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  1. Piero Rispondi
    Una vera politica europea e' anche una politica monetaria fatta nell'interesse dell'Europa, ora fino ad oggi la politica monetaria e' stata fatta nell'interesse della Germania. Un'allentamento dei parametri, ora che la politica della spesa facile e' stata imbrigliata con il fiscal compact, sarebbe il più grave errore. Si tornerebbe alla politica della spesa senza controllo e all'anno sulla, solo itala a, dove la casta politica e' la più pagata del mondo. Al contrario per gli investimenti in infrastrutture, i singoli stati dovrebbero accedere agli eurobond, si potrebbe timidamente iniziare un percorso comune sul debito per rilanciare infrastrutture e quindi Pil e quindi lottare alla disoccupazione. Naturale che alla politica monetaria espansiva da attuare subito da parte della Bce, deve seguire un'integrazione fiscale, in difetto non penso che l'euro possa essere ancora accettata dai cittadini, vi sarà l'inevitabile rottura dell'area valutaria. L'intervento di politica monetaria non deve essere solo verbale come fino ad oggi fatto da Draghi, deve essere effettivo, penso che 1000 miliardi promessi non sono sufficienti, deve essere almeno triplicato, è realizzato in un arco di dieci anni, senza sterilizzazione degli effetti, si dovrà accettare l'inflazione anche superiore al 2% ( rientra nel mandato della Bce lo stesso, il tasso importante e' quello tendenziale, quindi se vi è un piccolo sforamento si dovrà continuare con la politica monetaria espansiva). Mentre la Bce effettua tale politica di intervento agli stati dovranno cominciare a procedere ad una integrazione fiscale che attualmente è' pari solo all'1% del Pil! si dovrà arrivare almeno al. 10% del Pil e il parlamento europeo dovrà avere più poteri per le scelte europee.
  2. Massimo Matteoli Rispondi
    I cittadini comuni dimostrano maggiore saggezza dei grandi soloni dei governi e delle istituzioni finanziarie. Eppure basta un pò di comune buon senso per capire che dalla crisi l'Europa può uscire solo unita, più solidale e più federale, e che i costi di una crisi dell'Unione o della Moneta Unica sarebbero enormi. E quasi sicuramente quelli economici non sarebbero nemmeno i più gravi. Alla vigilia di elezioni che sembrano dominate (almeno nell'immagine) da populisti della peggior specie, se non da veri e propri sciacalli della politica, questo articolo getta almeno una luce di speranza. Spero che ciascuno di noi con un voto consapevole il prossimo 25 Maggio la rafforzi.
  3. marco Rispondi
    Negli anni '60 da giovane informatico frequentavo il centro di calcolo dell'Euratom di Ispra e condividevo il grande entusiasmo e la fiducia nel futuro della cooperazione europea. Quarant'anni dopo mi sorprendo sempre più critico verso questa Europa forzata ad una unica moneta e a mille regole burocratiche vessatorie su tutto e tutti, con il risultato di essere sempre meno sopportabile dai cittadini. Siamo andati troppo avanti nelle imposizioni sul modo di vivere, di produrre beni, di mangiare quello che vogliamo, di regolare nei dettagli tutti gli aspetti della nostra vita. Le regole imposte dall'Europa stanno distruggendo la ricchezza delle nostre differenze, a vantaggio di che cosa? Si corre il rischio di un rigetto complessivo dell'Europa, perché non fare un passo indietro e tornare ad un livello di integrazione più accettabile e gradito da parte dei cittadini? Sarebbe più augurabile integrare invece di più ad esempio le forze armate ottenendo il risultato di una maggiore efficienza e minori spese per tutti i paesi, oppure, altro esempio, perché non insegnare la stessa storia nei licei europei per migliorare la conoscenza del passato ed educare meglio alla reciproca comprensione?
    • Maurizio Cocucci Rispondi
      Non comprendo cosa intende con "imposte dall'Europa". In primo luogo all'Europa apparteniamo anche noi e in secondo luogo tutti i vincoli ai quali probabilmente allude non provengono dall'Europa, ma da trattati discussi e sottoscritti dai vari capi di Stato o di governo. C'è una differenza notevole in questo. Al Parlamento Europeo vi sono 73 rappresentanti dell'Italia su un totale di 766, non burocrati provenienti dall'altra parte del mondo. Impariamo prima come è costituita l'Europa che critichiamo, quali sono le sue istituzioni, leggiamo quali sono i compiti e i poteri di ciascuna di esse altrimenti parliamo a vanvera.
  4. monica montella Rispondi
    Perché non pensare alla creazione di un’agenzia europea che faciliti il collocamento intraeuropeo o alla portabilità delle pensioni da anni in discussione? Mi piace l'idea perché non la proponiamo subito?