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  1. Enrico Rispondi
    Ottimo articolo, chiaro e lineare. Condivido l'analisi. Tra l'altro si evidenzia pienamente dove si sono incentrate le politiche sul reddito degli ultimi 10 anni: le pensioni (complici i sindacati e scelte elettorali basate sui numeri di un Paese che invecchia).
  2. maria maione Rispondi
    Non si può non condividere quanto chiaramente esposto nell'articolo. Lo stesso ceto medio-alto è stato colpito dalla crisi direttamente ed indirettamente per le condizioni in cui sono venuti a trovarsi i giovani e non tanto più giovani che operavano in determinati settori qualificati, con lauree e master. Posti persi per cui, non avendo appoggi politici od altro, hanno dovuto adattarsi a lavori o precari, a tempo determinato, perdendo ogni diritto acquisito. Ad esempio un quarantenne con lavoro da ricercatore con contratti a progetto, lasciato a casa per mancanza di fondi o per altri motivi che ci riportano a considerare un grave problema come quello di corruzione, se riescono a reinserirsi nel mondo del lavoro sono costretti ad accettare lavori anche più precari come borsisti per mesi o massimo un anno. L'unica fortuna: se hanno alle spalle una famiglia che si sostituisce ad un datore di lavoro; ma quelli che non godono di tale possibilità cosa fanno o chi garantisce loro una vita che sia almeno un po' dignitosa. La crisi non di certo si ripercuote su coloro che sono riusciti ad inserirsi a vita nel mondo del lavoro perché, non sempre meritevoli, sono i baciati dalla "fortuna".
  3. Elisabetta Rispondi
    Molto chiara la duplice lettura del fenomeno. La condivido in pieno. Apprezzo anche la immediatezzza e la chiarezza con cui è stato trattato un argomento il più delle volte inutilmente complessificato dagli addetti ai lavori.