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Cinque domande sul Def

Dopo l’approvazione del decreto Irpef riproponiamo alcuni nostri interventi sul tema e le cinque domande che abbiamo posto al Governo Renzi sul Def. Aspettiamo ancora una risposta.

I titoli sono quelli giusti: detassare il lavoro e tagliare la spesa, partendo dal dare buone esempio con manager e dirigenti pubblici. Nulla da ridire anche sul fatto di tassare il regalo fatto sotto il governo Letta alle banche con l’operazione quote Banca d’Italia. Sotto il dettaglio di quanto costerà alle singole banche.
Dietro a questi titoli ci sono molti dettagli importanti (spesso più dei titoli). Il tempo a disposizione per scrivere i provvedimenti, compresi i tagli di spesa che vanno sotto al nome di spending review si va esaurendo. Sugli sconti in busta paga non si può andare oltre il 18 aprile.
Nel frattempo ci accontenteremmo dunque di guardare ai saldi contemplati dal Documento di Economia e Finanza. E’ un documento molto lungo, con molto testo, molti box con freccette stile articolo di giornale e pochi dati. Rassicurante notare che il lungo elenco di azioni del piano nazionale delle riforme è coerente con gli annunci fatti il 12 marzo. Solo le scadenze sono un po’ più generose e forse più realistiche (vedi sotto).
Data la vaghezza del Def avremmo tante domande da porre. Ci limiteremo a quattro quesiti. Nel porli spieghiamo anche perchè sono importanti e non pignolerie. E forniamo risposte a crocette così da portare via meno tempo possibile a chi vorrà gentilmente risponderci:

1. A quanto ammontano complessivamente i tagli di spesa contemplati nell’ambito della spending review per il 2014?
4,5 miliardi
6 miliardi
9 miliardi

Nel DEF si fa riferimento a 6 miliardi di tagli provenienti dalla spending review. Nella conferenza stampa di presentazione del DEF si è invece parlato di 4,5 miliardi che andrebbero a finanziare l’operazione sul cuneo. In attesa di sapere in che cosa consistano questi tagli, viene da chiedersi se questi 6 (o 4,5) miliardi comprendano i 3 miliardi già contemplati dal governo precedente, di cui all’audizione del Commissario Cottarelli alla Commissione Bilancio della Camera o siano aggiuntivi rispetto a questi. La domanda è importante per capirne la fattibilità dei tagli. Secondo il commissario negli otto (ormai 7) mesi residui, i tagli tecnicamente fattibili non supererebbero i 3 miliardi da aggiungersi ai 3 già preventivati, per un totale, dunque di 6 miliardi. E non ci risulta che i provvedimenti (i tagli si fanno per lo più per legge non per semplice atto amministrativo) siano stati scritti.

2. Quanto costa a regime il taglio del cuneo fiscale?
10 miliardi
14 miliardi

Il Presidente del Consiglio nella conferenza stampa si è impegnato ad assegnare gli 80 euro al mese in busta paga da maggio anche ai cosiddetti incapienti. Questo fa salire il costo dell’operazione di 4 miliardi (1000 euro per 4 milioni di incapienti) rispetto ai 10 preventivati. Eppure il Governo (e il DEF) continuano a fare riferimento a 6,6 miliardi da coprire nel 2014 (dovrebbero essere più di 9 applicando pro-quota agli ultimi 8 mesi il bonus di 80 euro per un costo annuale di 14 miliardi). O forse si pensa di dare agli incapienti meno di 80 euro a testa?

3. Quanto del taglio del cuneo fiscale verrà finanziato con misure strutturali nel 2014?
al 100%
per più del 75%
per più del 50%
per più del 25%
per meno del 25%

Il governo si attende un forte stimolo alla crescita dal taglio del cuneo fiscale (più di mezzo di punto di pil a regime). Ma gli effetti espansivi di questa misura sono strettamente legati a come verrà attuata la riduzione del cuneo. In particolare conta se verrà percepita come permanente o temporanea (e il dubbio è legittimo dato che siamo in campagna elettorale) dalle famiglie. Il Governo si è a più riprese impegnato a trovare fin da subito coperture strutturali ma sin qui nelle conferenze stampa si è fatto riferimento soprattutto a provvedimenti che non sono strutturali, quali la tassazione al 26% (anzichè al 12%) delle plusvalenze sull operazione quote bankitalia (un’operazione tra l’altro a rischio infrazione), l’IVA sui pagamenti dei debiti della PA (che anticipa al 2014 entrate già previste nel 2015) e la regolarizzazione e rimpatrio dei capitali dall’estero.

4. È il decreto lavoro, che liberalizza i contratti a tempo determinato, la riforma strutturale del lavoro?
si
no

Le riforme strutturali sono fondamentali per rilanciare la crescita se non nell’immediato nel giro di qualche anno e per guadagnarsi margini di manovra a Bruxelles. Nella conferenza stampa di presentazione del DEF il Presidente del Consiglio ha sostenuto di aver rispettato l’impegno di riformare il mercato del lavoro a marzo e nel DEF in effetti si sostiene che la riforma volta a “rendere i contratti a termine più coerenti con le esigenze dell’attuale contesto occupazionale” è già stata fatta a marzo. Viene perciò da chiedersi se il jobs act consista unicamente nel decreto che liberalizza i contratti a tempo determinato. Un’altra possibilità è che lo scadenzario riguardi la data in cui i provvedimenti vengono approvati dal governo anzichè la data in cui entrano in vigore. Cattura

5. Il Def presenta un profilo tendenziale e uno programmatico per il disavanzo pubblico (indebitamento netto). Il dato programmatico è migliore di quello tendenziale per 0,2 punti di Pil nel 2015, 0,6 nel 2016, 2017 e 2018. L’unico dato programmatico è quello sul saldo: mancano indicazioni sull’andamento programmatico delle entrate e delle spese. E’ corretto ipotizzare che la differenza tra tendenziale e programmatico sarà colmata dalle nuove misure del Piano nazionale riforme 2014? Se sì, come mai, almeno per il 2015, i conti non tornano(c’è una differenza di quasi 2 miliardi)?

Cattura

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  1. Piero

    La manovra è giusta: si sposta ricchezza dai lavoratori improduttivi (riduzione della spesa pubblica) ai lavoratori del settore privato/pubblico e si migliora la produttività dell’amministrazione pubblica. La misura doveva essere collegata alla riduzione dei costi della politica, compensi politici parlamentari e regionali, loro privilegi, e costo del finanziamento dei partiti. In ogni caso seppur parziale la manovra è positiva, ma non risolve il vero problema italiano che oggi è come pagare il suo debito pubblico in valuta estera, solo quindi con politiche di bilancio, in presenza di un quadro recessivo e di bassa inflazione, anzi forse un quadro deflazionistico, sul punto non abbiamo una risposta n’è un’azione, anzi si dice facciamo le riforme e così possiamo competere e crescere e pagare il debito pubblico, non parliamo di dati, di più si dice combattiamo l’evasione e la corruzione, con i suoi frutti paghiamo il debito. La lotta all’evasione e corruzione va fatta a prescindere il debito, quindi non vedo dovere prevedere un gettito per pagare il debito, le riforme fanno crescere il Pil? sicuramente si, di quanto? Non è possibile spendere tale argomento per pagare un debito esistente, le riforme vanno fatte subito con decreto legge, quelle ordinarie, le altre con gli strumenti predisposti; le riforme daranno i frutti nel medio termine, oggi a breve termine per pagare il debito non abbiamo altre misure che le tasse, una patrimoniale che porta nelle casse dello stato 400 miliardi nei prossimi 4 anni, serve per rispettare gli impegni, penso che questa sia una manovra suicida che non farà mai nessun governo, visto anche l’elevata tassazione italiana in rapporto ai colleghi europei, la risposta al problema di come si paga il debito non è stata data.

  2. Enrico

    Da profano: ci sono state risposte? Qualcuno dei punti è stato chiarito? Sarebbe utile un aggiornamento alle 4 domande con le risposte (se disponibili).

    • Manuel

      Sulla questione degli incapienti mi sembra sia confermato che non rientrino nel bonus 80€.

  3. sante perticaro

    Io penso che il Def equivalga a una sorta di “lavori in corso”: è importante che abbia stabilito un metodo di lavoro, da riempire ancora di dati pregnanti.

  4. Marcello Degni

    Il Def con gli allegati supera le 1.400 pagine. Nella versione di atto parlamentare, dove è stato rilegato tutto insieme, il “mattone”presenta dimensioni e peso veramente rilevanti. Il problema non è solo estetico. Il Pnr ad esempio supera le 250 pagine, mentre quello tedesco, mi dicono, è intorno alle 30. Si tratta dell’indicazione delle priorità, l’aspetto essenziale dei documenti programmatici che, come spesso accade, è in Italia spesso confuso e indefinito. Per estrarre le questioni è necessario un lavoro faticoso, non sempre possibile. Il fatto che i file Pdf siano solo immagine (testi non modificabili e tabelle senza possibilità di effettuare calcoli) complica ulteriormente la possibilità di interagire.

    • Enrico

      Il formato Pdf con immagini rende anche impossibile la ricerca rapida, questo inficia la possibilità di capire dove sono le informazioni di interesse (a patto di leggerlo tutto). Ho notato la stessa cosa in altri documenti istituzionali (comunali ad esempio), non è che è voluto (proprio per renderli poco fruibili)?

      • Bruno Cipolla

        Qui il comune continua a martellare con migliaia di raccomandate postali cartacee con ricevuta di ritorno le imprese locali che sono per legge tutte dotate di PEC.

  5. Bruno Cipolla

    Le elezioni ci sono il 25 maggio, nel frattempo pubblichiamo ponderosi documenti PDF con immagini di testi così nessuno ci si raccapezza e riesce a capirne bene il contenuto.

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