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Il Punto

Tutti a discutere l’atteggiamento più o meno rigido della cancelliera dopo il viaggio a Berlino del premier Renzi munito della maglia del centravanti Gomez. Ma la rigidità ce la siamo creata da soli con l’inclusione nella Costituzione dell’obbligo di pareggio del bilancio. Una norma che sembra fatta apposta per essere violata. Forse meglio abolirla, già che siamo alle prese con i cambiamenti alla Costituzione.
Il decreto sul lavoro varato dal Governo è incompatibile con la legge delega sul contratto a tutele crescenti. Vediamo perché i datori di lavoro offriranno solo contratti a tempo determinato e i lavoratori non possono entrare in periodo di inserimento dopo tre anni di prova. Così aumenta il dualismo del nostro mercato del lavoro.
Una fotografia nitida e impietosa sullo stato del sistema formativo terziario in Italia quella che esce dal primo Rapporto sullo stato del sistema universitario e della ricerca redatto dall’Anvur. I dati dicono che, con quello che adesso si spende, i risultati sono poco incoraggianti: alla fine pochi laureati. Vediamoli in dettaglio.
Davvero Renzi riuscirà a mettere mille euro in più nella busta paga di tutti i lavoratori dipendenti che guadagnano meno di 25 mila euro lordi all’anno? Se fosse vero, oltre alle detrazioni Irpef, si dovrebbe trasferire un’imposta negativa ai redditi incapienti, quelli sotto 11.780 euro lordi. Costerebbe molto più di 10 miliardi. In attesa del testo del provvedimento, vediamo come può essere interpretato l’annuncio ad effetto.

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Renzi, il Jobs Act e la precarietà infinita*

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Norme sul lavoro sull’orlo della schizofrenia

  1. Piero

    Il pareggio del bilancio per i politici è un obbligo, non possono spendere i soldi che non hanno, è la cattiva politica a spendere debito: significa ipotecare le generazioni future, quindi ben venga il pareggio del bilancio. Ora per risolvere il problema che deriva dal passato, bisogna prendere atto che solo la leva monetaria può risolvere il problema; per questo motivo è stato un fallimento l’incontro di Renzi con la Merkel, si è parlato di tutto meno che della politica monetaria.

  2. Piero

    Leggendo qualche giornale oggi si parla della linea Renzi-Merkel: mi sembra di rivedere l’accordo Mussolini-Hitler. Ora questo portò alla distruzione dell’Italia, non vorrei che anche quello porti alla distruzione del tessuto economico delle nostre Pmi. Come inizio non c’è male, vediamo i primi tre mesi prima di dare il giudizio definitivo: se riduce i costi della politica (non lo ha fatto ancora), se riduce veramente la spesa pubblica (non lo ha fatto ancora), se rida fiato alle imprese con il credito (non lo ha fatto ancora), se fa le riforme (ha iniziato il percorso, vediamo), se riforma il fisco (ha iniziato con un provvedimento sulle buste paga, va bene come inizio ma deve essere più coraggioso e deve investire anche le imprese)…

  3. Piero

    A livello mediatico Renzi più si muove e più fa dei perfetti auto goal, in sede europea si dice in linea agli accordi del fiscal compact, torna in casa e dice che il 3% e’ stretto e dobbiamo pensare alla crescita e non più all’austerità, gli Italiani non sono sciocchi, Renzi deve essere coerente, deve puntare i piedi in Europa sulla politica monetaria attualmente seguita dalla Bce su ordine della Merkel, il sogno della moneta forte e’ sempre stato un dogma dei tedeschi, oggi in Europa non si può avere una moneta forte, i paesi meridionali ne stanno pagando le conseguenze, Renzi in sede europea si guarda bene di parlare di questo dogma, parla di riforme dell’Italia torna a casa con la “pacca sulle spalle” della Merkel e di Barroso, ieri Barroso già detto che sosterrà le riforme dell’Italia, che significa che Barroso ci da i soldi? Nulla di più falso e solo marketing di Renzi, per arginare in sede delle elezioni europee il successo dei paesi anti Europa ( come concepita dalla Merkel) e anti euro; chiaro che con questa premessa non ci si può aspettare la svolta, vedremmo.

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