo lascio decidere agli esperti. Aggiungo soltanto l’educazione alla lettura (cominciando da quella delle fiabe, fin dalla gravidanza), che è - non tutti lo sanno - una passione che si prende da piccoli, dopo è molto difficile. Sono le donne (madri) le artefici del loro destino di cittadine a tutto tondo e di quello dei figli. Su questa solida base, poi potrà essere sviluppato il lavoro della scuola.
  2. Monica Rispondi
    Dove posso trovare i dati di Val d'Aosta, Provincia autonoma di Trento e Provincia autonoma di Bolzano?